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Artrosi ed osteoporosi, una strategia unica per due patologie

Il docente Giovanni Adami guida lo studio Zodiac per nuove terapie nell’artrosi erosiva delle mani

di Elena Melis
14 Aprile 2026
in Ricerca e innovazione

Nel quadro delle patologie infiammatorie e degenerative, si distingue il progetto di Giovanni Adami, docente di Reumatologia al dipartimento di Medicina dell’Università di Verona, tra i vincitori della sezione “Giovani ricercatori” del bando ministeriale “Ricerca finalizzata”. 

Adami è reumatologo dell’unità operativa complessa di Reumatologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e ricercatore del dipartimento di Medicina Univr, con esperienza internazionale e oltre 150 pubblicazioni scientifiche. Non è nuovo a importanti riconoscimenti: un suo precedente progetto è stato infatti finanziato dal Fondo italiano per la scienza (Fis2) con un contributo di 1,3 milioni di euro. 

Il progetto Zodiac è uno studio clinico randomizzato che confronta due farmaci già utilizzati per l’osteoporosi – denosumab e acido zoledronico – in pazienti affetti da artrosi erosiva delle mani, una forma particolarmente aggressiva e priva di terapie efficaci. 

In relazione alla sua ricerca e al valore personale di questo riconoscimento, Giovanni Adami ha risposto alle domande di Univrmagazine. 

Dottor Adami, di cosa si occupa il progetto Zodiac e quali sono i suoi obiettivi principali? 

Il progetto Zodiac è uno studio clinico randomizzato che mette a confronto due farmaci già utilizzati per l’osteoporosi, denosumab e acido zoledronico, in pazienti con artrosi erosiva delle mani. L’obiettivo è verificare se questi trattamenti, agendo sugli osteoclasti e quindi sul riassorbimento osseo, possano rallentare la progressione della malattia e preservare la struttura articolare. In questo modo puntiamo ad affrontare contemporaneamente due patologie strettamente correlate, artrosi e osteoporosi, con un’unica strategia terapeutica. 

Qual è il fulcro della sua ricerca? 

Lo scopo del progetto è mettere a confronto due farmaci di uso consolidato per valutarne l’efficacia in pazienti affetti da osteoartrite erosiva della mano e osteoporosi. Si tratta di una condizione clinica complessa e ancora priva di soluzioni terapeutiche efficaci, per la quale è fondamentale individuare nuove strategie di trattamento. 

Che valore ha per lei questo riconoscimento? 

A queste emozioni credo non ci si abitui mai: nonostante un recente finanziamento ottenuto con il bando Fis, ricevere nuovamente un riconoscimento per un progetto così importante rappresenta per me una grande soddisfazione. È un traguardo significativo, che ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti e, allo stesso tempo, supportare il lavoro quotidiano dei professionisti sanitari. 

Quali ricadute concrete potrà avere lo studio per pazienti e sistema sanitario? 

Se i risultati saranno positivi, potremo offrire una nuova opzione terapeutica per una malattia oggi priva di cure efficaci. Questo significherebbe un passo significativo verso la terapia di precisione nell’artrosi non solo per rallentare la progressione della malattia, ma anche migliorare la gestione dell’osteoporosi, con benefici concreti per i pazienti e un impatto positivo sull’organizzazione delle cure. 

 

SM

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