L’aula Messedaglia del Chiostro S. Maria delle Vittorie ha ospitato l’incontro Giorno del Ricordo 2026. Dopo il Trattato di Osimo (1975). Italia e Slovenia tra memorie divise e frontiere che scompaiono, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza degli sviluppi storici seguiti ai tragici eventi relativi alla giornata.
L’evento, co-progettato con il comune di Verona, è stato moderato da Giovanni Bernardini, docente di Storia contemporanea dell’Università di Verona, con la partecipazione di Borut Klabjan, consigliere scientifico del centro di ricerche di Koper-Capodistria, e di Benedetto Zaccaria, docente dell’Università di Padova. Si è aperto un dibattito su storia, memoria ed eredità del confine orientale, al fine di promuovere uno stimolo di approfondimento e di costruzione di relazioni e di trovare gli strumenti per lavorare sulle testimonianze scritte.
Nel 2025 è ricorso il cinquantesimo anniversario della firma del trattato di Osimo, che ha definito il confine tra Italia e Jugoslavia, l’attuale Slovenia. “Da quel momento sono iniziati dibattiti e polemiche sul trattato – ha spiegato Giovanni Bernardini – che hanno rinfocolato un conflitto di memorie, che ancora oggi sono in parte divise”.
La parola è passata a Benedetto Zaccaria, che ha sottolineato i termini chiave dell’incontro: memoria e frontiere. Il docente ha spiegato come l’idea di fondo del trattato fosse quella di superare gli errori del fascismo e chiudere il capitolo della Seconda guerra mondiale. “Il trattato è più che un trattato bilaterale che definisce una frontiera: è un trattato di alleanza, che va oltre la semplice spartizione dei confini. Stabilisce un mutuo sostegno politico tra due Paesi, che stavano affrontando una crisi interna – ha sottolineato il docente -. È un trattato che crea uno spirito. C’è una storia di riconciliazione locale. Non c’è stata la volontà di negare una tragedia”.
“Le trattative per la firma dell’accordo erano avvolte nella massima segretezza – ha ricordato Borut Klabjan -. Alla firma formale degli accordi seguì la pubblicazione della maggior parte dei documenti con la volontà di mostrare all’opinione pubblica che la questione del confine era definitivamente risolta. Si guardava in avanti per una collaborazione”.
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