Ottant’anni dopo il primo voto delle donne in Italia, l’Università di Verona ha ospitato la proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, seguita da un dibattito dedicato al tema dei diritti e al significato storico e attuale di quella conquista.
L’incontro, dal titolo “Il voto alle donne. Dare un futuro ai diritti”, è stato moderato da Elisa Lorenzetto – presidente del Comitato unico di garanzia di Ateneo (Cug) e docente di Diritto processuale penale dell’Università di Verona – e ha visto la presenza della vicesindaca Barbara Bissoli e della consigliera comunale Beatrice Verzè, delegata alle Pari opportunità. L’evento è inserito nel programma “La repubblica delle donne. 80 anni di futuro”, promosso dal Cug dell’Ateneo scaligero, dall’Assessorato alla parità di genere del Comune di Verona, dall’ associazione Isolina e… e dai consultori familiari Uoc Iaf dei distretti 1-2 Ulss 9 Scaligera.
“Il riconoscimento del diritto di voto alle donne è stato una vera epopea, con alcune tappe fondamentali – ha sottolineato Elisa Lorenzetto – che il film racconta con grande sensibilità e delicatezza anche nei passaggi più aspri”.
Daria Lucia Gabusi, docente di Storia della pedagogia e dell’educazione dell’Università di Verona, ha proposto una riflessione di natura storica: “Il 2 giugno è stato un punto di approdo di una lunga storia e il momento di inizio di un cammino nuovo, con l’abbattimento del pregiudizio di inferiorità e incapacità femminile su cui si basava l’esclusione delle donne dalla vita politica”.
“Il voto alle donne è stato frutto del superamento di una diffidenza, in quanto si pensava che non avrebbero votato autonomamente – ha commentato Stefano Catalano, componente del Cug e docente di Diritto costituzionale e pubblico dell’Ateneo scaligero – L’esperienza del 2 giugno dimostra che hanno votato con la loro testa e anche contro il volere di chi le voleva influenzare”.
Per Olivia Guaraldo, docente di Filosofia politica, il film mette in luce come: “Il diritto di voto abbia rappresentato per le donne una forma di riconoscimento che va a trasformare i rapporti nel privato. Le donne diventano soggetto, guadagnano una dignità e una pienezza individuale”.
Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche il legame tra la partecipazione politica femminile e la nascita di nuovi strumenti di tutela sociale. Sara Moscogiuri, assistente sociale, ha ricordato come la nascita dei consultori familiari sia legata al voto del 2 giugno del ‘46, quando le donne hanno iniziato a essere protagoniste nel pubblico e nel privato, con il diritto di parlare di ciò di cui c’era bisogno.
“La questione culturale rimane fondamentale. La strada per affermare i diritti è ancora lunga. Niente ci viene regalato – ha sottolineato Marisa Mazzi, rappresentante dell’Associazione Isolina e…, nata in memoria di Isolina Canuti, vittima di femminicidio nel 1900 – Dobbiamo esprimere gratitudine alle donne che sono venute prima di noi”.
Elena Melis
























