Un fumetto, ideato insieme a bambine e bambini delle scuole primarie veronesi, per parlare di sport, amicizia, differenze e inclusione. Protagonista è Toad, un rospo curioso ed empatico con le sue difficoltà, paure e speranze.
Il fumetto “Toad e le storie di sport” nasce all’interno del progetto dell’ateneo di Verona Spin – Sport inclusivo, che ha l’obiettivo di portare la cultura sportiva fuori dagli spazi accademici, dentro le scuole, le piazze e i quartieri di città e provincia. Un percorso che mette al centro inclusione, partecipazione e creatività, trasformando lo sport in un linguaggio capace di unire.
Una delle innovazioni più originali del progetto, coordinato da Cantor Tarperi, referente della Rettrice per lo sport e gli stili di vita attivi dell’Università di Verona, è stata la realizzazione del fumetto illustrato da Simone Paoloni (Pao), con la produzione esecutiva di Alberto Baldisserotto e il coordinamento grafico di Massimo Pozza. Toad racconta le storie ideate nelle aule e nei laboratori artistici con le bambine e i bambini della scuola primaria: un percorso di ascolto, immaginazione e gioco che ha trasformato le loro idee in una narrazione visiva. Il linguaggio del fumetto permette di avvicinare le/i più giovani ai valori dello sport, offrendo un racconto divertente. Toad diventa così la guida simbolica del progetto per ricordare che lo sport è di e per tutte e tutti. La stampa e la distribuzione del fumetto Spin saranno curate da Athesis, garantendo una diffusione capillare sul territorio veronese.
“Possiamo immaginare l’università come una grande aula che si affaccia verso l’esterno, capace di dialogare con le strade, le piazze, le comunità. Per questo, l’Università di Verona con le sue iniziative entra in relazione con la scuola, anche con bambine e bambini della primaria che si raccontano, esplorano, inventano – spiega Chiara Leardini, Rettrice dell’Ateneo scaligero -. Le loro storie sono diventate un fumetto di immagini, parole, giochi, vivendo lo sport come contesto in cui tutte e tutti possono partecipare, con le proprie abilità. La pratica sportiva, intesa in questo modo, diventa così un linguaggio comune, un’esperienza che non divide, bensì unisce. È con questa visione che si è realizzato il progetto Spin – Sport inclusivo, coinvolgendo scuole, famiglie, territori in dialogo con docenti, studenti e studentesse di Scienze motorie. Questa iniziativa da ulteriore valore a una università attenta a promuovere una cultura dello sport che abbraccia i valori fondamentali legati allo stare bene assieme”.
“L’arte del fumetto, così come lo sport inclusivo, dove ogni tratto e ogni gesto accolgono una sfumatura diversa, condividono la stessa promessa, quella di dare spazio a tutte le storie, a tutti i corpi, a tutte le possibilità esprimendosi con un linguaggio comprensibile a bambine, bambini e adulti”, dichiara Tarperi.
Il Baskin come modello di riferimento
Alla base del progetto Spin c’è il modello Baskin, disciplina nata in un contesto scolastico nel 2003 e fondata sulle regole del basket. Parafrasando i suoi ideatori, Antonio Bodinie Fausto Cappellini, il Baskin è la prima disciplina sportiva realmente inclusiva; grazie ad essa è nata la possibilità di fare cose in modo non paternalistico tra persone con disabilità e senza. Il regolamento prevede la partecipazione simultanea di atlete e atleti con abilità differenti, valorizzando ruoli complementari e diversi. Questo modello di gioco rappresenta per Spin un riferimento di pratica sportiva, pedagogica e culturale.
L’università con Spin vive il territorio
Spin interpreta l’università come una grande aula aperta capace di dialogare con le scuole, le strade, le piazze e le comunità. Docenti, studenti e studentesse, collaboratrici e collaboratori di Scienze motorie hanno cercato un archetipo di sport che non divide ma unisce, che abbatte barriere fisiche, mentali e sociali per promuovere rispetto, partecipazione e benessere collettivo. Le piazze sono diventate il cuore pulsante del progetto: luoghi di incontro, gioco e relazione. Gli eventi Spin hanno trasformato gli spazi urbani in palestre, dove bambine e bambini, adolescenti, persone con e senza disabilità hanno potuto sperimentare attività inclusive ispirate al Baskin e ad altre pratiche adattate.
Le quattro tappe del progetto Spin
Il progetto, grazie al contributo della Fondazione Cariverona, si è sviluppato attraverso quattro azioni principali: tavoli di confronto tra università, scuole, Ente italiano sport inclusivi, Special olympics Italia, Cus Verona e amministrazioni locali per definire un modello condiviso di attività sportive inclusive, eventi sportivi Spin nelle piazze di almeno 14 comuni della provincia di Verona, con attività aperte a bambine, bambini, ragazze e ragazzi, formazione dedicata agli insegnanti sullo spirito olimpico e sulla visione inclusiva del progetto e disseminazione culturale attraverso materiali divulgativi, percorsi educativi e strumenti creativi pensati per raccontare lo sport come spazio di partecipazione.
Elisa Innocenti
con il contributo Comunicazione Scienze motorie





























