Verona, ancora una volta, è stata crocevia del confronto scientifico nazionale sui disturbi neurologici. Venerdì 17 aprile l’aula D del Silos di Ponente del Polo Santa Marta ha ospitato il congresso regionale–interregionale della Società italiana di neurologia (Sin), dal titolo “Disturbi neurologici funzionali e malattie neurologiche: nuovi approcci diagnostici e terapeutici”.
L’evento, organizzato da Michele Tinazzi, ordinario di Neurologia e direttore della clinica neurologica del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento dell’Università di Verona, nonché consigliere della Sin, ha rappresentato un appuntamento di rilievo per specialisti e ricercatori. Promosso dal gruppo di studio “Disturbi neurologici funzionali” della Sin, coordinato dal Roberto Erro, il congresso si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso una condizione clinica tanto diffusa quanto ancora poco riconosciuta. A supporto dell’organizzazione scientifica, il lavoro congiunto di Marialuisa Gandolfi, docente in Medicina fisica e riabilitativa, e di Angela Sandri, ricercatrice dello stesso dipartimento, testimonia l’approccio multidisciplinare che ha caratterizzato l’intero evento.
In Italia, la Clinica neurologica dell’Azienda ospedaliera-universitaria integrata di Verona è da anni un punto di riferimento nazionale e internazionale per i disturbi neurologici funzionali (Fnd). Il team, coordinato da Michele Tinazzi, integra competenze diverse – neurologiche, riabilitative, psicologiche e psichiatriche – in un modello assistenziale che coniuga clinica, ricerca e formazione. Un approccio che ha permesso di sviluppare percorsi innovativi, sia in regime di ricovero sia ambulatoriale, attirando pazienti da tutto il territorio nazionale.
Parallelamente all’attività clinica, il gruppo veronese è promotore, dal 2017, del Registro italiano disturbi motori funzionali, una rete che coinvolge 25 centri universitari e che ha contribuito in modo significativo alla raccolta di dati epidemiologici e clinici. Le collaborazioni scientifiche, attive sia a livello nazionale che europeo, hanno dato vita a progetti di ricerca finanziati dal ministero della Salute, dal Miur e da altri enti, tra cui spiccano i “Mind-brain-body projects in Fnd”, esempio concreto di integrazione tra neuroscienze, riabilitazione e scienze economiche.
Non meno rilevante è l’impegno sul fronte della formazione e della sensibilizzazione. Nel 2023 è stato istituito all’Università di Verona il primo corso di perfezionamento in Italia dedicato ai disturbi neurologici funzionali, mentre la nascita dell’Associazione italiana per il disturbo neurologico funzionale (Aidinef) ha rafforzato il dialogo tra pazienti, famiglie e operatori sanitari.
I disturbi neurologici funzionali rappresentano oggi una sfida cruciale per la medicina contemporanea. Pur essendo tra le condizioni più frequenti nella pratica neurologica – con una incidenza che arriva fino al 5–10% delle nuove diagnosi e a un terzo delle visite specialistiche – restano spesso difficili da riconoscere. Si tratta di disturbi non riconducibili a una causa organica identificabile, ma associati ad alterazioni funzionali di specifici circuiti cerebrali. Negli ultimi anni, il superamento della tradizionale dicotomia tra mente e cervello ha aperto la strada a un modello bio-psico-sociale, capace di offrire nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche.
Uno dei nodi centrali, che il congresso ha affrontato, è la cosiddetta “odissea diagnostica”: percorsi lunghi e complessi, caratterizzati da numerosi esami e visite senza una diagnosi chiara, con pesanti ricadute sulla qualità di vita dei pazienti e sui costi del sistema sanitario. Migliorare la diagnosi precoce e costruire percorsi di cura integrati rappresenta quindi è stata una priorità condivisa.
“I disturbi neurologici funzionali sono una delle sfide più importanti e, al tempo stesso, più stimolanti della neurologia moderna – sottolinea Michele Tinazzi – Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento radicale nel modo di interpretarli: oggi sappiamo che esistono basi neurobiologiche precise e che un approccio multidisciplinare può fare la differenza. Il nostro obiettivo è ridurre i ritardi diagnostici e offrire ai pazienti percorsi terapeutici efficaci, fondati sull’integrazione tra competenze diverse”.
Il congresso ha offerto un aggiornamento sui più recenti sviluppi della ricerca, con particolare attenzione all’identificazione di biomarcatori diagnostici e prognostici e allo sviluppo di strategie riabilitative innovative. È stata inoltre un’occasione di confronto tra specialisti di diverse discipline – neurologia, psichiatria, psicologia, medicina riabilitativa e fisioterapia – con l’obiettivo di costruire modelli di presa in carico sempre più efficaci.
L’evento si è inserisce nel progetto finanziato dal Pnrr “A window into the mind-brain-body interplay”, sostenuto dall’Unione Europea – Next generation Eu, a conferma della rilevanza strategica di questo ambito di ricerca.
Sara Mauroner


























