Sviluppare un nuovo modello di cura multidisciplinare per migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da Chronic Kidney Disease (Ckd), ovvero malattia renale cronica, promuovendo l’utilizzo della dialisi peritoneale (dp) a domicilio. È questo l’obiettivo di Italian remote exercise in nephrology (I-rene), coordinato da Federico Schena, docente di Scienze delle attività sportive del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento, e finanziato dal bando Fesr 2021-2027 della Regione Veneto. Il progetto aiuterà i pazienti a recuperare la propria autonomia e funzionalità motoria, proponendo trattamenti domiciliari e percorsi di esercizio.
Nell’attività di ricerca saranno coinvolti, inoltre, Federica Canzan, docente di Infermieristica, Pietro Manuel Ferraro, docente di Nefrologia, e Cantor Tarperi, docente di scienze motorie.
Professor Schena, da quali esigenze nasce il progetto?
I-rene nasce dalla necessità di affrontare tre aspetti fondamentali e tra loro collegati. Prima di tutto, la diffusione della Ckd in Veneto, che riguarda soprattutto le persone anziane e i più fragili. A ciò si aggiunge il limitato utilizzo della dialisi peritoneale (dp) svolta a domicilio, e la scarsa presenza di programmi di attività fisica nei centri di nefrologia, nonostante le raccomandazioni delle Linee guida. Con il progetto I-rene vogliamo dimostrare come integrare l’esercizio fisico nella routine nefrologica non sia solo una scelta innovativa, ma una decisione basata su solide evidenze scientifiche e in linea con le politiche che promuovono l’invecchiamento attivo e in salute.
Può dirci qual è l’obiettivo del progetto I-rene?
La ricerca ha l’obiettivo di sviluppare un modello multidisciplinare, che metta insieme nefrologi, infermieri e chinesiologi, integrando la terapia al movimento e offrendo ai pazienti un percorso completo, che migliori la qualità di vita durante la dialisi. In particolare, I-rene punta a valorizzare la dp a domicilio, in quanto essa offre risultati clinici paragonabili all’emodialisi in ospedale e permette al paziente di gestire la terapia secondo le proprie esigenze. Verranno integrati programmi di esercizio fisico strutturati, sia a distanza che in modalità mista, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie digitali per la salute (e‑health).
Cosa ci si potrà aspettare da questa ricerca?
Nel breve-medio periodo ci aspettiamo un miglioramento della funzionalità fisica e del benessere generale del paziente. Grazie alla riduzione della sedentarietà, infatti, si ridurranno i rischi cardiovascolari. Aiuteremo quindi le persone a recuperare indipendenza e, allo stesso tempo, si punta a ridurre ricoveri e costi indiretti legati alle complicanze della malattia.
Quali sono i punti di forza di I-rene?
Il progetto è scientificamente solido e in linea con le linee guida internazionali. Offre modello innovativo di organizzazione della terapia, con l’obiettivo di migliorare la pratica clinica. questo rappresentare un’opportunità strategica per rafforzare la sanità territoriale veneta.
Sara Mauroner





























