Che cosa può dire Romano Guardini al presente? La domanda ha guidato l’incontro “Romano Guardini. Un pensatore al crocevia tra teologia, filosofia e letteratura”, che in una sera di settembre ha riunito nell’auditorium di San Fermo studiosi e protagonisti della vita culturale veronese. L’occasione è stata la pubblicazione di Scritti di estetica, letteratura e arte, curato da Giampiero Moretti.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra l’Università di Verona e il Centro universitario San Fermo. Nel dialogo sono intervenuti Moretti, il vescovo di Verona Domenico Pompili e la traduttrice Giulia Battistoni. Il confronto ha messo in luce i legami tra il pensiero di Guardini, l’esperienza religiosa e la riflessione sulle opere artistiche e letterarie.
All’incontro hanno partecipato anche Valentina Moro, direttrice del dipartimento di Scienze umane dell’Università di Verona, Emanuela Gamberoni, direttrice vicaria del dipartimento di Culture e civiltà, e Giorgio Erle, membro del Centro ricerche di Gnoseologia e metafisica. La serata si è conclusa tra arte e musica, con l’intervento della storica dell’arte Silvia D’Ambrosio e l’esibizione del coro dell’Università di Verona, diretto da Marcelo Rossi Corradini.
Nato nel 1885, Guardini è stato uno dei protagonisti del pensiero filosofico e teologico europeo del Novecento. Di origine veronese, ha riflettuto sulla fenomenologia, sull’esistenzialismo cristiano e sulla filosofia della religione, mettendo al centro la persona, la rivelazione e il rapporto con il mondo moderno.
La sua opera attraversa filosofia, teologia, pedagogia ed estetica. Più che proporre un sistema chiuso, Guardini sviluppa una ricerca sulle relazioni tra Dio, l’essere umano e il mondo: una prospettiva che continua a offrire spunti di confronto anche nel presente.
SM


























