Ci sono maestri che si riconoscono dai risultati della loro ricerca e altri che continuano a vivere nelle persone che hanno formato. Giorgio De Sandre appartiene a entrambe le categorie. A cent’anni dalla nascita, il 19 luglio 2026, la sua eredità non coincide soltanto con le scoperte scientifiche o con le istituzioni che ha contribuito a costruire, ma con un modo di intendere la medicina che continua a parlare al presente.
La storia del Professore inizia nel 1926 a San Martino di Lupari. Poi gli studi a Padova, la laurea in Medicina con il massimo dei voti con lode e i primi passi nella ricerca ematologica. È qui che inizia a studiare l’Emoglobinuria parossistica notturna: le sue intuizioni sulle cause della malattia avrebbero gettato le basi per le cure del futuro, cambiando la vita di tantissimi pazienti. Dopo un breve periodo a Trieste, nel 1974 arriva la svolta: si trasferisce a Verona. All’epoca la facoltà di Medicina era solo una sede staccata di Padova, ma grazie a lui le cose cambiarono. Ha creato da zero una scuola medica tra le più importanti d’Italia, guidando i reparti di Patologia e clinica medica, diventando prorettore e portando a Verona le specializzazioni in ematologia, oncologia e reumatologia.
Ma il suo tratto più distintivo emerge nel ricordo di Domenico Girelli, allievo e successore. “Entrai nel suo reparto al quarto anno di corso, attratto da un’atmosfera unica: un ambiente quasi familiare dove la centralità del malato non era lo slogan di maniera che oggi rischia talvolta di perdere il suo significato, ma una realtà quotidiana, assoluta e profonda”. È forse in questa immagine che si concentra il senso della sua lezione: una medicina capace di tenere insieme ricerca, assistenza e formazione.
“Il professor De Sandre era uno scienziato straordinario, ma prima di tutto una persona buona, empatica, che trattava noi studenti con un rispetto e un affetto quasi paterni”. Un’autorevolezza che non aveva bisogno di autoritarismo. Chi lo ha conosciuto ricorda la semplicità con cui si rivolgeva agli allievi, considerandoli interlocutori prima ancora che studenti.
Fu proprio quella fiducia a cambiare il percorso di Girelli. “Mi chiamò nel suo studio, al secondo anno di specializzazione, per propormi un dottorato di ricerca in Ematologia sperimentale, con sede amministrativa a Milano e Verona tra le sedi partecipanti. Io pensavo soltanto a diventare un buon internista e a trovare lavoro nel primo ospedale disponibile. Non immaginavo una carriera accademica e, meno che mai, avrei pensato di diventare un giorno il suo successore”. Accettò con esitazione. “Al professor De Sandre non si poteva dire di no. Fu la mia fortuna”.
In quel ricordo è racchiuso il tratto forse più originale del suo magistero. “Il vero maestro non ti mostra chi è lui, ma ti aiuta a vedere chi puoi diventare, scorgendo in te potenzialità che tu stesso non immagini di avere”. È così che De Sandre ha costruito una scuola destinata a portare il nome di Verona sulle pagine del New England Journal of Medicine, di Lancet, di Nature e delle principali riviste internazionali.
Negli ultimi anni il suo interesse si rivolse alla bioetica, naturale prosecuzione di una vita professionale vissuta mettendo la persona prima della malattia. In un tempo in cui la medicina è sempre più tecnologica, il suo insegnamento conserva una sorprendente attualità: ricordare che il sapere scientifico cresce davvero solo quando sa generare umanità.
MC
























