“Appropriatezza sul consumo di antibiotici” è il titolo della ricerca con cui Elena Carrara, docente di Malattie infettive del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica dell’Università di Verona, si è aggiudicata uno dei finanziamenti della sezione “Giovani ricercatori” del bando ministeriale “Ricerca finalizzata”, volto a sostenere progetti capaci di migliorare la qualità dei servizi della sanità pubblica.
Carrara svolge attività clinica nell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, dove coordina il team di Antimicrobial stewardship, ed è coinvolta in numerosi progetti internazionali sulla sorveglianza della resistenza antimicrobica. Ha inoltre contribuito alla stesura di linee guida nazionali ed europee e ha collaborato con la World health organization nelle attività di prioritizzazione della resistenza antimicrobica.
In relazione alla sua ricerca e al valore personale di questo riconoscimento, Elena Carrara ha risposto alle domande di Univrmagazine.
Professoressa Carrara, di cosa si occupa il progetto Itaca e quali sono i suoi obiettivi principali?
Il progetto Itaca mira a definire i livelli appropriati di utilizzo degli antibiotici negli ospedali, per contrastare la resistenza antimicrobica legata all’uso eccessivo o inappropriato di questi farmaci. Coinvolge l’Università di Verona e l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, insieme ai partner di Milano e Padova, e prevede per due anni l’attuazione di programmi di Antimicrobial stewardship supportati da strumenti digitali per monitorare le prescrizioni e migliorare l’appropriatezza terapeutica. L’obiettivo è fornire indicatori concreti e strategie utili a migliorare la qualità delle cure e supportare i sistemi sanitari nelle decisioni cliniche.
Dottoressa Carrara, qual è il fulcro della sua ricerca?
Gli antibiotici sono tra i farmaci più utilizzati in medicina, ma il loro impiego non è sempre appropriato. Il rischio è quello di favorire lo sviluppo della resistenza batterica, riducendone progressivamente l’efficacia. Il fulcro della nostra ricerca è definire e promuovere un uso corretto degli antibiotici, affinché possano continuare a essere strumenti terapeutici efficaci anche in futuro.
Che valore ha per lei questo riconoscimento?
È un riconoscimento che ha per me un valore emotivo e personale molto importante. Il fatto che il Ministero della Salute abbia creduto nel potenziale del progetto mi rende orgogliosa e profondamente grata per questa opportunità.
Quali ricadute concrete potrà avere il progetto Itaca per ospedali e pazienti?
Il progetto mira a fornire strumenti pratici per migliorare l’uso degli antibiotici nella pratica clinica quotidiana. Questo significa aiutare gli ospedali a prendere decisioni più consapevoli, migliorare la qualità delle cure e ridurre il rischio di resistenze. In prospettiva, vogliamo contribuire a tracciare una vera e propria rotta per un uso responsabile degli antibiotici, garantendo terapie più sicure per i pazienti di oggi ma garantendo l’efficacia di questi farmaci per le generazioni future.
SM






















