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Vacanze attive e sostenibili

Intervista a Barbara Gaudenzi, presidente del collegio didattico del corso di laurea magistrale in Management delle attività sportive innovative e sostenibili UniVr

di Sara Mauroner
21 Luglio 2026
in Attualità

Le vacanze estive sono tradizionalmente associate al relax, ma negli ultimi anni cresce il numero di persone che sceglie di viverle in modo attivo, privilegiando esperienze a contatto con la natura, itinerari a piedi o in bicicletta e attività sportive capaci di coniugare benessere e rispetto dell’ambiente. Un cambiamento che riflette una maggiore attenzione verso forme di turismo più sostenibili e responsabili.

Anche l’Università di Verona guarda a queste trasformazioni attraverso la propria offerta formativa. Nell’ambito dell’area di Economia e Management, il corso di laurea magistrale in Management delle attività sportive innovative e sostenibili, con sede a Vicenza, forma professioniste e professionisti in grado di progettare e gestire eventi, impianti e destinazioni sportive con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Ne abbiamo parlato con Barbara Gaudenzi, presidente del Collegio didattico del corso di laurea magistrale, per capire come lo sport possa diventare uno strumento di valorizzazione del territorio e quali accorgimenti adottare per vivere vacanze più sostenibili.

 

Negli ultimi anni il turismo sportivo è in forte crescita. Quali opportunità offre ai territori che scelgono di investire in questo settore?

Il turismo sportivo offre ai territori un’opportunità di sviluppo economico, reputazionale e sociale perché intercetta una domanda turistica in forte crescita. A livello globale, il turismo sportivo è un asse rilevante, pari a circa il 10% della spesa turistica mondiale, con prospettive di crescita molto elevate nel periodo 2023-2030 (dati Un Turism).

 Dal punto di vista manageriale, l’investimento nel turismo sportivo consente di conseguire diversi risultati strategici. Il primo è la destagionalizzazione: eventi legati a trail, gare ciclistiche, cammini, ritiri sportivi e attività outdoor possono attrarre visitatori anche fuori dai picchi estivi o invernali. Inoltre, il turismo sportivo favorisce la valorizzazione delle aree turistiche meno note e periferiche, perché molte pratiche sportive richiedono spazi naturalistici distanti dalle aree urbane. Non da ultimo, il turismo sportivo supporta la costruzione di filiere locali e un indotto diffuso per strutture ricettive, ristorazione, produttori agroalimentari, trasporti locali e servizi digitali, guide e istruttori, che possono essere integrati in pacchetti territoriali. Esso inoltre permette di consolidare un posizionamento competitivo della destinazione turistica: identificabile non solo come “luogo”, ma con uno stile di vita attivo, salutare e sostenibile.

 Il caso italiano è particolarmente significativo: nel 2024 l’Italia ha registrato 466,2 milioni di presenze turistiche, in crescita del 4,2%, risultando seconda nell’Ue per presenze dopo la Spagna; la componente straniera è cresciuta dell’8,4%. Inoltre, secondo il rapporto sul cicloturismo 2025 rilanciato da Sport e salute, nel 2024 lo sport ha motivato oltre un turista su quattro a scegliere l’Italia ed è risultato la quinta motivazione di viaggio dopo cultura, bellezze naturali, relax e rapporto qualità-prezzo. Questo dato conferma che il turismo sportivo non è più una nicchia, ma una componente strutturale dell’offerta turistica contemporanea.

Sempre più persone cercano esperienze nella natura. Come si può conciliare questa tendenza con la tutela degli ecosistemi e la necessità di preservare i luoghi più fragili?

La crescente domanda di esperienze nella natura va interpretata come una risorsa e anche come una responsabilità gestionale. Secondo i dati della Commissione europea, nella scelta della destinazione i cittadini europei attribuiscono peso alla cultura per il 44%, all’ambiente naturale per il 43% e al prezzo complessivo del viaggio per il 43%; inoltre l’82% dei cittadini UE dichiara di essere disposto a modificare alcune abitudini per sostenere un turismo più sostenibile. Questo significa che la natura è ormai un fattore competitivo primario, ma la sua attrattività dipende dalla capacità di preservarne l’integrità.

La conciliazione tra fruizione turistica e tutela ambientale richiede un’evoluzione strategica dal semplice marketing territoriale al destination management. In prospettiva manageriale, la sostenibilità va quindi trattata come criterio di progettazione del prodotto turistico, non come elemento comunicativo accessorio. Wttc, Un Tourism e Sustainable Hospitality Alliance hanno ad esempio promosso il quadro “Nature positive travel & tourism” per aiutare imprese e destinazioni a integrare la biodiversità nelle decisioni operative e nelle catene di fornitura.

