La storia di Alcesti, la donna che ha donato la vita per amore verso il marito, è andata in scena al Teatro Romano di Verona giovedì 15 settembre. In occasione della rappresentazione serale, il Centro di ricerca Skenè – istituto di ricerche interdisciplinari sul teatro dell’Università di Verona – ha ospitato al Polo Zanotto la giornata di studi dedicata alla più antica tragedia di Euripide a noi giunta, che continua ad affascinare il pubblico.
L’evento è stato moderato da Gherardo Ugolini, docente di Filologia greca e latina, che ha sottolineato come: “I contenuti e i valori del mito di Alcesti sono eterni, attraversano i secoli e l’umanità”. Il focus dell’incontro è stato l’intervento del regista Filippo Dini, che ha raccontato come morte e vita, amore e sacrificio costituiscono la spinta interiore verso l’azione. “Non c’è nulla nella letteratura teatrale che sia paragonabile all’Alcesti. La mescolanza di tanti registi di stile, delle diverse emozioni portano lo spettatore in uno smarrimento assoluto – ha affermato il regista – Mettere in scena questo mito offre l’opportunità di raccontare qualcosa del nostro presente, del rapporto tra l’uomo e la donna, di come è cambiato il potere nei secoli e come si manifesta nel contemporaneo, con tutte le sue fragilità e ambiguità”.
Hanno portato i saluti istituzionali Silvia Bigliazzi, direttrice del Centro di ricerca Skenè, e Alberto Battaggia – presidente della commissione Cultura del Comune di Verona – che ha rimarcato l’importanza della collaborazione tra l’Ateneo e il Comune soprattutto per gli eventi che uniscono spettacolo e ricerca: “Il miglior connubio possibile per chi ama la cultura”.
Elena Melis, collaboratrice agenzia di stampa Univerona


























