La parità di genere si costruisce attraverso la cultura, la ricerca e l’impegno condiviso. Da questa convinzione nasce “Coltiviamo il rispetto”, l’iniziativa promossa da Donne Coldiretti, in collaborazione con Fondazione campagna amica e Università di Verona, che si è tenuta lunedì 13 luglio nella Sala Barbieri dell’Ateneo veronese.
Nel corso dell’incontro è stata presentata l’attivazione di una borsa di ricerca, dal valore di 6mila euro, dedicata ad approfondire l’impatto sociale, educativo e culturale delle iniziative a sostegno della leadership femminile. L’obiettivo è promuovere un percorso capace di trasformare la ricerca in uno strumento concreto di cambiamento, valorizzando il ruolo delle donne nell’impresa, nel lavoro e nella società e offrendo alle nuove generazioni modelli positivi di crescita, autonomia e partecipazione.
L’iniziativa conferma l’impegno nel promuovere un’agricoltura sempre più inclusiva e innovativa, nella quale il contributo femminile rappresenta un motore di sviluppo economico, sociale e culturale. La collaborazione fra Donne Coldiretti e l’Università di Verona rafforza questo percorso, creando un ponte tra ricerca, formazione e territorio per generare nuove opportunità e conoscenza.
Dopo i saluti istituzionali di Michela Rimondini, delegata della rettrice per il Benessere organizzativo dell’Università di Verona, e di Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, Valentina Galesso, presidente regionale di Donne Coldiretti, ha introdotto i lavori. A seguire gli interventi di Franca Castellani, presidente Donne Coldiretti Verona, Mariafrancesca Serra, presidente nazionale Donne Coldiretti, Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, e Valeria Mantovan, assessore regionale all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura. Le conclusioni sono state affidate a Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto. A moderare l’incontro Marina Montedoro, direttrice Coldiretti Veneto.
La borsa di ricerca rappresenta un investimento sul futuro: un progetto che punta a misurare e valorizzare l’efficacia delle azioni dedicate all’empowerment femminile, contribuendo alla costruzione di una società più equa, inclusiva e consapevole del valore del talento delle donne.
“Questa collaborazione con Donne Coldiretti rappresenta pienamente la visione dell’Agenda territori attrattivi dell’ateneo: mettere in relazione ricerca, formazione e territorio per generare valore sociale, guardando alla cura come infrastruttura di attrattività – ha commentato Michela Rimondini -.Vogliamo offrire alle nuove generazioni strumenti concreti per affrontare le grandi sfide del presente, dalla sostenibilità al benessere psicologico, dalla leadership femminile all’inclusione, trasformando la conoscenza in opportunità di crescita per tutta la comunità”.
“Dobbiamo offrire alle nuove generazioni gli strumenti per diventare protagonisti attivi del cambiamento culturale, perché agisce sulle radici del fenomeno, dalla narrazione alla mentalità fino ai modelli comportamentali – ha proseguito Martina Semenzato -. L’indipendenza economica, è fondamentale per contrastare la violenza economica e per denunciare. Dobbiamo fare rete e il Protocollo con Coldiretti è esempio pratico e virtuoso. Da Venezia a Verona passando il testimone a Vicenza, questa è la politica del fare. Occorre un nuovo patto di corresponsabilità: famiglia, scuola, università, società civile e politica”.
“La ricerca è uno degli strumenti più potenti che abbiamo per costruire un cambiamento duraturo. Questa borsa, nata dalla collaborazione tra Donne Coldiretti e l’Università di Verona, lo dimostra: non basta promuovere la leadership femminile, servono politiche strutturali, alleanze tra mondi diversi e — appunto — ricerca rigorosa – ha ribadito Valeria Mantovan -. È un approccio serio, scientifico, che trasforma il concetto di parità da dichiarazione di principio in metodo di lavoro per una società più equa, inclusiva e competitiva. La Regione del Veneto si muove su tutti questi fronti: con il bando PARI abbiamo raggiunto oltre 25.000 persone per promuovere la leadership femminile e la presenza delle donne nelle discipline Stem; con il programma “50&50” stiamo lavorando nelle imprese e nelle scuole per destrutturare gli stereotipi di genere fin dai banchi. Perché è lì, nel cambio di paradigma culturale, che si gioca la partita vera. “Coltiviamo Il rispetto” è esattamente il tipo di alleanza — tra imprenditoria agricola, università e istituzioni — che vogliamo vedere crescere: perché nessuna donna deve restare sola nel suo percorso di vita e di carriera”.
“Quando abbiamo pensato a Coltiviamo il rispetto abbiamo scelto una parola dal significato profondo: rispetto significa riconoscere il valore di ogni persona e creare le condizioni perché ciascuno possa esprimere pienamente il proprio potenziale. Questo progetto nasce dall’impegno di Donne Coldiretti per promuovere una cultura della parità e della prevenzione, perché il contrasto alla violenza di genere deve partire dall’educazione, dalla consapevolezza e dalla costruzione di relazioni sane – ha concluso Valentina Galesso -. A Verona abbiamo voluto dedicare un’attenzione particolare anche al tema dei disturbi alimentari, che coinvolge soprattutto i giovani e richiama il rapporto tra corpo, identità ed emozioni. Parlare di questi temi significa promuovere il rispetto di sé, superare stereotipi e favorire una cultura del benessere fondata sull’ascolto e sulla conoscenza”.
Anche l’agricoltura può offrire un contributo concreto. Le nostre aziende sono sempre più luoghi di educazione, inclusione e socialità, dove il rapporto con la natura, gli animali e il cibo diventa un’opportunità di crescita. Il cibo, infatti, non è solo nutrimento: è cultura, identità, relazione e cura.
La collaborazione con l’Università di Verona rappresenta un valore aggiunto fondamentale, perché permette di trasformare idee e sensibilità in ricerca e strumenti concreti per comprendere i fenomeni e costruire risposte efficaci.
Coltiviamo il rispetto unisce il mondo agricolo, quello accademico, le istituzioni e il territorio con un obiettivo comune: seminare consapevolezza oggi per raccogliere una società più inclusiva, attenta e rispettosa domani.
Elisa Innocenti





























