Una persona su otto ha sofferto di un problema di salute mentale nel corso della vita. I disturbi ansioso-depressivi sono i più frequenti e i giovani adulti rappresentano una delle fasce più colpite, anche se oggi mostrano una maggiore disponibilità a parlare delle proprie difficoltà. Tra i primi segnali da osservare ci sono i cambiamenti rispetto al comportamento abituale: una maggiore tendenza all’isolamento, una riduzione delle attività quotidiane o una minore disponibilità a stare con gli altri.
Di questo si è discusso giovedì 8 ottobre nella hall del policlinico di Borgo Roma, durante l’Info Point organizzato dall’Azienda ospedaliera universitaria in occasione della Settimana della salute mentale, in programma dal 5 all’11 ottobre. L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata mondiale della salute mentale promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità il 10 ottobre, e valorizza il ruolo del Centro Oms per la ricerca in salute mentale dell’Università di Verona, collaboratore dell’Oms dal 1987.
La Settimana è stata promossa dall’Unità operativa complessa (Uoc) Psichiatria B, diretta da Corrado Barbui, che guida anche il dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento universitario, insieme all’Uoc Psichiatria dell’Ulss 9 Scaligera e all’associazione dei familiari.
“La presenza congiunta dell’Università di Verona e dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata testimonia un legame fondato su persone, competenze e responsabilità condivise – ha sottolineato la rettrice Chiara Leardini – Ricerca, formazione e assistenza concorrono insieme a migliorare la cura e a produrre nuova conoscenza”.
Per l’ateneo, ha aggiunto la rettrice, la salute mentale riguarda anche la possibilità di studiare, lavorare e partecipare alla vita della comunità. “Lavoriamo per costruire contesti capaci di accogliere le fragilità di studentesse e studenti, contrastare l’isolamento e favorire il benessere. In questo percorso, chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un gesto di consapevolezza di sé e di cura della propria persona”.
L’incontro ha evidenziato il ruolo dell’Università di Verona all’interno dell’azienda ospedaliera universitaria. La collaborazione tra ateneo e ospedale integra ricerca, formazione e assistenza e coinvolge il dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento, la Scuola di specializzazione e i servizi clinici rivolti alle persone con disturbi psichici.
Barbui ha richiamato la necessità di riconoscere i problemi per tempo. “Il primo obiettivo di questa iniziativa è far emergere i problemi di salute mentale: vanno riconosciuti e affrontati per tempo. Esistono percorsi per stare meglio e superare queste difficoltà, ma dobbiamo ancora superare stigma, imbarazzo e vergogna”.
Secondo Barbui, il principale campanello d’allarme è il cambiamento. “Quando una persona, rispetto al suo carattere abituale, appare diversa, magari meno attiva, con meno voglia di stare con gli altri o più isolata, può esserci un segnale di disagio emotivo. Potrebbe trattarsi di un periodo passeggero, ma questi cambiamenti vanno riconosciuti e monitorati. Se necessario, si può chiedere aiuto”.
“La salute riguarda tutti noi – ha detto il direttore generale dell’Aoui Verona Paolo Petralia – Quando si parla di salute mentale dobbiamo abbattere lo stigma che accompagna il disagio e imparare a prenderci cura prima ancora di curare. Il benessere nasce anche dalle relazioni quotidiane e dall’azione dei familiari e dei caregiver”.
SM con il contributo di Aoui Verona Stampa
























