Un farmaco già utilizzato in clinica potrebbe offrire nuove prospettive terapeutiche per la sindrome di Leigh a trasmissione materna (Mils), una rara e grave malattia genetica che colpisce il sistema nervoso. È quanto emerge da uno studio internazionale, cui ha partecipato l’università di Verona, pubblicato sulla rivista scientifica Cell, che attraverso lo screening di oltre 5.500 farmaci già approvati ha individuato nel Sildenafil un possibile trattamento capace di rallentare la progressione della patologia.
La ricerca è stata condotta dal consorzio europeo Curemils, coordinato da Alessandro Prigione della Heinrich Heine University di Düsseldorf e finanziato dall’European Joint Programme on Rare Diseases con 2,4 milioni di euro. Allo studio hanno partecipato 77 ricercatori provenienti da numerosi centri internazionali, tra cui anche l’università di Verona.
Tra gli autori dello studio figura Emanuela Bottani, ricercatrice del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica dell’ateneo scaligero, che ha contribuito come autore corrispondente. Allo studio hanno, inoltre, contribuito diversi ricercatori dell’università: Giulia Pedrotti, dottoranda del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento, Chiara Santanatoglia ed Enrica Cappellozza del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica, Francesco De Sanctis e Annalisa Adamo del dipartimento di Medicina e Ilaria Decimo, docente di Farmacologia.
Il progetto ha coinvolto numerosi istituti e università internazionali, tra cui l’Istituto neurologico Carlo Besta e l’Università di Milano, la Heinrich Heine University e l’University Hospital Düsseldorf, la Charité di Berlino e il Fraunhofer Institute for Translational Medicine and Pharmacology, oltre ad altri centri di ricerca in Germania, Austria, Finlandia, Paesi Bassi, Polonia, Grecia e Stati Uniti.
La sindrome di Leigh è una rara malattia neurodegenerativa causata da difetti nei mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione di energia. Colpisce soprattutto il sistema nervoso e si manifesta generalmente nei primi anni di vita con sintomi neurologici progressivi, tra cui difficoltà motorie, perdita delle capacità acquisite e problemi respiratori. Nella forma a trasmissione materna (Mils) la malattia è causata da mutazioni nel DNA mitocondriale ereditato dalla madre. Attualmente non esistono terapie risolutive e le opzioni di trattamento sono limitate.
Per individuare possibili trattamenti, i ricercatori hanno utilizzato cellule della pelle di pazienti affetti dalla malattia, riprogrammate in cellule staminali e poi differenziate in precursori neurali. Questo modello cellulare è stato utilizzato per testare oltre 5.500 farmaci già approvati dalla Food and Drug Administration (Fda). Tra i candidati emersi, i ricercatori hanno selezionato il Sildenafil, già approvato anche per uso pediatrico.
I risultati mostrano che il Sildenafil è in grado di rallentare la progressione della malattia e di stimolare la neurogenesi nelle cellule e negli organoidi derivati dai pazienti. Nei sei pazienti trattati si è osservato inoltre un miglioramento significativo delle condizioni cliniche.
L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha già riconosciuto al Sildenafil la Orphan Drug Designation per la sindrome di Leigh. Sono ora in corso studi clinici per valutarne sicurezza ed efficacia su un numero più ampio di pazienti.
“Con oltre 5.500 farmaci testati – spiega Emanuela Bottani – questo rappresenta il più ampio screening farmacologico mai condotto per la sindrome di Leigh. Oggi possiamo indicare un trattamento con una concreta rilevanza clinica per i pazienti affetti da questa grave patologia”.
Elisa Innocenti





