Quali sono le buone pratiche che un turista può adottare per ridurre l’impatto ambientale delle proprie vacanze senza rinunciare allo sport e al divertimento?

Il turista sportivo sostenibile è un visitatore che compie scelte più consapevoli lungo tutto il ciclo della vacanza: trasporto, soggiorno, attività, consumi, rifiuti e relazione con il territorio. Le buone pratiche più rilevanti sono quelle che riducono gli impatti senza impoverire l’esperienza.

Cammini, ciclovie, arrampicata, sport acquatici: quali attività rappresentano oggi gli esempi più interessanti di turismo sportivo sostenibile?

Gli esempi più interessanti sono quelli che combinano basso impatto, distribuzione territoriale dei benefici, coinvolgimento delle comunità locali e possibilità di gestione dei flussi. I cammini rappresentano una delle forme più efficaci di turismo sportivo sostenibile. In Italia, il Ministero del Turismo ha dedicato strumenti specifici ai “Cammini d’Italia”, con misure orientate a fruibilità, sicurezza, accessibilità, orientamento, informazione e digitalizzazione dei percorsi. Il Sentiero Italia Cai, con circa 8.000 chilometri e oltre 500 tappe, è un esempio emblematico: collega tutte le regioni italiane, attraversando parchi naturali, borghi storici e territori montani.

Le ciclovie sono probabilmente il segmento più maturo dal punto di vista economico e ambientale. In Europa si stimano circa 2,3 miliardi di viaggi cicloturistici l’anno, per un valore economico di circa 44 miliardi di euro. In Italia il cicloturismo è descritto come una delle principali tendenze della nuova domanda: rappresenta oltre il 10% del totale dei turisti, con una forte associazione tra sport, relax e natura.

L’arrampicata è un caso più particolare. Può generare valore in aree montane e rurali con investimenti infrastrutturali relativamente leggeri, ma richiede una gestione rigorosa e accordi con proprietari dei terreni, regole di accesso, manutenzione delle chiodature.

Gli sport acquatici sono rilevanti perché si collegano alla blue economy e al turismo costiero. La Commissione europea evidenzia che il turismo costiero genera la quota maggiore del valore aggiunto lordo della blue economy Ue. Tuttavia, proprio per questa scala, gli sport acquatici sono sostenibili solo se integrati con tutela degli habitat marini e gestione degli accessi.

 

La sostenibilità riguarda anche chi organizza eventi e gestisce impianti sportivi. Quali competenze sono oggi indispensabili per affrontare queste sfide e come il corso di laurea magistrale prepara i futuri professionisti del settore?

La sostenibilità negli eventi e negli impianti sportivi richiede oggi competenze molto più ampie rispetto alla sola organizzazione operativa. Il professionista deve saper integrare management, ambiente, diritto, sicurezza, dati, comunicazione, finanza e relazione con gli stakeholder. Per rispondere a queste esigenze, l’Università degli Studi di Verona – dipartimento di Management in collaborazione con il dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento –  coordina il corso di laurea magistrale denominato Management delle attività sportive innovative e sostenibili (SportIS). Il progetto formativo, originale e innovativo, è stato disegnato per rispondere alle esigenze dello sport business integrando conoscenze e competenze di area manageriale e motorio-sportiva.

Le organizzazioni del mondo sportivo hanno infatti un grande bisogno di figure esperte sui temi motorio-sportivi, ma anche capaci di favorire i piani di sviluppo e innovazione degli impianti e società sportive, e di far crescere le iniziative sociali centrate sul benessere. Obiettivo del corso è creare competenze interdisciplinari in ambito manageriale-economico-aziendale, giuridico e motorio-sportivo al fine di formare futuri esperti e professionisti che potranno operare in tre contesti differenti e complementari che rappresentano altrettanti sbocchi occupazionali in grande crescita: sport manager, figura professionale recentemente istituita dal DL 36 del 28 febbraio 2021, specializzata nel gestire impianti sportivi, aziende e organizzazioni; responsabili nella gestione di eventi sportivi e comunicazione presso le organizzazioni specializzate nello sport business; infine professionisti in grado di assumere incarichi di team manager per la gestione di atleti o squadre di atleti.

Il tutto con una particolare focalizzazione sui temi dell’innovazione e sostenibilità, che si rivelano centrali sia nella progettazione e gestione dei moderni impianti sportivi e delle organizzazioni sportive, sia per favorire progetti di sviluppo sociale in ottica di integrazione tra ‘sport e salute’. Non solo: l’innovazione è un tema centrale anche per lo sviluppo di campagne di comunicazione, social-media engagement e sviluppo di modalità di interazione digitale nel mondo dello sport.

SM

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