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Come sospendere in sicurezza gli antidepressivi dopo la remissione

Nuovo studio dell'ateneo scaligero pubblicato su The Lancet Psychiatry

di Elisa Innocenti
6 Febbraio 2026
in Ricerca e innovazione
Da sinistra, in prima fila: Chiara Gastaldon; Giulia Belnome; Debora Zaccoletti; Carolina Gottardi. In seconda fila: Corrado Barbui; Giovanni Ostuzzi; Davide Papola

Da sinistra, in prima fila: Chiara Gastaldon; Giulia Belnome; Debora Zaccoletti; Carolina Gottardi. In seconda fila: Corrado Barbui; Giovanni Ostuzzi; Davide Papola

Sempre più persone assumono antidepressivi per periodi prolungati, spesso anche dopo la scomparsa dei sintomi. Ma qual è il modo migliore e più sicuro per sospendere questi farmaci una volta raggiunta la remissione? A questa domanda risponde una nuova e ampia meta-analisi pubblicata su The Lancet Psychiatry, che fa chiarezza su come ridurre gli antidepressivi senza aumentare il rischio di ricaduta.

Lo studio, condotto dal WHO Collaborating Centre for Research and Training in Mental Health and Service Evaluation dell’Università di Verona, rappresenta la revisione sistematica più ampia e rigorosa finora disponibile sull’argomento e ha coinvolto oltre 17.000 persone.

La ricerca è stata guidata da Debora Zaccoletti, psicologa e assegnista di ricerca dell’ateneo veronese, sotto il coordinamento scientifico di Giovanni Ostuzzi, psichiatra e ricercatore del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento. Gli autori hanno analizzato 76 studi clinici randomizzati che confrontavano diverse strategie di sospensione degli antidepressivi dopo la remissione dei sintomi.

I risultati indicano che una riduzione graduale del farmaco, accompagnata da un adeguato supporto psicologico, è efficace quanto la prosecuzione della terapia nel prevenire le ricadute nell’anno successivo alla remissione. Questa strategia si è dimostrata nettamente più sicura rispetto alla sospensione improvvisa o a una riduzione troppo rapida del dosaggio, approcci associati a un aumento significativo del rischio di ricaduta.

“I risultati non mettono in discussione l’efficacia degli antidepressivi né suggeriscono che la psicoterapia possa sostituirli in ogni caso”, chiariscono gli autori della ricerca. “Al contrario, lo studio sottolinea l’importanza di una sospensione pianificata e condivisa tra paziente e medico, basata su un tapering lento, personalizzato e supportato da interventi psicologici strutturati. L’evidenza risulta particolarmente solida per la depressione, mentre per i disturbi d’ansia i dati sono ancora limitati e rendono necessari ulteriori studi specifici”.

La meta-analisi richiama, inoltre, la necessità di aggiornare le linee guida cliniche, promuovendo una revisione periodica delle terapie farmacologiche per evitare trattamenti inutilmente prolungati e favorire percorsi di sospensione più sicuri e basati su prove scientifiche. Parallelamente, i ricercatori evidenziano l’urgenza di rendere disponibili interventi psicologici brevi, accessibili e scalabili, in grado di accompagnare efficacemente le persone nel percorso di riduzione del farmaco.

Secondo il team del WHO Collaborating Centre dell’Università di Verona, questi risultati contribuiscono in modo decisivo a fare chiarezza su un tema di crescente attualità come il deprescribing degli antidepressivi, offrendo a clinici e pazienti indicazioni fondate sulle migliori evidenze scientifiche oggi disponibili.

EI

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