Le emozioni possono contare più dei fatti nel plasmare le opinioni politiche. È quanto emerge da uno studio a firma del docente Simone Quercia del dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, realizzato insieme alle università di Bergamo, Trento e Bolzano e pubblicato sulla rivista internazionale Journal of the european economic association.
La ricerca dimostra che l’esposizione a contenuti emotivamente forti, come le notizie di cronaca nera, aumenta significativamente il supporto a politiche restrittive sull’immigrazione, anche quando le persone ricevono informazioni statistiche corrette.
“Una delle domande centrali del nostro lavoro – spiega Simone Quercia – è capire quanto i dati riescano davvero a cambiare le opinioni. I risultati mostrano che questo dipende molto dal contesto emotivo in cui le informazioni vengono ricevute”.
Lo studio si basa su un esperimento su 12.000 partecipanti italiani, esposti in modo casuale a diversi contenuti: notizie neutrali, notizie di cronaca con diverso grado di intensità emotiva e informazioni ufficiali sull’immigrazione.
I risultati evidenziano che le notizie più cariche dal punto di vista emotivo – in particolare quelle relative a reati violenti – generano reazioni di paura, rabbia e ansia, che si traducono in un aumento significativo del sostegno a politiche anti‑immigrazione. Contenuti meno emotivi producono invece effetti più limitati.
Un secondo risultato riguarda la capacità delle persone di apprendere dai dati. Quando vengono forniti dati statistici ufficiali, la conoscenza migliora e si avvicina ai dati oggettivi, segno che gli individui sono in grado di aggiornare correttamente le proprie credenze. Inoltre, in assenza di altre informazioni, le informazioni statistiche, correggendo aspettative pessimistiche riguardo al fenomeno migratorio, rendono le persone meno avverse all’immigrazione.
Tuttavia, quando informazioni statistiche e notizie emotive sono presentate insieme, l’effetto delle emozioni prevale: anche in presenza di dati statistici che rendono irrilevanti da un punto di vista informativo le notizie emotive, le posizioni politiche restano unicamente influenzate dalla reazione emotiva nonostante le persone conoscano meglio le statistiche.
“Il risultato più rilevante – sottolinea Quercia – è che una volta attivate le emozioni negative, avere informazioni più accurate non è sufficiente per cambiare idea. È la risposta emotiva a guidare il giudizio”.
Il lavoro offre una chiave di lettura importante per comprendere il dibattito pubblico contemporaneo, sempre più caratterizzato da contenuti emotivi nei media e nella comunicazione politica. Da un lato, l’informazione rimane fondamentale per migliorare la conoscenza; dall’altro, da sola può non essere sufficiente a incidere sulle opinioni.
“La nostra ricerca – conclude Quercia – mostra che per capire davvero come si formano le opinioni bisogna tenere insieme dimensione cognitiva ed emotiva. Ignorare una delle due porta a una visione incompleta del comportamento delle persone”.
La rilevanza internazionale dello studio è confermata anche dall’attenzione mediatica: il lavoro è stato ripreso da Les echos, il principale quotidiano economico‑finanziario francese, e su Internazionale contribuendo a portare la ricerca dell’Università di Verona al centro del dibattito europeo.
Editoriale a cura di Simone Quercia, docente del dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona
























