L’idea che persone, natura e oggetti culturali siano separati e indipendenti è stata messa in discussione nella giornata di studi dedicata al patrimonio artistico māori, svoltasi mercoledì 29 aprile. L’iniziativa, coordinata dall’antropologa Anna Maria Paini del dipartimento di Culture e Civiltà, ha proposto un percorso di riflessione sull’arte māori contemporanea come spazio di attivismo, memoria e ridefinizione del rapporto tra umano e non umano.
La mattinata ha visto gli interventi di Karl Chithman, direttore del The Dowse Art Museum, Aotearoa, New Zealand e Hiraani Himona – Tetuhi, Auckland – direttrice del Te Tuhi, che hanno presentato opere capaci di interrogare la storia coloniale e di costruire contro-narrazioni legate alla sovranità indigena e alla trasformazione culturale.
Nel dialogo con Carl Mika, docente di filosofia School of Māori and Indigenous Studies, University of Canterbury, il confronto si è concentrato sul principio māori “Ko au te awa, ko te awa ko au” (“io sono il fiume e il fiume è me”), che esprime una visione profondamente relazionale dell’identità. Da qui è emersa una riflessione che intreccia antropologia, filosofia e diritto, incentrata sull’idea che persone, ambiente e taonga (tesori culturali) siano parte di una stessa rete di interdipendenze.
La giornata ha così offerto uno sguardo su una concezione del mondo che supera le distinzioni nette tra umano e non umano, proponendo l’arte come strumento per ripensare le forme della convivenza e della conoscenza.
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Sara Mauroner
























