Un calo dei consumi energetici nazionali non equivale sempre a un minore impatto ambientale globale. Lo evidenzia lo studio “Energy intensity, offshoring and the illusion of decarbonization”, pubblicato su Nature Communications da Francesco Jacopo Pintus, assegnista di ricerca del dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, con Claudia Amadei e Cesare Dosi dell’Università di Padova.
Analizzando 15 Paesi Ocse tra il 1970 e il 2021, la ricerca mostra che la riduzione dell’intensità energetica — l’energia necessaria a produrre ricchezza — può dipendere anche dal trasferimento all’estero delle produzioni più energivore. Parte dei progressi attribuiti a innovazione ed efficienza rischia quindi di essere solo apparente. Per valutare la transizione energetica, avvertono gli autori, occorre includere energia ed emissioni incorporate nei beni importati e guardare alla rete globale di produzione e consumo.
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