E’ stato firmato, martedì 3 novembre, il Protocollo d’intesa tra la Regione del Veneto e le Università venete, sottoscritto con l’Università di Verona, Ca’ Foscari Venezia, l’Università di Padova e l’Università Iuav di Venezia.
L’intesa, che porta il nome di S.T.A.Y. Veneto – Strategies for Talent Attraction and Youth: per l’attrattività, l’innovazione e lo sviluppo del sistema della conoscenza e dei talenti, dà forma a un percorso avviato a gennaio 2026, con il primo incontro tra la Presidenza della Regione e i vertici degli Atenei avvenuto il 13 gennaio a Palazzo Balbi, e ha l’obiettivo di rendere il Veneto più attrattivo per studenti, ricercatori e giovani laureati, e di favorirne la permanenza e il rientro.
Erano presenti il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, la rettrice dell’ateneo scaligero Chiara Leardini, Valeria Mantovan, assessora all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura, Massimo Bitonci, assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione e Attrazione investimenti, Marco Sgarbi, rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Daniela Mapelli, rettrice dell’Università degli Studi di Padova, e Benno Albrecht, rettore dell’Università Iuav di Venezia.
“Questo Protocollo rafforza una collaborazione già concreta e guarda al Veneto che abbiamo l’ambizione di costruire insieme”, ha sottolineato Chiara Leardini, rettrice dell’Università di Verona. “Un territorio capace di trasformare la conoscenza in opportunità, innovazione e crescita. Un territorio che mette al centro le persone e crea le condizioni perché scelgano non soltanto di arrivare, ma di restare e contribuire al futuro delle nostre comunità. L’obiettivo che ci accomuna, Atenei e Regione, è quello di attrarre giovani e persone di valore, valorizzarne le capacità e, soprattutto, creare le condizioni perché scelgano di costruire qui il proprio futuro. È la stessa visione che ispira l’Università di Verona nel progetto Agenda Territori Attrattivi, una strategia che guarda alle studentesse e agli studenti, ai giovani ricercatori e alla qualità dell’esperienza universitaria, nella consapevolezza che la conoscenza sia uno dei principali motori di sviluppo e di attrattività dei territori”.
Il Protocollo individua quattro ambiti di interesse comune: l’orientamento in entrata e in uscita, fondato su una base informativa condivisa sugli esiti occupazionali dei laureati; l’innovazione, con la mappatura e la presentazione periodica al sistema economico dei brevetti e degli altri risultati trasferibili della ricerca; una rete regionale delle infrastrutture di ricerca aperta anche alle imprese; l’attrazione e la permanenza dei talenti, anche dall’estero. A questi si aggiungono tre linee di azione sperimentali: Progetto di vita, Innovazione e Abitare.
“Oggi con le quattro Università venete mettiamo attorno allo stesso tavolo, in modo stabile, chi forma i talenti e chi li accoglie, chi fa ricerca e chi ha bisogno di ricercatori, per costruire un Veneto in cui un giovane trovi una ragione concreta per restare, o per tornare. In un contesto segnato dalla contrazione demografica, dalla riduzione delle giovani generazioni e della popolazione in età lavorativa, la capacità di valorizzare le persone già formate, trattenere talenti e attrarne di nuovi rappresenta una condizione sempre più rilevante per la competitività e lo sviluppo regionale. Una scelta di strategia per il futuro dei nostri ragazzi e di questa regione perché saremo sempre studenti”, ha precisato Stefani. “Altri 20 milioni sono indicati per i dottorati industriali, gli assegni e le borse per giovani ricercatori e i progetti di ricerca applicata tra Atenei e imprese, compresi proof of concept e prototipi . In particolare, i dottorati industriali rappresentano un eccellente percorso di ricerca costruito a partire dai fabbisogni di innovazione delle imprese”.
Per il percorso condiviso sono indicati 30 milioni di euro di risorse regionali. Circa 10 milioni riguardano il Progetto di vita, una misura sperimentale pensata per accompagnare i giovani che scelgono di restare in Veneto nelle prime fasi di autonomia: un sostegno flessibile, che possa rispondere a esigenze concrete come l’abitare, la mobilità, la formazione e i servizi di welfare. In via sperimentale si guarda ai giovani che rientrano nel top 10% dei laureati magistrali e a ciclo unico delle Università venete e dei diplomati ITS, in base al risultato conseguito al termine del percorso: una platea di circa 1.500 talenti, tra cui circa 1.200 laureati e 200 diplomati ITS. Tra gli elementi da valutare ci sono la condizione economica, il merito e la coerenza del percorso con gli ambiti strategici di sviluppo regionale. L’ipotesi allo studio è un bonus annuo di 3.000 euro per due anni, con criteri e modalità attuative ancora da definire.
Sul fronte dell’abitare, la ricognizione condotta con gli Atenei e le Aziende regionali per il diritto allo studio (ESU) conta oggi 4.234 posti letto tra offerta ESU e residenze universitarie, che nelle previsioni salgono a 5.915 entro il 2029. A questa crescita si affianca il lavoro per facilitare l’accesso alle soluzioni disponibili, anche con accompagnamento alla locazione, garanzie e forme di sostegno alla permanenza. L’abitare viene letto insieme a mobilità, servizi educativi e di cura, qualità urbana e opportunità culturali, valorizzando e coordinando l’offerta di Università, ESU ed enti locali: l’obiettivo è rendere i servizi più riconoscibili e accessibili e individuare dove restano bisogni non coperti.
Un primo risultato concreto del confronto riguarda l’assistenza sanitaria agli studenti internazionali: le Università hanno avviato con le Aziende ULSS di riferimento iniziative per favorire l’accesso ai servizi sanitari essenziali, in particolare al medico di medicina generale, a condizioni economicamente sostenibili. Le esperienze saranno valorizzate e se ne valuterà un’estensione al territorio regionale, anche attraverso le Case di Comunità e nel rispetto del quadro normativo.
EI





























