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Sclerosi multipla, la corteccia cerebrale aiuta a prevedere l’evoluzione della malattia

Una rassegna dell’Università di Verona, pubblicata su Nature Reviews Neurology, ricostruisce 25 anni di studi sulle lesioni corticali e sulle nuove prospettive di diagnosi e cura

di Elena Melis
17 Settembre 2026
in Ricerca e innovazione
Photo credits: @NeuroGraphix Studio - Adobestock

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La sclerosi multipla può colpire la corteccia cerebrale già nelle prime fasi della malattia, con conseguenze sulla mobilità, sulla memoria, sull’attenzione e sulle funzioni cognitive. È quanto emerge dalla rassegna pubblicata su Nature Reviews Neurology da ricercatori dell’Università di Verona, in collaborazione con l’Imperial College London. Il primo autore e autore corrispondente è Massimiliano Calabrese, neurologo del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona.

Il lavoro riunisce 25 anni di ricerca sulle lesioni corticali e li integra con la letteratura scientifica internazionale. Il numero e l’estensione delle lesioni sono associati al peggioramento della disabilità, al deterioramento cognitivo e alla progressione della malattia anche in assenza di ricadute cliniche, cioè alla progressione della disabilità indipendente dalle ricadute (Pira).

Le tecniche più avanzate di risonanza magnetica consentono di individuare una parte significativa delle lesioni, ma una quota rilevante del danno resta invisibile agli esami convenzionali. La ricerca futura punta sull’integrazione tra risonanza magnetica quantitativa e ad alto campo, biomarcatori, trascrittomica e intelligenza artificiale (IA), per individuare prima i pazienti più a rischio, monitorare la risposta alle terapie e sviluppare farmaci contro l’infiammazione persistente del sistema nervoso centrale.

“Questo lavoro nasce da oltre vent’anni di ricerca del nostro gruppo sul danno corticale nella sclerosi multipla e non vuole essere soltanto una sintesi delle conoscenze accumulate, ma anche una lettura critica del percorso compiuto e una proposta su dove dovrebbe andare la ricerca nei prossimi anni” – spiega Massimiliano Calabrese. “In venticinque anni le lesioni corticali sono passate dall’essere un aspetto quasi invisibile della malattia a rappresentare uno degli indicatori più importanti della sua biologia e della sua possibile evoluzione. La sfida ora è trasformare queste conoscenze in strumenti diagnostici più sensibili, capaci di identificare precocemente i pazienti a maggiore rischio di progressione, per arrivare a una vera personalizzazione della terapia. L’obiettivo è scegliere il trattamento più adatto in base ai meccanismi biologici che guidano la malattia nel singolo paziente e, parallelamente, sviluppare nuove terapie capaci di agire con precisione su quell’infiammazione”.

“Uno degli aspetti più importanti di questo lavoro è la capacità di creare un ponte tra ricerca e pratica clinica” – osserva Michele Tinazzi, direttore della Neurologia B dell’Aoui di Verona e docente del dipartimento. “Le nuove conoscenze sui meccanismi della sclerosi multipla acquistano infatti pieno valore quando possono essere trasformate in strumenti utili al neurologo per comprendere meglio ciò che sta accadendo nel singolo paziente. Portare i risultati della ricerca nella pratica quotidiana significa offrire al clinico nuovi strumenti per riconoscere anche gli aspetti meno evidenti della malattia, seguirne con maggiore precisione l’evoluzione e orientare in modo sempre più consapevole le scelte terapeutiche”.

“La sclerosi multipla non riguarda soltanto la disabilità fisica” – sottolinea Corrado Barbui, direttore del dipartimento. “Il danno corticale può coinvolgere funzioni fondamentali come la memoria, l’attenzione e altre capacità cognitive, con conseguenze che possono incidere sulla vita quotidiana della persona. Riconoscere e comprendere meglio questi aspetti significa costruire percorsi di cura che guardino alla persona nella sua globalità, nei quali l’obiettivo non sia soltanto controllare la malattia, ma preservare nel tempo l’autonomia e la qualità della vita”.

DOI: 10.1038/s41582-026-01263-2

 

Sara Mauroner

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