Il tema delle sfide tra il linguaggio e le intelligenze artificiali è stato al centro della conferenza “Intelligenze (artificiali e lingue) impossibili”, tenuta da Andrea Moro, docente della Scuola normale superiore di Pisa e della scuola universitaria Iuss di Pavia, stata svolta nel Palazzo di Lingue dell’Università di Verona.
L’evento è inserito nel ciclo di incontri Digital spritz, giunto quest’anno alla sesta edizione. Si tratta di un’iniziativa del dipartimento di Lingue e letterature straniere, prima collegato al progetto di eccellenza Digital humanities, proseguito poi sotto l’egida dell’attuale progetto di eccellenza incentrato sulle Inclusive humanities.
Ad oggi, le digital humanities restano un ambito chiave della ricerca interdisciplinare – quanto mai centrali a seguito dei recenti sviluppi tecnologici – che ci mostrano la necessità di una migliore integrazione tra saperi umanistici e discipline scientifiche, destinati a confrontarsi sempre di più con le sfide derivate dall’intelligenza artificiale.
La prima edizione del Digital spritz è stata inaugurata nell’ottobre del 2019 con l’intervento di Franco Moretti, critico letterario e ideatore del concetto di “Distant reading” . L’iniziativa è poi proseguita negli anni con i contributi di vari esperti del settore, che hanno toccato argomenti come le edizioni digitali, il web semantico e l’intelligenza artificiale.
Andrea Moro, accademico dei Lincei, neuroscienziato e linguista italiano, è noto al pubblico non solo per la sua attività scientifica, ma anche come divulgatore e romanziere: ricordiamo in particolare i saggi I confini di Babele (2006); Parlo dunque sono (2012), I segreti delle parole (2022) scritto a quattro mani con Noam Chomsky e il recente Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri (2026). Il suo primo romanzo, Il segreto di Pietramala (2018), insignito del premio internazionale Flaiano, è stato seguito da Cinquantun giorni (2024).
Durante l’incontro del 4 marzo, Andrea Moro ha messo in evidenza la differenza tra i processi che stanno alla base della produzione linguistica nel cervello umano e quelli “all’interno” di un Large language model (Llm) – come Chatgpt – e ha mostrato come il cervello sia in grado di individuare le lingue impossibili e scartarle, mentre un Llm è in grado di produrle attivamente.
Il sottotitolo dell’ultimo saggio dedicato da Andrea Moro al De rerum natura di Lucrezio “L’universo spiegato con l’alfabeto” , spinge a riflettere su quanto sia necessario tornare a discutere su temi fondamentali, ripartendo proprio dai grandi classici e conferma l’importanza di questi incontri, come momenti di riflessione e analisi di una realtà sempre più condizionata dalle nuove tecnologie e dalla capacità di sfruttarle in modo efficace.
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