Come si sono trasformate nel tempo le lingue indoeuropee? E quali strutture grammaticali possiamo ricostruire anche in assenza di testi scritti? A queste domande risponde un nuovo progetto di ricerca che porta al centro dell’attenzione la sintassi comparativa, uno degli strumenti più potenti per comprendere il cambiamento delle lingue all’interno di una famiglia linguistica.
A guidarlo è Paola Cotticelli, docente del dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona, tra le vincitrici del recente bando del Fondo italiano per la scienza (Fis 3). Il progetto, intitolato Comparative syntax of indo-european subordination (Cosisu), si propone di analizzare in chiave comparata le strutture di subordinazione delle lingue indoeuropee antiche, con l’obiettivo di ricostruire fasi e configurazioni linguistiche non direttamente attestate.
Lo studio, finanziato con 1 milione e 509 mila euro per una durata di 5 anni, sarà condotto all’interno del dipartimento dell’ateneo veronese.
Professoressa Cotticelli, quali sono gli obiettivi della sua ricerca?
L’obiettivo principale è offrire uno studio comparato delle diverse strutture utilizzate per esprimere la subordinazione sintattica in tutte le lingue indoeuropee antiche. Attraverso questa analisi sarà possibile tracciare un quadro più preciso del mutamento linguistico e porre le basi per la ricostruzione di fasi e strutture non attestate.
Si tratta di un desideratum nella linguistica storica e nell’indo-europeistica: colmare le lacune lasciate dalla documentazione scritta e ricostruire, con strumenti rigorosi, aspetti fondamentali della grammatica delle lingue del passato.
Che cosa rappresenta per lei ottenere questo finanziamento?
È una grande soddisfazione, anche perché si tratta di un progetto altamente competitivo nel panorama attuale: in questa tornata sono stata l’unica linguista a ottenere il finanziamento.
Il sostegno del FIS mi permetterà inoltre di costruire un team di ricerca solido, composto da sei ricercatori post-doc e due dottorandi, una struttura indispensabile per affrontare uno studio complesso come questo. Il progetto consentirà di portare a compimento una parte importante delle mie ricerche precedenti e, al tempo stesso, di aprire nuove prospettive di indagine.
Alla luce della sua esperienza, se dovesse dare un solo consiglio a chi sogna di fare ricerca, quale sarebbe?
Nel corso di diversi decenni ho avuto l’opportunità di ottenere vari finanziamenti, spesso condivisi con altre sedi, che mi hanno permesso di rimanere sempre nel vivo della ricerca. Questo progetto, in particolare, è individuale e rappresenta una grande soddisfazione.
A chi desidera intraprendere questo percorso direi di rimanere fedeli a sé stessi, di non perdere il coraggio e di coltivare entusiasmo e perseveranza, anche nei momenti più difficili.
SM
























