Il tumore al pancreas è tra le neoplasie più aggressive e con le prospettive terapeutiche più limitate. Comprendere come le cellule tumorali riescano a sopravvivere agli stress e a eludere i meccanismi di morte programmata è oggi una delle sfide più urgenti della ricerca biomedica. In questa direzione si colloca il nuovo progetto di Alessandra Fiore, ricercatrice del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona, tra le vincitrici del bando del Fondo Italiano per la Scienza (Fis 3).
Il progetto, dal titolo “Sfruttare il metabolismo bioenergetico per superare la resistenza alla ferroptosi nel cancro pancreatico”, sarà finanziato con 1 milione e 281 mila euro e verrà condotto all’interno del dipartimento dell’ateneo.
Dottoressa Fiore, quali sono gli obiettivi della sua ricerca?
Il progetto si propone di sviluppare nuove strategie terapeutiche per il tumore al pancreas, una delle forme di cancro più difficili da trattare. La ricerca si concentra sul metabolismo delle cellule tumorali e sui meccanismi che consentono loro di sopravvivere a condizioni di stress e di sfuggire alla morte cellulare programmata, in particolare alla ferroptosi.
Comprendere in profondità questi processi è fondamentale per individuare nuovi bersagli terapeutici e sviluppare approcci in grado di superare la resistenza delle cellule tumorali. L’obiettivo finale è aumentare la sensibilità del tumore ai trattamenti e migliorare l’efficacia delle terapie esistenti.
In prospettiva, il progetto mira ad aprire la strada a strategie più mirate e personalizzate, capaci di adattarsi alle caratteristiche specifiche di ciascun paziente. In questo senso, la ricerca non punta solo a colpire il tumore in modo più efficace, ma anche a fornire strumenti concreti per una medicina di precisione che unisca innovazione scientifica e benefici reali per i pazienti.
Che cosa significa per lei ottenere questo finanziamento?
Rappresenta un traguardo importante e un forte incoraggiamento a proseguire nel mio percorso di ricerca. Mi offre la possibilità di dedicarmi pienamente al progetto e di provare a realizzare un’idea in cui credo profondamente, con il potenziale di avere un impatto concreto.
È anche un riconoscimento del lavoro svolto finora, che mi motiva a dare il massimo e a continuare anche di fronte alle difficoltà che inevitabilmente fanno parte della ricerca.
Alla luce della sua esperienza, se dovesse dare un solo consiglio a chi sogna di fare ricerca, quale sarebbe?
Non perdere mai la curiosità e la passione per ciò che si fa. La ricerca è fatta di sfide, fallimenti e momenti di frustrazione, ma è anche estremamente gratificante quando un’idea prende forma. Credere nelle proprie intuizioni, saper lavorare in squadra, essere costanti e imparare dagli errori sono elementi fondamentali per trasformare una semplice curiosità in risultati concreti.
SM
























