La cardiomiopatia è la principale causa di morte nei giovani adulti affetti da anemia falciforme, e il meccanismo responsabile di questa condizione rimane ancora poco chiaro. Uno studio scientifico condotto dall’università di Verona, coordinato da Lucia De Franceschi del dipartimento di Ingegneria per la medicina dell’innovazione (DIMI), ha fatto luce su questo problema ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Blood”.
Lo studio, nato dal progetto Telethon GPP20116, ha visto la collaborazione di Antonio Recchiuti dell’università di Chieti e Pescara, Maria Monti dell’università Federico II di Napoli e, dalla Harvard Medical School, Carlo Brugnara e C. Sheran, esperti internazionali di meccanismi pro-risolutivi. La ricerca, di respiro internazionale, si è articolata in due fasi principali: un primo approccio integrato, seguito da una fase di validazione con metodologie avanzate in un modello murino per l’anemia falciforme.
La ricerca ha identificato nell’infiammazione “non risolta” la causa principale dello sviluppo della cardiomiopatia legata all’anemia falciforme. Inoltre, sono stati individuati nuovi potenziali target farmacologici in un modello murino per l’anemia falciforme. “Questi target sono stati in seguito validati in un contesto di danno miocardico acuto, simile a quello osservato nei pazienti con anemia falciforme durante eventi vaso-occlusivi acuti – spiega de Franceschi. La somministrazione della resolvina 17RVD1 prima dello stress acuto si è dimostrata protettiva contro la disfunzione miocardica acuta e ha prevenuto il rimodellamento patologico cardiaco, responsabile della progressione verso lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione conservata”.
I risultati del progetto ampliano le conoscenze sui meccanismi di questa malattia estremamente invalidante e aprono nuovi scenari terapeutici. “La collaborazione con Fondazione Telethon ci ha permesso di fare importanti progressi in una malattia rara come l’anemia falciforme – aggiunge de Franceschi. Il progetto, finanziato da Fondazione Telethon e in linea con la vocazione innovativa del nostro dipartimento (Dimi), ha utilizzato tecnologie all’avanguardia e ha ottenuto risultati significativi che aprono nuove prospettive terapeutiche ancora da validare, ma che rappresentano un promettente orizzonte di ricerca futura con potenziali applicazioni cliniche. Il trattamento con resolvine stabili o lipidi pro-resolutivi specializzati potrebbe essere valutato in sperimentazioni pre-cliniche, con la possibilità di un futuro trasferimento in ambito clinico – conclude la professoressa. La stretta collaborazione con Fondazione Telethon è stata fondamentale per concretizzare i progressi nella ricerca su malattie rare come l’anemia falciforme”.
Sara Mauroner