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Il tumore al pancreas e le nuove armi terapeutiche

Abbiamo intervistato Michele Milella sulle inedite scoperte presentate all’Asco di Chicago

di Merjeme Kushi
5 Giugno 2026
in Ricerca e innovazione
Photo credits: @vladim_ka - Adobe Stock

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Il tumore del pancreas resta una delle neoplasie più aggressive e difficili da curare. Tuttavia, dal congresso annuale dell’Asco, la Società americana di oncologia clinica, svoltosi nei giorni scorsi a Chicago, arrivano segnali incoraggianti: nuove strategie terapeutiche, approcci personalizzati e farmaci mirati stanno aprendo prospettive che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Ne parliamo con Michele Milella, oncologo e direttore del dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione dell’università di Verona, che ha seguito da vicino i lavori del congresso e ha dedicato al tema anche un recente podcast di approfondimento.

 

  • Professor Milella, dal congresso Asco di Chicago sono emerse diverse novità sul tumore del pancreas, una malattia che per decenni ha registrato progressi molto limitati. Qual è il messaggio più importante che oggi possiamo dare ai pazienti e alle loro famiglie?

Il messaggio più importante è che, per la prima volta, disponiamo di una strategia terapeutica efficace contro il principale motore biologico del tumore del pancreas: le mutazioni del gene Kras, presenti in circa il 90% dei casi. Per decenni questo bersaglio è stato considerato quasi impossibile da colpire farmacologicamente, ma oggi nuovi farmaci stanno cambiando lo scenario.

Si tratta di un passaggio paragonabile a quello che, negli ultimi vent’anni, ha rivoluzionato la cura di altri tumori, come quelli della mammella, del polmone o il melanoma, grazie alle cosiddette terapie mirate. Fino a oggi, nel tumore del pancreas, questi trattamenti erano riservati a piccoli gruppi di pazienti con specifiche alterazioni genetiche. Le nuove molecole dirette contro Kras, invece, potrebbero riguardare una quota molto più ampia di malati.

I risultati presentati all’Asco mostrano che questi farmaci non solo migliorano la sopravvivenza nei pazienti con malattia avanzata già trattati con chemioterapia, ma contribuiscono anche a mantenere una migliore qualità di vita. È una svolta che apre prospettive concrete per una patologia che fino a oggi disponeva di poche opzioni terapeutiche.

 

  • Tra le linee di ricerca più promettenti si parla sempre più spesso di terapie mirate contro Kras, immunoterapia combinata e approcci personalizzati basati sulle caratteristiche biologiche del tumore. Quali di queste strategie ritiene più vicine a produrre un impatto concreto nella pratica clinica?

La strategia oggi più vicina a cambiare la pratica clinica è certamente quella dei farmaci diretti contro Kras. Lo studio Rasolute 302, presentato nella sessione plenaria dell’Asco, ha dimostrato che il farmaco daraxonrasib è in grado di controllare la malattia più a lungo rispetto alla chemioterapia standard e di migliorare la qualità di vita dei pazienti con tumore pancreatico metastatico già trattati.

È un risultato particolarmente significativo perché arriva dopo oltre quarant’anni di tentativi di colpire una proteina che la ricerca considerava estremamente difficile da aggredire. Oggi, grazie a nuove tecnologie e a una migliore conoscenza della biologia tumorale, questo obiettivo è finalmente diventato realtà.

Accanto a questa novità, restano molto promettenti altre linee di ricerca. Tra queste, i trattamenti preoperatori che puntano a rendere più efficace la chirurgia nei pazienti operabili, i vaccini personalizzati e le terapie cellulari che stimolano il sistema immunitario a riconoscere il tumore, oltre alle nuove forme di radioterapia di precisione. Sono approcci ancora in fase di sviluppo, ma che potrebbero contribuire a migliorare ulteriormente i risultati nei prossimi anni.

 

  • Lei nel podcast Dr Talk dedicato all’adenocarcinoma pancreatico parla di una possibile “alba di una rivoluzione”. È una definizione forte per una patologia che continua ad avere una prognosi severa. Quali sono gli elementi che le fanno ritenere che stiamo entrando in una nuova fase della lotta contro questo tumore e quali ostacoli restano ancora da superare?

Parlo di “alba di una rivoluzione” perché per la prima volta abbiamo una prova concreta che colpire Kras può modificare in modo significativo la storia naturale della malattia. Questo risultato apre numerose prospettive: utilizzare questi farmaci già nelle fasi iniziali della malattia, combinarli con la chemioterapia, testarli dopo l’intervento chirurgico con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva e sviluppare nuove molecole ancora più efficaci.

Oggi sono già in studio numerosi inibitori di Kras, ciascuno progettato per colpire specifiche mutazioni o, come il daraxonrasib, un più ampio spettro di alterazioni della famiglia Ras. Questo rende il panorama della ricerca particolarmente dinamico. La prospettiva forse più affascinante è che questi farmaci possano rendere il tumore più vulnerabile anche ad altri trattamenti, compresa l’immunoterapia, favorendo una risposta più efficace del sistema immunitario.

Naturalmente restano sfide importanti. Il tumore del pancreas continua a essere una malattia complessa, spesso diagnosticata in fase avanzata e caratterizzata da una notevole capacità di sviluppare resistenze ai trattamenti. Tuttavia, dopo molti anni di progressi limitati, oggi abbiamo finalmente nuove armi terapeutiche e una direzione chiara verso cui orientare la ricerca. È questo che ci fa guardare al futuro con maggiore ottimismo.

 

Sara Mauroner

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