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Assegnato a Roberta Magliozzi il 27° Premio Rita Levi Montalcini

La docente premiata da Aism per il suo contributo alla ricerca sulla sclerosi multipla

di Letizia Bertotto
23 Giugno 2026
in Ricerca e innovazione

È Roberta Magliozzi, professoressa associata del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento e dell’Imperial College di Londra, la vincitrice del Premio Rita Levi Montalcini 2026, il riconoscimento promosso dall’associazione italiana sclerosi multipla e dalla sua Fondazione (Fism) che dal 1999 premia ricercatrici e ricercatori distintisi per l’eccellenza scientifica nella lotta alla sclerosi multipla. Giunto alla 27ª edizione, il premio le è stato assegnato per oltre vent’anni di studi sul ruolo dei linfociti B nella progressione della malattia, ricerche che hanno contribuito in modo determinante alla comprensione dei meccanismi alla base della neurodegenerazione e dell’infiammazione cronica e hanno aperto la strada alle attuali terapie anti-CD20, oggi tra i trattamenti più efficaci disponibili.

Laureata in Biologia nel 1999, Magliozzi ha iniziato il proprio percorso scientifico a Roma, collaborando con la neuroscienziata Francesca Aloisi. In seguito, si è trasferita nel Regno Unito, dove ha lavorato all’Imperial College di Londra con Richard Reynolds, diventando oggi co-direttrice scientifica della UK MS Society Tissue Bank, una delle più importanti banche di tessuti dedicate allo studio della sclerosi multipla. Parallelamente mantiene la posizione onoraria all’Università di Verona, con la quale ha ottenuto un progetto Horizon 2023, ed un forte legame con l’Italia attraverso la collaborazione con diversi gruppi impegnati nella ricerca sulla SM.

La Redazione di Univrmagazine l’ha intervistata per approfondire il significato di questo riconoscimento e le prospettive future della ricerca.

 

Professoressa Magliozzi, per quali studi le è stato assegnato il Premio Rita Levi Montalcini 2026?

Il premio riconosce un percorso di ricerca che porto avanti da oltre vent’anni sul ruolo dei linfociti B nella sclerosi multipla. Le nostre ricerche hanno contribuito a dimostrare come queste cellule del sistema immunitario siano coinvolte nei processi infiammatori non solo nelle fasi iniziali della malattia, ma anche nelle fasi progressive, mediando meccanismi di neurodegenerazione e favorendo la progressione della malattia.

Negli ultimi anni abbiamo inoltre ottimizzato approcci innovativi che consentono di analizzare, a livello molecolare, le singole cellule presenti nel cervello autoptico donato da persone affette da SM. Queste tecnologie ci permettono di comprendere meglio il ruolo patologico, le interazioni tra cellule immunitarie e cellule cerebrali, individuando i segnali patologici che potrebbero diventare i bersagli delle future terapie. L’obiettivo finale è limitare la progressione della disabilità e contrastare l’infiammazione cronica che caratterizza la malattia.

 

Che cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?

È una grande emozione. Ricevere un premio che porta il nome di Rita Levi Montalcini ha un significato speciale, sia dal punto di vista scientifico sia umano. Rita Levi Montalcini è stata un esempio straordinario di rigore, perseveranza e passione per la ricerca, oltre che una figura di riferimento per molte donne che hanno scelto di dedicare la propria vita alla scienza. Questo riconoscimento non appartiene soltanto a me, ma a tutte le persone che hanno condiviso questo percorso: i collaboratori, gli studenti, i colleghi e la mia famiglia. Dietro ogni risultato scientifico ci sono anni di lavoro, sacrifici e collaborazione. Sapere che questo impegno viene riconosciuto è motivo di grande orgoglio.

 

Quanto hanno contato le persone che l’hanno accompagnata nel suo percorso?

Moltissimo. Nessun traguardo nella ricerca si raggiunge da soli. Ho avuto la fortuna di incontrare maestri straordinari nel corso della mia formazione supportata prevalentemente da borse di studio o progetti della Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism) e di lavorare in contesti scientifici che mi hanno permesso di crescere professionalmente e personalmente. Al dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento, guidato dal Corrado Barbui, ed, in particolare, grazie alla collaborazione con il gruppo clinico di Massilimiliano Calabrese della Neurologia dell’ospedale Borgo Roma, guidata da Michele  Tinazzi, ho avuto modo di traslare molte delle ricerche di base che avevamo ottenuto precedentemente, contribuendo all’identificazione di biomarcatori utili per la diagnosi e la prognosi della sclerosi multipla. Nell’ateneo scaligero ho potuto anche continuare gli studi neuroimmunologici in collaborazione con il gruppo di Gabriela Constantin del dipartimento di Medicina, con la quale siamo impegnate ormai da anni nello studio della risposta cronica infiammatoria coinvolta nella progressione della malattia.

Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche la mia famiglia, in particolare mio marito, che mi ha sempre sostenuta nelle scelte e nei sacrifici richiesti da una carriera internazionale. La ricerca è fatta di passione, ma anche di resilienza, e poter contare sul supporto delle persone care è stato essenziale.

 

Quali sono oggi le sfide più importanti per la ricerca sulla sclerosi multipla?

Sebbene siano stati compiuti progressi enormi, restano ancora molti aspetti da comprendere, soprattutto riguardo ai meccanismi che guidano la progressione della malattia nelle sue forme più avanzate e invalidanti.

Per questo stiamo portando avanti nuovi progetti che combinano analisi genetiche e tecnologie di profilazione cellulare avanzata. Grazie alla Fism e alla UK MS Society Tissue Bank, in collaborazione con l’Università di Verona, stiamo studiando centinaia di campioni cerebrali per identificare esattamente i meccanismi cellulari e genomici alla base dei processi biologici associati alla sclerosi multipla. L’obiettivo è arrivare a terapie sempre più mirate e personalizzate, capaci di intervenire precocemente sui meccanismi che causano il danno neurologico.

 

Quale messaggio desidera rivolgere alle persone con sclerosi multipla e alle loro famiglie?

Vorrei dire loro di avere fiducia. I progressi della ricerca degli ultimi anni sono stati straordinari e continuano ad accelerare. Molte delle terapie oggi disponibili erano impensabili quando ho iniziato a occuparmi di questa malattia. Ogni giorno ricercatori, clinici, associazioni e persone con sclerosi multipla lavorano insieme per costruire nuove opportunità di cura. È proprio pensando ai pazienti che continuiamo a fare ricerca: il nostro obiettivo non è il riconoscimento scientifico, ma migliorare concretamente la qualità della vita delle persone avendo fiducia, un giorno, di fermare definitivamente la malattia.

 

Sara Mauroner

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