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Progetto Alpilink: nasce l’audio mappa digitale dei dialetti del nord

Oltre 200mila i contributi già raccolti grazie alla partecipazione di 1731 persone

di Elisa Innocenti
5 Febbraio 2024
in Ricerca e innovazione, Video

Il progetto AlpiLinK vede in rete cinque atenei italiani impegnati a documentare 18 varietà linguistiche con il coinvolgimento degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, ma anche di tutti i cittadini, invitati a partecipare registrando i loro audio attraverso la piattaforma dedicata. Una mappa interattiva open con migliaia di file audio, registrati dai cittadini, in 18 dialetti e lingue minoritarie darà vita alla più grande banca dati digitale mai realizzata dedicata allo studio, alla documentazione e alla ricerca sui dialetti e le varietà linguistiche con status di lingua minoritaria parlate nelle regioni del Nord Italia. Questo uno degli output più significativi attesi dal progetto AlpiLinK – Lingue Alpine in contatto, sviluppato dalle università di Verona, Trento, Bolzano, Torino e Valle d’Aosta e finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca come progetto di ricerca di rilevante interesse nazionale.

Guarda qui le videointerviste

Il percorso, che si concluderà nel 2025, si pone l’obiettivo di offrire un contributo molto significativo alla conoscenza dei dialetti e rappresenta al tempo stesso l’occasione per sperimentare un nuovo modello partecipativo di ricerca, che fa leva sul coinvolgimento dal basso, in modalità crowdsourcing, dei cittadini dei territori oggetto del progetto, ma anche delle scuole e degli enti locali. Tutte le persone che parlano un dialetto possono infatti contribuire direttamente alla ricerca attraverso il sito di AlpiLinK compilando in pochi minuti l’audio-sondaggio dedicato in cui viene proposto all’utente di utilizzare il proprio dialetto o la propria lingua per descrivere cosa accade in una scena o per tradurre le frasi o parole indicate.

Una “mappatura” che vede il contributo anche delle scuole, con percorsi di formazione rivolti ai docenti e incontri nelle classi con i ragazzi delle secondarie di secondo grado, poi coinvolti nella raccolta degli audio attraverso interviste rivolte in particolare ad anziani del proprio territorio di riferimento. Ben 23 le scuole fino ad ora coinvolte, per un totale di 559 studenti e 79 insegnanti.

Friulano, veneto, trentino, ladino, lombardo, piemontese, francoprovenzale, occitano, walser, cimbro, mòcheno, sappadino, saurano, timavese, tirolese, resiano, tedesco e sloveno della Val Canale: queste le varietà linguistiche, germaniche, romanze e slave, interessate dalla ricerca. I primi audio raccolti sono già accessibili a tutti attraverso il sito di AlpiLinK e andranno ad affiancarsi alla mappa geografica interattiva del progetto VinKo, disponibile online, di cui AlpiLinK rappresenta lo sviluppo, l’evoluzione e la continuazione: visualizzando la mappa è possibile selezionare la località geografica di proprio interesse e ascoltare gli audio collegati.

Sono 201mila le registrazioni raccolte al 31 dicembre 2023 dai due progetti grazie al contributo di 1731 persone da Valle D’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia. Un suggestivo collage di suoni e di voci di persone di ogni età ed estrazione sociale. Si va dai dialetti più diffusi, come quelli veneti, alle lingue minoritarie conosciute ormai da un ristretto numero di persone come il saurano, parlato da 200 dei circa 400 attuali residenti nel comune di Sauris in provincia di Udine, e il mòcheno, lingua di un’isola linguistica germanica diffusa soltanto nei tre comuni trentini di Palù del Fersina, Fierozzo e Frassilongo.

Un corpus imponente di documenti audio che – oltre a contribuire allo studio e alla ricerca sui dialetti – offre informazioni preziose ai ricercatori per la comprensione dell’evoluzione delle lingue parlate e può rappresentare al contempo uno strumento di divulgazione nelle scuole e nelle comunità locali.

Ben 26 i ricercatori dei cinque atenei coinvolti nel progetto, coordinato da Stefan Rabanus, docente di Linguistica tedesca dell’università di Verona, ente capofila. All’attività di raccolta dati e studio i ricercatori affiancano un’attività di divulgazione attraverso la partecipazione, nell’ambito del progetto, a seminari, workshop ed eventi pubblici dedicati al tema del multilinguismo.

«La possibilità di studiare le lingue a partire dall’ascolto e dalla comparazione degli audio anziché su trascrizioni – spiega Rabanus – che da quasi vent’anni si occupa di multilinguismo e della trasformazione delle lingue minoritarie del Nord Italia – sta aprendo prospettive importanti e ci ha già permesso di fare passi avanti significativi sul fronte della ricerca. Questo progetto consente inoltre di valorizzare i dialetti e le varietà linguistiche locali come parte del nostro patrimonio culturale, attraverso la raccolta, la conservazione e la messa a disposizione di tutti di fonti orali preziosissime che altrimenti rischierebbero di andare perse».

Un esempio concreto

L’ingente materiale raccolto viene rielaborato e utilizzato anche a scopo didattico e divulgativo, per avvicinare alla conoscenza delle varietà linguistiche. Un esempio significativo è rappresentato dalla curiosa e divertente “mappa” creata dal professor Rabanus per rappresentare le diverse tipologie con cui viene espresso il concetto di “ragazza” nei dialetti del Veneto e del Trentino-Alto Adige.

Si va dal classico e diffusissimo tosa utilizzato principalmente nel Padovano, nel Trevigiano e nel Vicentino al veronese putela, al fiola più impiegato nel Veneziano fino al ragasa o ragaseta utilizzato a macchia di leopardo, al mula tipico di alcune aree del bellunese e al ladino pizzola. Interessante anche l’analisi dei diminutivi, come tosata, toseta, tosatela, tosatiela per tosa, molto utilizzati in tutte le aree geografiche e buteleta che ritroviamo nel Veronese.

Passando alle lingue minoritarie tedesche, in Alto Adige l’espressione più diffusa risulta madl con la sua variante madele; si ritrova con una certa frequenza, specie a Bolzano e nelle aree più orientali della provincia, anche gitsche. In alcune isole linguistiche tedesche del Trentino, dell’Alto Vicentino e del Friuli ricorre invece il termine diern ripreso dal tedesco medievale.

L’invito a contribuire al progetto attraverso il sito è aperto.

 

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