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Poesie in corsa

Edito da "I Libri di Emil" il primo libro di poesie di Roberta Facchinetti, docente di Linguistica inglese della facoltà di Lingue

di univr
8 Agosto 2011
in Attualità
La copertina del libro

La copertina del libro

Un libro di poesie è sempre una provocazione. Lo è per il lettore, cui chiede di trovare il silenzio necessario ad “ascoltare” la poesia, ma soprattutto riguarda l’autore di cui i versi rivelano, inevitabilmente, la sfera più privata. Poeti si nasce. Ma si scopre d’esserlo solo ad un certo punto del proprio percorso. O meglio, arriva il momento in cui non si può più sottrarsi alla provocazione. È accaduto anche a Roberta Facchinetti, ordinario di Lingue e Letterature straniere del nostro ateneo. Una persona che esprime grande energia vitale e che pensi sempre in moto. E, infatti, la raccolta delle sue poesie si intitola “Poesia in corsa” (I Libri di Emil, 2011, 64 pagg). Ma i suoi versi esprimono piuttosto la voglia di fermare il tempo. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Professoressa Facchinetti quand’è che ha scoperto la sua vena poetica? Quali sono i suoi poeti di formazione?

Da piccola mi divertivo a parlare in rima; in seguito ho iniziato a scrivere brevi composizioni e dal semplice gioco linguistico sono passata a tradurre in pennellate di parole i miei sentimenti. Autori italiani, inglesi e tedeschi, sia classici che contemporanei, incontrati lungo il mio cammino di formazione, mi hanno dato molto, forse senza che me ne rendessi conto. Poi, come spesso accade, per diverso tempo mi sono fermata, dedicata ad altro o forse – più semplicemente – distratta. Fino ad ora.

Questo libro è giunto inaspettato o ha avuto una gestazione laboriosa?

A dire il vero le poesie attendevano – un po’ assonnate, un po’ neglette –  in un cassetto da tempo; si trattava solo di organizzarle in un percorso di significato, come se fossero l’espressione di un unico pensiero. Una concomitanza di eventi legati alla mia vita privata e professionale ha fatto sì che, recentemente, io le sentissi bussare alla porta della mente con più insistenza del solito e così ogni poesia si è messa in fila quasi naturalmente per essere scelta, una per ogni tappa di questo percorso che ho incorniciato simbolicamente in un viaggio in treno. Così, un po’ per scelta, un po’ per caso, nell’arco di un pomeriggio ha preso forma il libro. La sera stessa l’ho inviato all’editore, al quale va l’onore di aver saputo cogliere al meglio anche i miei desideri circa l’immagine di copertina.

Le ha chiamate “Poesie di corsa”, ma la sensazione è che lei abbia cercato di sottrarre dei frammenti dei suoi pensieri allo scorrere del tempo…

Dici bene “frammenti”. Sono frammenti di pensieri sottratti  a loro volta a frammenti di tempo, spesso mentre ero in partenza, in arrivo, comunque in movimento. E paradossalmente mi hanno permesso di cogliere ed apprezzare una visione diversa del tempo, nella sua dimensione placidamente dilatata, nel presente che ci è dato ed in ciò che viene prima e dopo di noi. “Sali in cima all’orizzonte / e sorridi / al tuo smarrito / fugace fuoco”, scrivo in “Tempus fugit”;  siamo fuochi effimeri a cui basta vedere la propria ombra allungata sull’asfalto per crederci grandi. Eppure dall’alto dell’orizzonte possiamo ancora sorridere di noi stessi e così, grazie anche ad un pizzico di sana auto-ironia, “pur nella nostra friabilità / non sbricioliamo nel nulla”.

Nella prefazione si rivolge ad un lettore “in viaggio”, o comunque “in movimento”. Il viaggio è una metafora della vita. È dunque possibile ritagliare momenti di riflessione senza sottrarsi ai ritmi della quotidianità?

Certo che sì. Quante volte ci siamo ritrovati a ripetere “Mi manca il tempo”;  eppure basta poco per … fare spazio al tempo. La riflessione si sa, arricchisce, rigenera e, talvolta, ‘riporta in asse’ il nostro cammino. Nel fluire un po’ vorticoso della nostra esistenza, talvolta difficile, ma certamente imperdibile,  siamo formiche instancabili che faticano a cogliere la visione d’insieme di ciò che stanno costruendo, presi come siamo dall’ “immoto rincorrersi del mondo”. Basta poco per ritornare a riflettere – e il tempo Ci fa spazio.

Dove trova l’ispirazione?

Da tutto ciò che è intorno a me, dal mio lavoro, dal mio mondo e, lo confesso, anche da quello degli altri. Semplicemente interiorizzo ciò che raccolgo, anche uno sguardo distratto, un borbottio colto per caso, un sorriso rubato, un silenzio inatteso.  Ad esempio: “Incomprensione” è stata ispirata da un dialogo infruttuoso con un collega un paio di anni fa, “Agonia” è tristemente legata alle ultime ore di vita di mio padre (al quale ho dedicato il libro), mentre “Migrazione” si è materializzata un pomeriggio, camminando carica di ‘pensieri’ lungo l’Adige. Quel gabbiano si è portato via tutti i miei pensieri, regalandomi la semplice bellezza di un battito d’ali, un saluto stridulo da lontano ed un “navigar di voci / sull’acqua di smeraldo”.

Molte liriche rivelano un’empatia profonda con la natura. Come riesce a coltivarla?

La natura è la  spina dorsale di quasi tutte le poesie raccolte in questo volumetto. Chi mi conosce sa che mi sarebbe difficile resistere senza un lembo di natura intorno a me; in fondo, senza voler scivolare in nessuna teorizzazione dell’esistenza, la natura ci fa da maestra: basta osservarla e ci insegna a ridimensionarci; ci porta ad abbandonare la nostra sicumera; soprattutto ci arricchisce di vitalità e voglia di azione, equilibrata dalla consapevolezza che le nostre esistenze sono pur sempre un semplice “caracollar di luci / sulla tovaglia opaca / dell’universo crepuscolare”.

Chi pensa saranno i suoi lettori?

Ti rispondo con uno stralcio dell’introduzione:

“Caro lettore, che tu sia un assiduo pendolare o un viaggiatore saltuario, un tranquillo pedone o un ciclista volante, un auto-dipendente o un frequent flyer, che ti trovi ora seduto su una panchina o in piedi alla fermata dell’autobus, che stia tornando a casa o partendo per un lungo viaggio… ti affido questa mia opera. L’ho vista scorrere velocemente davanti ai miei occhi nei lunghi o brevi viaggi da pendolare; (…) l’ho vista lambire il finestrino, fare capolino tra le nuvole, incagliarsi nelle anse di un fiume, presa tra i rovi o trattenuta dai detriti, frenata dalle cime più alte di alberi frondosi, come un pezzo di stoffa stracciata dalle sferzate del vento. (…)"

Eccole, queste poesie in corsa. Se le leggerai e non saranno per te, lascia che tornino libere e scorreranno nuovamente via; se si fermeranno nella tua mente, ti faranno fedele compagnia – e saranno pensieri tuoi.” Con mia piacevole sorpresa, mi è anche stato chiesto il consenso per la traduzione del volumetto in lingua francese; ogni traduzione è una ri-creazione del testo, soprattutto se poetico; mi auguro che il traduttore ami la natura….!" 

Maria Fiorenza Coppari

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