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Monete d’oro dall’area del mercato dell’Aquileia tardoantica

Univr al centro della nuova campagna di scavi di Aquileia

di Elisa Innocenti
11 Novembre 2025
in Ricerca e innovazione

Un’équipe dell’Università di Verona del dipartimento di Culture e civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso, docente di Archeologia classica, in collaborazione con Diana Dobreva, docente di Archeologia classica, ha da pochi giorni concluso una nuova campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, posta all’estremità sud-orientale di Aquileia. I lavori sono condotti su concessione ministeriale, in accordo con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli-Venezia Giulia e sulla base dell’accordo di collaborazione scientifica e finanziaria con la fondazione Aquileia, che fin dal 2018 sostiene generosamente i lavori.

Le indagini si sono protratte per tre mesi e hanno coinvolto circa venti studentesse e studenti, dottorande e dottorandi e giovani dottoresse e dottori di ricerca dell’ateneo veronese e di altre università italiane e straniere, permettendo così di investigare più di 800 mq di terreno mai scavato in precedenza e di ottenere nuovi importanti dati per la storia del sito e dell’intera città.

Il rinvenimento più importante di questa campagna di scavo è stato quello di tre monete d’oro, rispettivamente coniate dagli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio, e quindi databili alla fine del IV sec. d.C.: si tratta di tre nominali diversi, molto rari, che probabilmente non erano monete in circolazione, ma forse doni dell’imperatore a qualche personaggio della corte, per celebrare ricorrenze particolari. Rinvenute sotto il piano pavimentale del portico di uno degli edifici del mercato, su cui continueranno in futuro le indagini, le monete potrebbero essere state tesaurizzate in un momento di grave pericolo e poi mai più recuperate.

Di particolare interesse e novità per la storia degli studi dell’areale è anche la complessa stratificazione emersa nel terreno con la campagna 2025. Quest’anno, innanzitutto, si è meglio chiarita la frequentazione dell’areale precedente alla costruzione del complesso commerciale, databile sulla base dei materiali raccolti alla fine del I sec. d.C.: si sono in effetti portate alla luce altre 19 anfore oltre alle 23 già evidenziate nel 2024, probabilmente funzionali a realizzare un sistema di drenaggio-rinforzo per migliorare la staticità del terreno in relazione a un vano lungo e stretto che, correlato ai pilastri analizzati nel 2024, sembra pertinente a uno o più magazzini. Con ogni probabilità si tratta di strutture di stoccaggio correlate alla prima banchina fluviale rinvenuta in area, relativa a un fiume molto più ampio dell’attuale. Questi rinvenimenti dimostrano che anche quest’area meridionale della città, di cui prima dei nostri scavi non era nota la funzione, ospitava una serie di approdi e scali per le merci che arrivavano dal mare tramite il fiume. Si può, dunque, desumere che il porto fluviale della città fosse più esteso rispetto al settore occidentale già ampiamente noto, seguendo a sud il corso del Natissa e anche qui andando a comprendere strutture per il ricovero delle merci.

Per quanto concerne il grande complesso mercantile già noto dagli scavi degli anni precedenti, costituito da sei grandi edifici per lo stoccaggio e la vendita in particolare di prodotti alimentari (cereali, carni, verdure e frutta ecc.), nel corso della campagna 2025 si è portata alla luce nella sua interezza la strada acciottolata già in parte individuata nel 2023 e 2024 fra due degli edifici del mercato. Questo tracciato, staccandosi dal decumano posto a nord del complesso, permetteva il passaggio dei numerosi avventori che quotidianamente popolavano tali spazi e dei carri per il trasporto delle merci, come confermano anche i solchi lasciati dalle ruote sul suo piano di calpestio.

Gli scavi 2025 hanno, inoltre, evidenziato un settore del crollo del portico occidentale di uno degli edifici del mercato, consentendo il recupero di altre numerose cariossidi di cereali combuste, oltre a quelle già raccolte negli scorsi anni di indagine: si tratta di dati di grande interesse anche per studiare l’alimentazione del tempo.

Infine, nell’area del complesso commerciale, ma anche fra le due cinte murarie già indagate negli anni scorsi, si sono messe in luce evidenze che ci parlano della frequentazione dell’area dopo l’abbandono del mercato. Si tratta di resti di strutture abitative dotate di focolari, di vani produttivi e di una strada più tarda che continuò a correre sul tracciato della precedente, confermando che la vita qui è continuata anche dopo la distruzione del grande complesso commerciale. Inoltre, il rinvenimento di alcune sepolture di inumati, prive di corredo, su cui sono in corso analisi al C14 per le datazioni, testimonia ancora una volta la lunga frequentazione dell’area.

“Le indagini condotte in collaborazione con l’Università di Verona – hanno dichiarato Roberto Corciulo, presidente della fondazione Aquileia , e Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione- che ringraziamo per l’impegno e l’entusiasmo, oltre a portare alla luce reperti preziosi come le tre rare monete d’oro tardoimperiali, stanno ponendo rapidamente le basi per la futura estensione dei percorsi aperti al pubblico, da realizzare in accordo con la Soprintendenza. È facile prevedere che la bella strada acciottolata che è stata messa interamente in luce potrà diventare, con gli opportuni accorgimenti di protezione, l’asse portante della visita. Un complesso unico, quello dei mercati, che per le sue connessioni, ancor oggi apprezzabili, con le antiche vie d’acqua e con la rete stradale urbana, potrà dare compiutamente il senso della vitalità commerciale di Aquileia in pieno IV secolo”

Durante i mesi di lavoro, lo scavo è sempre rimasto aperto al pubblico, che ogni giorno è stato coinvolto in visite guidate da parte degli studenti veronesi. Di particolare interesse fra le attività di comunicazione e racconto dei dati raccolti, vanno menzionati i due open day organizzati il 14 giugno e il 27 settembre dalla fondazione Aquileia, in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli-Venezia-Giulia, il Museo archeologico nazionale di Aquileia e altri enti che lavorano per la valorizzazione della città.

 

EI

Realizzato in collaborazione con la Sovrintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli-Venezia Giulia e fondazione Aquileia

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