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Anoressia, sintomo di un malessere profondo

Agostino Portera, Riccardo Dalle Grave e Annamaria Giarolo hanno affrontato il tema dell'anoressia

di univr
6 Dicembre 2010
in Senza categoria
da sinistra Riccardo Dalle Grave

da sinistra Riccardo Dalle Grave

Un corpo che scompare è un corpo che chiede aiuto. È ciò che è emerso durante il seminario “Anoressia e disturbi alimentari come bisogno d'amore?” presentato alla Società letteraria di Verona dal Centro Studi interculturali. Accanto ad Agostino Portera e Riccardo Dalle Grave, che hanno affrontato il problema da un punto di vista professionale, ha preso la parola Annamaria Giarolo, autrice del libro'Oltre la fame', recente romanzo in parte autobiografico edito da “Il Filo”. A mediare gli interventi è stata Alessia Rotta, giornalista di Telearena.

Il tema. Troppo spesso si associa l'anoressia al desiderio delle ragazze di essere come la velina che compare in TV o la modella che sfila in passerella esibendo gambe snelle e chilometriche. E ancora, spesso si pensa che i disturbi alimentari non siano vere e proprie malattie ma solo dei capricci, delle manie che “col tempo passeranno”. Non si capisce che dietro il rifiuto del cibo può nascondersi qualcosa di più profondo, di più intimo, qualcosa che va oltre la volontà e che può in molti casi prendere il sopravvento sulla persona.

Scrivere a scopo terapeutico. Ha raccontato in prima persona la malattia Annamaria Giarolo, insegnante di scuola primaria, laureata in Scienze della formazione e autrice del libro “Oltre la fame”, presentato durante la conferenza. Alla domanda posta da Rotta sul perché di questo libro la scrittrice ha aperto le porte sul suo dramma personale: “Intorno ai 15 anni ho deciso di non mangiare più e un anno dopo ho deciso di mangiare ancora”.Questa la semplice spiegazione di Giarolo che dopo 25 anni riesce a parlare della malattia senza esitazioni, dando parola a una realtà che per molti è considerata tabù: “Adesso ne parlo tranquillamente. So che ci sono passata e per me non è più un segreto. È una malattia ma considerarla tale è stato difficilissimo ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere un libro, per dare una speranza a tutte le ragazze che si trovano in questa situazione”. L'autrice ha poi spiegato l'importanza che ha avuto per lei scrivere e pubblicare:“Per me scrivere ha avuto un valore terapeutico, liberatorio; mi ha permesso di portar fuori cose che dentro avevano un valore eccessivamente distruttivo. La pubblicazione mi ha dato modo di condividere la mia esperienza e far capire alle ragazze che il dramma che stanno vivendo si può superare e si può tornare a star bene con se stessi e con gli altri. Ho scelto la prima persona perché permette una maggior immedesimazione sia per chi scrive che per chi legge. Nonostante  molti dei fatti narrati non siano realmente accaduti, ciò che più mi avvicina alla protagonista sono le emozioni che io stessa ho provato e che mi hanno permesso di portare alla luce sentimenti estremamente forti”.

I disturbi dell'alimentazione. Come ha spiegato Riccardo Dalle Grave, endocrinologo e psicoterapeuta della casa di cura Villa Garda, i disturbi dell'alimentazione sono principalmente due: l'anoressia nervosa, ovvero la perdita di peso in seguito alla cessazione dell'assunzione di cibo e la bulimia nervosa, che consiste in abbuffate ricorrenti seguite da comportamenti compensatori. Entrambi sono dovuti ad una eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo. Non è sempre facile riconoscerli: “La discussione su come definire un disturbo dell'alimentazione è ancora aperta – ha spiegato Dalle Grave -. I punti sui quali tutti sono d'accordo non sono molti: innanzitutto deve essere un disturbo persistente e riguardare anche altri comportamenti finalizzati al controllo del corpo; in secondo luogo deve essere di gravità clinica e deve creare danno nella persona non solo a livello fisico ma soprattutto psicosociale – ha proseguito Dalle Grave -. Un'altra area in cui stiamo confutando tutta una serie di teorie semplicistiche è la ricerca sulle cause: sappiamo che c'è una predisposizione genetica ai disturbi legati al cibo e ci sono inoltre tutta una serie di caratteristiche della personalità quali depressione, ansia, perfezionismo, bassa autostima che facilitano la propensione alla malattia”. Oggi esistono terapie che possono portare a una guarigione nel 60 – 70% dei pazienti in 10 – 15 anni. Purtroppo, il 20 % dei pazienti non risponde a nessun trattamento e il 10% va inevitabilmente incontro alla morte. “ Un fattore positivo – ha concluso Dalle Grave – è che negli adolescenti questi disturbi sono considerati patologie benigne, e se presi in tempo, hanno un tasso di guarigione molto rapido ed elevato”.

La cultura delle modelle. È intervenuto anche Agostino Portera, direttore del Centro studi interculturali dell'università di Verona e docente di pedagogia, che ha fatto una riflessione sulla prevenzione. Se prendiamo in considerazione le cause ambientali ci accorgiamo subito che la società in cui viviamo propone un ideale di bellezza talvolta diseducativo: “La cosiddetta cultura delle modelle, dal mio punto di vista, è un grande problema nella nostra società e bisognerebbe investire di più nel settore della comunicazione"ha detto Portera. Questa cultura porta facilmente le ragazze ad avere una bassa autostima, ad elaborare un'identità debole, a ricercare continuamente l'approvazione altrui. “Proprio perché è sempre più difficile in una società multiculturale assumere delle identità stabili, la pedagogia può agire aiutando le ragazze in questo difficile cammino”.

Un grido d'aiuto. “Nei giovani il bisogno d'amore è un bisogno molto forte e spesso l'anoressia è il chiaro sintomo di una mancanza affettiva – ha proseguito Portera–. Le ragazze colpite da questa malattia arrivano a pensare che mangiando poco possono ricevere più attenzione da parte dei genitori. Il problema nasce quando questi stratagemmi superano il limite portando a conseguenze drammatiche”. Come ha spiegato Giarolo “è molto difficile per chi è colpito dall'anoressia ammettere di avere un problema, fortunatamente però il corpo parla ed esprime emozioni che le parole non riescono a fare”.

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