La sessione estiva è agli sgoccioli, arrivano le ferie per chi lavora, si sente già il rumore delle onde e il profumo di una tranquilla serata d’estate. Si preparano le valigie e ci si pone una domanda molto importante: che libro porto in vacanza?
Che sia sotto l’ombrellone, in montagna o durante un lungo viaggio in treno, l’estate resta la stagione ideale per riscoprire il piacere della lettura. Un’occasione anche per avvicinarsi al mondo delle discipline umanistiche e della comunicazione, protagoniste dell’offerta formativa dell’area Lettere, arti e comunicazione. Per l’occasione abbiamo chiesto un consiglio di lettura a Federica Formiga, docente del dipartimento di Culture e civiltà e direttrice del master in Editoria.
Professoressa Formiga, quali titoli bisognerebbe recuperare in questa stagione estiva?
L’estate, a mio avviso, è un buon momento per tornare alla storia: non alla storia come semplice repertorio di date, ma come luogo in cui riconoscere passioni, errori, ambizioni e fragilità molto contemporanee. Consiglierei quindi alcuni romanzi storici di grande respiro: Enrico VIII. Il cuore e la corona di Alison Weir, Neri Pozza, che restituisce la complessità di un sovrano insieme carismatico e spietato; Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, Einaudi, un libro che è quasi un esercizio di intelligenza morale, oltre che un capolavoro di immedesimazione storica; poi se ci si trovasse in zona Tivoli potrebbe essere l’occasione di visitare Villa Adriana. Infine, consiglierei Rinascimento privato di Maria Bellonci, Mondadori, che racconta Isabella d’Este e il Rinascimento da una prospettiva interna, femminile, politica e insieme intima. Per chi ama la graphic novel, consiglierei senza esitazione Nonostante tutto di Jordi Lafebre, pubblicato da Bao Publishing: una storia d’amore delicata, costruita con grande sapienza narrativa, capace di parlare del tempo, delle occasioni mancate e della persistenza dei sentimenti.
C’è un libro che associa a un’estate in particolare o a una vacanza che ricorda con piacere?
Sì, associo a un’estate in Puglia, quando ero appena adolescente, Lettera a un bambino mai nato di Orianna Fallaci, Rizzoli/BUR. Fu una lettura che allora mi colpì senza che riuscissi davvero a comprenderla fino in fondo. Mi anticipò, in qualche modo, una domanda enorme: che cosa significhi la maternità e decidere di diventare o non diventare madre. Io ne ero completamente ignara, naturalmente, e credo di non aver capito davvero quel libro se non molti anni dopo. Alcune letture funzionano così: arrivano prima di noi, ci precedono, e solo col tempo torniamo ad abitarle con maggiore consapevolezza.
Secondo lei com’è cambiato il modo di leggere durante le vacanze? (riferimento a libro digitale e audiobook)
Credo che oggi si legga di più, ma in modo più frammentato. Le vacanze non sono più necessariamente il tempo lungo e continuo della lettura: spesso leggiamo tra uno spostamento e l’altro, sul telefono, sul tablet, ascoltando un audiolibro mentre camminiamo o viaggiamo. Il digitale e l’audiobook hanno ampliato le occasioni di accesso ai libri, e questo è un dato positivo: permettono di leggere o ascoltare anche quando il tempo sembra non esserci. Detto questo, non credo che il digitale sostituirà il cartaceo, almeno non per tutti i generi e non per tutte le forme di lettura. Ci sono libri che chiedono lentezza, annotazione, ritorno sulla pagina; libri che si portano con sé anche materialmente. Il cartaceo conserva una ritualità, un rapporto fisico con il testo, che per molti lettori resta insostituibile. Più che una sostituzione, vedo una convivenza: leggiamo in modi diversi, su supporti diversi, ma continuiamo a cercare nei libri qualcosa che interrompa la dispersione e ci restituisca profondità anche in vacanza.
SM





























