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Tumore dell’endometrio e immunoterapia

Una nuova era per la medicina personalizzata

di Elisa Innocenti
16 Giugno 2026
in Home Page, Ricerca e innovazione
Photo credits: @praewpailyn - Adobestock

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Una nuova fase si è aperta nella cura del tumore dell’endometrio. L’arrivo dell’immunoterapia ha modificato profondamente lo scenario terapeutico, offrendo nuove prospettive soprattutto alle pazienti con malattia avanzata o recidivata. Una trasformazione che nasce dall’incontro tra ricerca scientifica, innovazione terapeutica e medicina personalizzata.

Abbiamo fatto il punto sulle principali novità con Stefano Uccella, direttore della sezione di Ginecologia dell’Università di Verona e direttore della Ginecologia e ostetricia dell’Azienda ospedaliera .

Professore, l’immunoterapia ha cambiato il modo di affrontare il tumore dell’endometrio. Che cosa significa oggi questa innovazione per le pazienti?

L’introduzione dell’immunoterapia in prima linea ha modificato in modo sostanziale il percorso terapeutico del tumore dell’endometrio, soprattutto nei casi avanzati e metastatici, offrendo nuove possibilità a pazienti che in passato avevano prospettive più limitate. È un cambiamento importante perché permette di ottenere risposte più durature nel tempo.

Dal punto di vista del ginecologo oncologo, però, è fondamentale sottolineare che la chirurgia mantiene un ruolo centrale. L’intervento permette di rimuovere la malattia, definire con precisione le caratteristiche del tumore e individuare le categorie molecolari che possono rispondere meglio ai trattamenti innovativi. L’immunoterapia non sostituisce quindi la chirurgia, ma si integra in un percorso sempre più personalizzato».

Lo studio RUBY ha rappresentato un passaggio importante. Quali risultati ha prodotto nella pratica clinica?

Lo studio RUBY ha dimostrato per la prima volta che l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia in prima linea non porta soltanto a un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione, ma anche a un beneficio significativo sulla sopravvivenza globale, in particolare nelle pazienti con specifiche caratteristiche molecolari del tumore.

Fino a pochi anni fa, nelle forme avanzate o recidivate, le opzioni erano più limitate e la prognosi restava spesso difficile. Oggi stiamo assistendo a un cambio di prospettiva: in una parte crescente delle pazienti possiamo ottenere un controllo più lungo della malattia, con un impatto concreto sulla qualità della vita e sulla possibilità di mantenere attività personali, familiari e lavorative.

La crescente complessità delle terapie rende sempre più importante il ruolo dei centri specializzati?

Sì, oggi la gestione del tumore dell’endometrio richiede competenze diverse: dalla profilazione molecolare alla valutazione dei biomarcatori, dalla chirurgia alla radioterapia fino ai nuovi trattamenti sistemici. Nessuna di queste componenti può essere considerata isolatamente.

Nei centri ad alto volume è possibile offrire una vera presa in carico multidisciplinare, con decisioni terapeutiche più appropriate e costruite sulle caratteristiche della singola paziente. Questo modello migliora la qualità delle cure e permette di integrare assistenza e ricerca clinica.

Quale sarà il futuro della ricerca in questo campo?

Nei prossimi anni assisteremo probabilmente a un ulteriore ampliamento del ruolo dell’immunoterapia, con l’obiettivo di utilizzarla in fasi sempre più precoci della malattia e in combinazione con altre strategie terapeutiche.

La sfida sarà capire come estendere i benefici anche alle pazienti con malattia iniziale ma ad alto rischio di recidiva, integrando immunoterapia, terapie target e nuove conoscenze sulla biologia del tumore.

C’è anche un tema particolarmente importante per le pazienti più giovani: la fertilità.

È un ambito di grande interesse. In casi selezionati, l’evoluzione delle terapie potrebbe consentire di ridurre il ricorso a interventi demolitivi e preservare maggiormente la possibilità di una gravidanza. Questo richiede un approccio estremamente personalizzato, in cui chirurgia, diagnostica molecolare e terapie sistemiche lavorano insieme.

La medicina del futuro sarà sempre più costruita sulla biologia della malattia e non soltanto sulla sua estensione anatomica: cure più precise, più efficaci e sempre più vicine alle esigenze delle persone.

A Verona c’è un interesse particolare per la ricerca applicata alla clinica e alla cura delle pazienti: ci può dire quali sono le direttrici più importanti nella vostra Ginecologia oncologica?
Sì, abbiamo una grande attenzione verso tutta quella ricerca che abbia ricaduta pratica immediata sulla salute e sulla possibilità di guarigione delle nostre pazienti, in tutti i tumori ginecologici, che siano dell’utero, dell’ovaio o della vulva.
L’approccio che adottiamo è una presa in carico realmente multidisciplinare, per definire strategie terapeutiche personalizzate e guidate dalle caratteristiche biologiche della malattia. Al momento stiamo partecipando e anche coordinando diversi studi nazionali e internazionali finalizzati a migliorare la diagnosi e il trattamento delle neoplasie ginecologiche.
A semplice titolo di esempio, il nostro reparto a Verona guida da tre anni una ricerca che coinvolge i più importanti centri italiani, per migliorare l’intervento chirurgico che si esegue nel carcinoma endometriale, al fine di garantire la minor probabilità possibile di recidiva di malattia. Ci aspettiamo che i risultati di questa ricerca (chiamata MANEC trial) arrivino a breve e abbiano ricadute che influenzeranno la pratica clinica di tutti i centri di Ginecologia oncologica nel mondo, per poter dare sempre maggiore speranza alle pazienti, sia quelle vicine che quelle lontane.

 

Elisa Innocenti

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