Il 12 ottobre 1866 nasceva L’Arena di Verona, il quarto giornale più antico d’Italia. Per celebrare i 160 anni dalla fondazione del quotidiano è stata allestita in Biblioteca Civica una mostra, organizzata dal gruppo editoriale Athesis, con una selezione di pagine storiche provenienti dagli archivi del Gruppo Athesis e della stessa biblioteca.
A collaborare all’allestimento della mostra, inaugurata lunedì 5 ottobre, anche Renato Camurri, docente di Storia contemporanea del dipartimento di Culture e civiltà dell’Università di Verona. Ripercorrere la storia del giornale significa, infatti, anche ripercorrere la storia della città in questo secolo e mezzo.
”Queste teche, con copie che fissano momenti importanti di 160 anni di pubblicazioni – spiega Renato Camurri – riflettono le funzioni avute dal giornale dall’atto costitutivo ad oggi: produrre informazione, far capire ai lettori le trasformazioni globali in un mondo attuale che continua invece a propinare disinformazione”.
L’esposizione è ad ingresso libero e potrà essere visitata fino al 31 di ottobre. Un’occasione unica per poter rivivere gli avvenimenti più importanti della storia di Verona e dell’Italia.
L’editoriale del professor Camurri per presentare la mostra:
Allestire una mostra è un’operazione di alta sartoria artigianale. Bisogna tagliare e cucire, selezionare ed accorpare i materiali. L’operazione è ancora più complessa quando in uno spazio limitato si deve raccontare la storia di un giornale arrivato a celebrare il suo 160° compleanno. L’Arena di Verona nacque il 12 ottobre 1866, in una giornata convulsa caratterizzata dall’abbandono della città da parte delle truppe austriache e dall’ingresso dei bersaglieri del neonato esercito regio. […] Il Veneto entra a tutti gli effetti nello Stato unitario nato nel 1861 alla conclusione del lungo e complesso processo risorgimentale. Non è un caso che tra i fondatori del giornale compaiano i nomi di quattro esponenti del “nuovo” ceto politico che emerge dopo la lunga fase della cosiddetta “preparazione”. Luigi Arrigossi, Giulio Camuzzoni, Augusto Caperle e Angelo Messedaglia rappresentano al meglio il profilo di quella classe dirigente del moderatismo veneto che dopo il ’66 assume le redini della politica regionale e svolge un ruolo di primo piano sulla scena politica nazionale.
Il nuovo giornale diventa sin da subito lo strumento principale del progetto di nazionalizzazione della politica e della (lenta) formazione di una moderna opinione pubblica. Guardando le diverse sezioni della mostra, questo ruolo emerge in modo chiaro nella capacità di realizzare un legame sempre più stretto con le dinamiche sociali, economiche e culturali della città. […] La Grande Guerra arriva a interrompere questo lungo percorso di sviluppo che in maniera sempre più netta aveva conferito a L’Arena un ruolo di giornale-comunità. Il conflitto segna in profondità il tessuto sociale della città: la strage di Piazza Erbe è solo è solo una delle tante ferite inferte. La forza con cui il fascismo emerge nelle temperie del primo dopoguerra non può, infatti, essere analizzata senza tenere conto delle trasformazioni culturali, mentali e politiche prodotte su scala europea da una guerra come quella combattuta tra il 1914 e il 1918. Come tutta la stampa italiana, anche il giornale veronese fu sottoposto al controllo diretto del Partito Nazionale Fascista.Nella mostra viene ben documentata la tragedia del secondo conflitto mondiale, la caduta del fascismo e la lunga crisi istituzionale e politica apertasi dopo il 25 luglio 1943. Colpisce la continuità che caratterizza la fase in cui la testata, dopo la Liberazione, assume il nome di Verona Libera e si presenta come organo del CLN. A confezionare il giornale sono, in gran parte, gli stessi giornalisti, a stamparlo è la stessa tipografia. Sono questi i segnali di una veloce metamorfosi che in pochi mesi, nella altrettanto complessa fase della ricostruzione e della transizione alla Repubblica, restituisce al giornale il suo ruolo di guida e di “specchio” della comunità veronese.
Nel secondo dopoguerra L’Arena cambia ulteriormente la sua fisionomia. Si allarga progressivamente la comunità di riferimento: ancor prima dei più recenti processi di globalizzazione, il giornale deve rapidamente imparare a “tradurre” per i suoi lettori quello che succede in un mondo entrato, dagli Anni Sessanta in poi, in una convulsa fase di trasformazioni che coinvolge la politica, le relazioni internazionali, l’economia, la società e il costume. Una fase in cui si deve fare i conti anche con i fenomeni prodotti da queste trasformazioni: i terrorismi e la criminalità che colpiscono da vicino anche la città di Verona.
Negli ultimi anni il vecchio modello del giornale-comunità ha inglobato molte altre funzioni, in parte indotte dalla rivoluzione digitale, in parte dai nuovi sistemi di comunicazione di massa che hanno stravolto le regole della convivenza sociale e quelle della produzione delle notizie.
Oggi la sfida più importante è quella di difendere la libertà dell’informazione, combattendo i potenti sistemi che producono su scala planetaria disinformazione. In un certo senso si tratta di tornare alle origini di quella storia iniziata 160 anni or sono, ovvero significa riavviare il circuito che “purificando” le notizie contribuisce a creare le condizioni essenziali per il rafforzamento della democrazia.
EI


























