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Pregi e difetti del sistema universitario italiano

Presentato a Roma il decimo rapporto del Comitato nazionale per la valutazione del Sistema Universitario

di univr
11 Gennaio 2010
in Senza categoria
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E’ stato presentato a Roma il decimo rapporto sullo stato del sistema universitario realizzato dal Cnvsu, il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario. Il rapporto vuole analizzare il mondo accademico italiano ad 8 anni dalla riforma universitaria che ha portato all'introduzione del 3+2.
Come si legge nel rapporto,  le analisi effettuate consentono di fornire elementi sulle situazioni, comportamenti ed evoluzioni che si ritengono validi sia del sistema universitario nel suo complesso, sia delle singole università, ma anche e soprattutto di indicare gli elementi di debolezza del sistema se non veri e propri campanelli di allarme che richiedono riflessioni ed interventi a livello sia centrale che di ciascun ateneo.

Aspetti positivi. Il dato più positivo che emerge dal rapporto riguarda la diminuzione degli abbandoni tra il primo e il secondo anno. Alla fine anni degli anni Novanta la scelta della facoltà avveniva per lo più secondo la moda del momento, con conseguenze rilevanti sullo sviluppo e la conclusione degli studi. Il 25% delle matricole erano studenti inattivi, cioè non avevano dato nessun esame alla fine del primo anno; il tasso di abbandono dopo il primo anno era del 21,3%; il 44% degli studenti era fuori corso; il 45,7% degli iscritti erano studenti attivi, cioè hanno dato almeno un esame durante l'anno; il 40-45% degli immatricolati arrivavano alla laurea, concludendo il percorso di studi.

Aspetti negativi. La cattiva notizia invece riguarda i tempi per conseguire la laurea triennale che superano il 50% della durata canonica: rispetto al decennio scorso e al periodo pre-riforma, la situazione è un po' cambiata: oggi circa il 40% degli studenti iscritti è fuori corso, mentre gli studenti in corso sono poco più di un milione, pari al 60,2%. Le facoltà con studenti più regolari risultano essere quelle con prove di selezione all'ingresso e accessi programmati.

Come migliorare. Negli ultimi decenni il numero degli iscritti all'università è aumentato notevolmente, passando dai 718.000 del 1970/1971 ad un milione e 809.000 nel 2007/2008. Ma negli ultimi anni, dopo il picco toccato grazie all'introduzione della riforma, il numero degli immatricolati è in calo: nel 2003/2004 erano 338.000 i nuovi iscritti, mentre nel 2007/2008 307.533.
In base allo studio di questi dati, alla fine del decennio scorso si è iniziato a pensare che gli strumenti più opportuni per migliorare l'efficienza dei processi di formazione fossero l'orientamento, anche prima della conclusione degli studi della scuola media superiore e il tutoraggio durante gli anni di studio all'università.

Studio e lavoro. Nel 2007/2008 solo 39.000 studenti, pari al 2,2% degli iscritti, hanno scelto un impegno part-time all'università, anche se gli studenti che si impegnano a tempo pieno sono molto meno numerosi degli iscritti, sia per le difficoltà incontrate negli studi, sia perché magari stanno svolgendo un'attività lavorativa durante il periodo universitario.

I laureati. Nel 2007/2008, il numero dei laureati, è sceso, per la prima volta negli ultimi 3 anni, sotto la soglia dei 300.000: nel corso del 2008 si sono infatti laureati (laurea triennale, specialistica o di vecchio ordinamento) 293.084 studenti, 7.051 in meno rispetto al precedente anno accademico. Secondo il rapporto, comunque, un segnale incoraggiante arriva dal tasso di successo nei corsi di laurea di primo livello: il 57% degli immatricolati nel 2004/2005 ha ottenuto la laurea nel 2008. Ma questo tasso potrebbe diminuire nei prossimi anni "quando si esaurirà l'effetto del passaggio degli studenti dal vecchio al nuovo ordinamento".

I docenti. La classe docente è sempre meno giovane: oltre un docente su 4 ha più di 60 anni (era uno su 6 nel 1998), e si innalza di 1 anno e mezzo l'età di ingresso dei ricercatori, oggi a quota 36,3 anni. Inoltre, l'auspicata mobilità dei docenti non ha dato i frutti attesi: vengono infatti favorite le promozioni interne di docenti già in servizio.

Gli atenei. Per quanto riguarda gli Atenei, dal 2001/2002 è cresciuta la capacità di corrispondere le borse di studio agli aventi diritto, passata dal 66% del 2001/202 all'82,3% del 2007/2008, con la punta del 98,1% al Nord, il 95,9% al Centro e il 60,7% al Sud. Aumentano i posti alloggio disponibili, anche per effetto del cofinanziamento ministeriale al 50% del costo di nuovi alloggi, con un grado di copertura maggiore nelle regioni del Centro Nord e in Calabria, dove è presente il grande centro residenziale dell'Università. Gli atenei si rivelano maggiormente attenti a favorire l'incontro degli studenti con il mondo del lavoro e dimostrano una accresciuta capacità di spesa per l'organizzazione di stage e tirocini. I piccoli atenei del Nord e gli atenei medi del centro registrano le performance migliori con 35 tirocini attivati ogni 100 studenti. Al Sud, in media, i tirocini sono pari a 21, ogni 100 iscritti. Si rileva comunque che il livello di questi servizi agli studenti è ancora molto basso nel nostro Paese, per cui è opportuno un maggiore investimento. Cresce anche la capacità imprenditoriale degli Atenei di attrarre finanziamenti da soggetti esterni e, nell'arco dell'ultimo anno, si riduce la «forbice» fra Nord e Sud. L'aumento delle risorse esterne è del 12% rispetto al 2006 e del 52% rispetto al 2005.

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