L’Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha ottenuto l’accreditamento della Società europea di Oncologia ginecologica (ESGO) per la chirurgia del carcinoma ovarico avanzato. Un riconoscimento che certifica la qualità, l’esperienza e l’organizzazione del percorso di cura offerto alle pazienti. Ne parliamo con il professor Stefano Uccella, direttore della sezione di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Verona e della UOC di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda ospedaliera.
Professor Uccella, che cosa rappresenta per Verona l’accreditamento ESGO?
Si tratta di un riconoscimento molto importante perché certifica, secondo standard europei estremamente rigorosi, la qualità delle cure offerte alle donne affette da carcinoma ovarico avanzato. ESGO valuta non soltanto i risultati chirurgici, ma anche l’organizzazione del percorso assistenziale, i volumi di attività, la multidisciplinarietà e l’esperienza del centro. Per noi è il riconoscimento di un lavoro costruito negli anni grazie alla collaborazione di molti professionisti e conferma Verona tra i centri di riferimento europei per questa patologia.
Quali caratteristiche hanno permesso al vostro centro di ottenere questo risultato?
L’elemento fondamentale è il lavoro di squadra. Il carcinoma ovarico avanzato è una malattia complessa che richiede interventi chirurgici altamente specialistici e una stretta integrazione tra competenze diverse. A Borgo Trento lavoriamo all’interno di un percorso realmente multidisciplinare che coinvolge ginecologi oncologi, chirurghi generali, anestesisti, urologi, chirurghi vascolari, chirurghi plastici, radiologi, anatomopatologi e oncologi medici. È proprio questa capacità di operare come un’unica squadra che ci consente di offrire alle pazienti le migliori opportunità terapeutiche anche nei casi più difficili.
Negli ultimi anni il centro ha registrato una crescita importante dell’attività. Che cosa significa?
Significa che sempre più donne e sempre più professionisti riconoscono la qualità del lavoro svolto a Verona. Negli ultimi cinque anni il numero degli interventi per carcinoma ovarico è aumentato in modo significativo e oggi siamo il primo centro del Triveneto per numero di casi trattati secondo i dati del Programma Nazionale Esiti. Accogliamo pazienti provenienti non solo dal Veneto, ma anche da altre regioni italiane. È un segnale di fiducia che ci responsabilizza ulteriormente.
Quanto conta la collaborazione con l’Università di Verona nel raggiungimento di questi risultati?
Conta moltissimo. La natura universitaria del nostro centro rappresenta un valore aggiunto fondamentale. Essere parte dell’Università di Verona significa poter integrare assistenza, ricerca e formazione in un unico percorso. Da un lato formiamo le nuove generazioni di medici e specialisti, dall’altro sviluppiamo attività di ricerca che ci permettono di migliorare continuamente le strategie terapeutiche e di trasferire più rapidamente l’innovazione nella pratica clinica.
La ricerca è uno degli aspetti distintivi del vostro lavoro. In che modo si traduce in benefici concreti per le pazienti?
La ricerca è parte integrante della nostra attività quotidiana. Partecipiamo a studi clinici nazionali e internazionali e collaboriamo con numerosi gruppi di ricerca. Questo ci consente di contribuire allo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche e di nuove strategie terapeutiche e, allo stesso tempo, di offrire alle pazienti l’accesso ai più recenti avanzamenti scientifici. In un settore in continua evoluzione come l’oncologia ginecologica, essere coinvolti nella ricerca significa poter garantire cure sempre più efficaci, personalizzate e basate sulle migliori evidenze disponibili.
Il percorso di cura non si esaurisce con l’intervento chirurgico. Qual è il ruolo della collaborazione con l’Oncologia medica?
È un passaggio essenziale. La chirurgia rappresenta uno dei momenti centrali del trattamento, ma il percorso continua grazie alla stretta collaborazione con l’Oncologia medica diretta dal professor Michele Milella, direttore del dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione, e con la dottoressa Veronica Parolin, referente per l’Oncologia ginecologica medica. Insieme definiamo per ogni paziente il programma terapeutico più appropriato, integrando chirurgia, trattamenti farmacologici e follow-up in un approccio realmente personalizzato.
Quale messaggio desidera trasmettere alle donne e alle loro famiglie dopo questo riconoscimento europeo?
L’accreditamento ESGO dimostra che anche a Verona è possibile trovare un centro capace di offrire standard di cura riconosciuti a livello internazionale. Dietro questo risultato ci sono professionalità, organizzazione, ricerca e una forte integrazione tra Università e ospedale. È un riconoscimento che premia il lavoro svolto finora, ma soprattutto rappresenta uno stimolo a continuare a innovare e a migliorare per offrire alle pazienti le migliori prospettive di cura possibili.
Elisa Innocenti


























