Contrastare le isole di calore, ridurre la presenza di polveri sottili e aumentare la biodiversità attraverso una riforestazione urbana diffusa. Sono questi gli obiettivi di èVRgreen, il progetto promosso da Università di Verona e Padova e dal Comune di Verona con il sostegno di Fondazione Cariverona e il coinvolgimento dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (Arpav).
Il progetto sta raccogliendo dati sulle condizioni climatiche e ambientali della città per individuare cambiamenti e criticità e fornire alle istituzioni una base scientifica per programmare gli interventi. La rete di monitoraggio registra temperature e concentrazioni di Pm10 e Pm2.5 e contribuisce alla valutazione degli indici di biodiversità in diverse aree del territorio comunale.
I primi risultati sono stati presentati a Palazzo Barbieri dall’assessore all’Ambiente Tommaso Ferrari insieme a Linda Avesani, docente del dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, Alessandro Marcon, docente del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica, e Francesco Domenichini, dirigente di Arpav.
“èVRgreen nasce dalla collaborazione tra competenze diverse, che raccolgono e interpretano i dati per trasformarli in soluzioni concrete”, ha spiegato Linda Avesani. L’Università di Verona partecipa al progetto con i dipartimenti di Biotecnologie, Diagnostica e sanità pubblica e Scienze umane e svolge un ruolo di collegamento tra ricerca, istituzioni e comunità.
“La rete di monitoraggio non si limita a descrivere l’aumento delle temperature urbane”, ha aggiunto Avesani. “Costruisce una base conoscitiva utile a orientare gli interventi di mitigazione e a produrre ricadute positive sulla qualità della vita e sul benessere della cittadinanza”.
L’analisi ha confrontato i dati raccolti da 42 stazioni meteorologiche tra il 1° giugno e il 9 settembre del 2025 e del 2026. Nel 2026 la temperatura media giornaliera è risultata superiore di 2,41 °C rispetto all’anno precedente. Le temperature minime hanno registrato un aumento medio di 2,05 °C.
Sono cresciuti anche i giorni di caldo estremo, con temperature massime superiori a 35 °C: da 20 nel 2025 a 45 nel 2026. Le notti tropicali, con temperature minime superiori a 20 °C, sono passate da 48 a 79.
I dati mostrano condizioni termiche più elevate nell’estate 2026, ma il confronto tra due soli periodi non permette di stabilire se l’aumento dipenda dalla variabilità meteorologica annuale o dal cambiamento climatico. La frequenza degli episodi di caldo estremo rappresenta comunque un indicatore utile per monitorare gli effetti del riscaldamento globale e orientare le future strategie ambientali della città.
“èVRgreen conferma l’Università di Verona tra i protagonisti dello sviluppo sostenibile del territorio”, conclude Nicola Frison, referente della rettrice per la Sostenibilità. “Insieme al Comune di Verona e all’Università di Padova, e con il sostegno di Fondazione Cariverona, questa ricerca multidisciplinare sta costruendo per la prima volta una fotografia scientifica della salute ecologica di Verona, attraverso lo studio delle isole di calore, della qualità dell’aria, della copertura verde e della biodiversità”.
Report temperature estive al 9 settembre 2026
SM con il contributo dell’agenzia di stampa Verona Comune





























