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Il Premio Nobel per l’economia 2020 per gli studi sui meccanismi d’asta: dalla pratica alla teoria, andata e ritorno

I vincitori del Premio Nobel per l’economia 2020, Paul Milgrom e Robert Wilson dell’Università di Stanford, hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento per il loro contributo allo sviluppo della teoria delle aste e per aver inventato nuovi formati d’asta

di Elisa Innocenti
22 Ottobre 2020
in Attualità

Perché è così importante studiare le aste? I meccanismi d’asta sono utilizzati per allocare risorse limitate cercando di raggiungere determinati obiettivi, per esempio massimizzare il ricavo derivante dalla vendita di un’opera d’arte o dall’assegnazione di una concessione per l’utilizzo delle frequenze 5G, oppure per minimizzare la spesa per un appalto di forniture o lavori che prevedono un determinato livello di qualità. Non necessariamente l’interesse sociale di un meccanismo di gara si basa solo sul risultato economico ma anche sul fatto che una risorsa sia allocata a chi ne può ottenere un maggior valore o un contratto di fornitura sia assegnato a chi può produrre in modo più efficiente. In questo caso lo scambio conseguente all’esito dell’asta rappresenta un miglioramento sia tra i soggetti coinvolti che per la società.

Potrebbe apparire immediato pensare che chi valuta di più un bene se lo possa aggiudicare in una gara presentando un’offerta superiore a quella dei concorrenti e che questo risultato si possa ottenere sia utilizzando un’asta inglese come quelle per le opere d’arte in cui i partecipanti presentano rilanci successivi per superare l’offerta dei concorrenti o in un’asta in cui le offerte sono presentate in busta chiusa senza possibilità di effettuare rilanci.

Non sempre però questo è quanto riscontriamo nella realtà. Inoltre, anche nei casi più semplici in cui è conteso un unico bene, una gara che segue la procedura basata sui rilanci ed una con offerte presentate in busta chiusa possono portare ad esiti molto diversi.

Questa distinzione dipende dalla logica che seguono i partecipanti alla gara nel presentare le loro offerte che a sua volta dipende dall’informazione di cui dispongono per valutare l’oggetto dell’asta e dalle regole applicate nel meccanismo d’asta. Per esempio, se fossi interessato ad un quadro di un autore anonimo bandito in un’asta lo valuterei in base ai miei gusti ed alle mie disponibilità finanziarie e poco rilevante a tal fine sarebbe il valore assegnato al quadro da un’altra persona. In questo caso la valutazione sarebbe “privata ed indipendente” da quella degli altri concorrenti e qualora mi aggiudicassi la gara in un’asta inglese il quadro sarebbe attribuito a chi effettivamente ne ottiene maggior valore. Invece, se il quadro fosse di un’artista apprezzata e la mia scelta rappresentasse un puro investimento finanziario, allora il valore effettivo dell’opera d’arte non sarebbe orientato dai gusti personali ma rappresenterebbe un valore incerto basato sulla redditività di tale investimento dovuta alla rivalutazione nel tempo dell’opera e risulterebbe uguale al valore degli altri potenziali investitori che partecipano alla gara. In questo caso il bene presenterebbe una valutazione “comune” per tutti anche se i partecipanti alla gara avrebbero diverse stime più o meno ottimistiche rispetto all’effettiva redditività.

Questa distinzione relativa alla valutazione del bene oggetto della gara è alla base dell’analisi seminale che ha sviluppato Robert Wilson più di 50 anni fa. In un’asta il cui oggetto presenta un valor comune, spesso il vincitore col “senno del poi” non si compiace della vittoria ma finisce per maledire l’offerta che ha presentato. Questo fenomeno denominato “maledizione del vincitore” si verifica nella pratica e la teoria di Wilson ci spiega che sotto determinate condizioni a vincere non sarà chi presenta l’effettiva valutazione più elevata dell’oggetto della gara ma chi è più ottimista rispetto a tale valutazione. Per cui, salvo che il vincitore non detenga informazioni più precise rispetto ai concorrenti sull’effettivo valore dell’oggetto, questi scoprirà di aver plausibilmente sovrastimato tale valore e potrà finire per rimpiangere di aver vinto. Questo esito non è certamente desiderabile per le parti coinvolte nel processo, e neppure lo è dal punto di vista sociale.

Ne derivano alcune indicazioni per chi partecipa a gare con queste caratteristiche, la prima è che le offerte dovrebbero tenere in considerazione il rischio della maledizione del vincitore e quindi essere più caute per assicurarsi da tale evenienza. Inoltre, dal punto di vista del banditore risulterà preferibile convogliare per quanto possibile informazioni attendibili che possano ridurre l’incertezza nella valutazione dell’oggetto bandito ed utilizzare meccanismi d’asta che permettano ai partecipanti di raccogliere queste informazioni e farsi un’idea del valore che anche gli altri partecipanti attribuiscono all’oggetto. Certamente una semplice asta in busta chiusa che assegna l’oggetto alla migliore offerta non appare la soluzione ideale per questo problema. Questo ragionamento vale sia per gare in cui si vendono oggetti o allocano concessioni che per appalti di forniture o lavori, la maledizione del vincitore infatti è tra le possibili motivazioni sottostanti la presenza di offerte anomale tra quelle presentate dalle imprese partecipanti ad un appalto.

Valori privati e valori comuni rappresentano due casi polari rispetto alla varietà di valutazioni che possono caratterizzare i problemi reali. In una serie di lavori negli anni ’80 Paul Milgrom ha perfezionato l’analisi teorica delle aste permettendo di identificare quali ipotesi minimali sono necessarie per generare predizioni realistiche relative all’esito delle gare in contesti generali. Il contributo dei due premi Nobel in questa fase è stato di sposare la teoria astratta e rigorosa con il desiderio e la necessità di spiegare la realtà.

Già dagli anni ’80 l’interesse pratico si stava spostando verso il disegno di gare indirizzate all’allocazione di oggetti complessi e di elevato valore, anche con componenti a valor comune, ove l’obiettivo non fosse solo la massimizzazione del ricavo o la minimizzazione dei costi ma considerasse elementi di efficienza e promozione della concorrenza nei mercati. Per esempio, vari meccanismi, anche complessi e basati su diversi stadi di interazione tra i partecipanti, sono stati proposti ed in diverse varianti applicati a partire dal 1994 negli Stati Uniti e dal 2000 in Europa per l’allocazione delle frequenze dalla generazione 3G alla più recente 5G. Milgrom e Wilson non solo hanno contribuito al disegno delle gare per l’allocazione o la redistribuzione dei diritti di concessione per l’utilizzo delle frequenze nelle telecomunicazioni, ma hanno ideato meccanismi d’asta che sono stati utilizzati, per esempio, per l’allocazione dei titoli di debito pubblico o per individuare l’equilibrio di mercato tra domanda e offerta nei mercati elettrici.

Questi contributi allo studio dei meccanismi d’asta, assieme a quello di molti ricercatori di prestigio, hanno completato il cerchio virtuoso tra pratica e teoria.

Per approfondimenti si veda: https://www.nobelprize.org/prizes/economic-sciences/2020/summary/

 

Claudio Zoli

Professore di Scienza delle Finanze

Dipartimento di Scienze Economiche

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