Cosa si può fare per migliorare il benessere individuale e professionale del personale chirurgico? Da questa domanda prende avvio il progetto di ricerca coordinato da Michela Rimondini, docente in Psicologia clinica dell’Università di Verona.
Rimondini si occupa di comunicazione in sanità, con un focus sul coinvolgimento del paziente e sulla sicurezza delle cure. È inoltre dirigente psicologa presso l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, dove supporta operatori sanitari e pazienti con patologie croniche e acute.
Il progetto, vincitore di uno dei finanziamenti del bando “Ricerca finalizzata ordinaria”, coinvolge due dipartimenti dell’ateneo: Neuroscienze, Biomedicina e Scienze del Movimento (capofila) e di Scienze chirurgiche odontostomatologiche e materno-infantili. Il team interdisciplinare, con competenze chirurgiche, psicologico-psichiatriche e organizzative, è composto da Giuseppe Malleo (Co-pi), Francesca Moretti, Francesco Amaddeo e Tommaso Campagnaro.
L’obiettivo del progetto è valutare un percorso di gruppo volto a migliorare la gestione dello stress e le competenze comunicative degli operatori, contribuendo così alla costruzione di un ambiente di lavoro più sicuro e consapevole.
In relazione alla sua ricerca e al valore personale di questo riconoscimento, Michela Rimondini ha risposto alle domande di Univrmagazine.
Professoressa Rimondini, qual è il fulcro della sua ricerca?
In contesti lavorativi complessi e ad alta pressione come quelli chirurgici, il benessere individuale e professionale del personale rappresenta un elemento fondamentale per la buona riuscita degli interventi.
Il nostro progetto mira ad affrontare le possibili criticità nella cura del paziente, con una prospettiva sistemica volta a promuovere un cambiamento del modello culturale nella gestione degli eventi avversi, incentrato sulla responsabilità e non sulla ricerca del colpevole.
Che valore ha per lei questo riconoscimento?
Sono molto felice che il ministero della Salute, tra numerosi progetti di grande valore, abbia scelto di finanziare questa ricerca. Si tratta di un traguardo importante, che conferma un riconoscimento del valore etico e strategico del prendersi cura dei curanti sostenendoli nelle situazioni di maggiore criticità, in cui la fiducia rischia di incrinarsi, sia verso sé stessi sia nel rapporto con i pazienti e l’organizzazione. In che modo i risultati della ricerca potranno avere un impatto concreto sul lavoro quotidiano del personale chirurgico?
Attraverso questo intervento gli operatori svilupperanno una maggior consapevolezza dell’impatto emotivo e professionale di certi eventi e acquisiranno inoltre tecniche e strategie per gestire gli aspetti comunicativi e relazionali. Questo non inciderà solo sulla loro soddisfazione e autoefficacia ma anche sulla sicurezza e qualità complessiva dell’assistenza sanitaria.
SM
























