Scuole, università e centri a confronto. Il viaggio di Agostino Portera in Cile e Argentina ha messo in relazione esperienze educative e prospettive di ricerca diverse: dal 5 agosto al 14 settembre, da Santiago del Cile a Buenos Aires, il docente di pedagogia interculturale del dipartimento di Scienze umane Univr ha incontrato istituzioni e comunità educative.
L’esperienza è stata un’occasione di confronto con realtà accademiche sudamericane sui temi: educazione interculturale, gestione delle diversità, sostenibilità e formazione alla cittadinanza. Il percorso ha ribadito il valore della collaborazione scientifica tra il Centro studi interculturali dell’Università di Verona e alcune istituzioni latinoamericane. Tra le tappe, anche il Colegio Filadelfia a Tabancura, Villarricca, e il Consiglio argentino per le relazioni internazionali di Buenos Aires.
Professor Portera, dal confronto con le realtà accademiche di Cile e Argentina, quali differenze e affinità sono emerse rispetto ai sistemi educativi e alle pratiche italiane?
“Il confronto con le realtà accademiche e scolastiche del Cile e dell’Argentina mi ha permesso di osservare da vicino come le scelte educative siano sempre legate alla storia, alla cultura e alle caratteristiche sociali e politiche di ciascun Paese. Le differenze si colgono nell’organizzazione dei sistemi, nelle priorità attribuite alla formazione e nei modi in cui scuole e università rispondono alle esigenze dei propri territori. Come sintesi direi che, purtroppo, il mondo latino americano è fortemente lacerato da polarizzazioni sociali e politiche. Nonostante ciò, ho potuto cogliere tanti coraggiosi esempi di eccellenza. In presenza di crescente pluralità culturale – soprattutto popolazione indigena e immigrati da regioni più povere come Perù o Columbia -, tali università e scuole riescono a promuovere partecipazione e successo formativo, valorizzando le esperienze di studentesse e studenti, preparandoli a vivere e lavorare assieme, anche con chi di solito è escluso”.
In che modo il dialogo internazionale e l’incontro tra prospettive disciplinari diverse possono arricchire la ricerca sull’educazione interculturale e sulla gestione delle disuguaglianze?
“Il dialogo e l’incontro internazionale consentono di mettere alla prova le nostre categorie interpretative e di capire meglio quanto i fenomeni educativi dipendano dai contesti sociopolitici o economici. Confrontare esperienze diverse fa emergere domande che, osservando soltanto la propria realtà, rischieremmo di non porci. Tale confronto richiede però attenzione: una pratica efficace in un Paese non si trasferisce automaticamente altrove. Va compresa, discussa e adattata alla storia e alle condizioni delle comunità coinvolte”.
Durante il suo soggiorno in America Latina ha potuto osservare da vicino anche realtà scolastiche specifiche. Quali pratiche educative le sono sembrate più significative nel Colegio Filadelfia a Tabancura, Villarricca, e cosa possono insegnare rispetto al sistema italiano?
“Al Colegio Filadelfia, frequentato anche da studenti Mapuche, immigrati e altri gruppi indigeni, soprattutto mi ha colpito il tentativo di intrecciare dimensioni che spesso nella scuola restano separate: apprendimento, arti, ambiente e formazione personale. Si tratta di un progetto educativo di valore – da scuola svantaggiata è divenuta una scuola di eccellenza – che considera le arti e l’ecopedagogia come strumenti per costruire apprendimenti significativi per lo sviluppo integrale della persona. La qualcosa si traduce in esperienze concrete che portano studenti e studentesse a osservare il territorio, esplorarlo e rielaborarlo con sguardi e linguaggi inediti”.
La collaborazione tra il Centro studi interculturali e le istituzioni latinoamericane può aprire nuove prospettive di ricerca? Quali temi e competenze ritiene prioritari, anche alla luce della lezione alla Universidad de la Ciudad de Buenos Aires e della conferenza al Consiglio argentino per le relazioni internazionali (Cari)?
“Grazie alla lunga esperienza nel settore della ricerca e della formazione, fra le quali un master nella mediazione interculturale e uno sul giornalismo interculturale, il team del Centro studi interculturali si è rivelato di grande aiuto per le istituzioni latinoamericane per affrontare sfide e criticità radicate nei propri territori. Da ulteriori scambi e sinergie future potrebbero nascere studi comparativi, progetti condivisi con scuole e università e percorsi di formazione congiunti, coinvolgendo anche altre discipline e dipartimenti interessati del nostro Ateneo. Tali sinergie potrebbero essere utili a contrastare crescenti derive neoliberali, laddove capitalismo famelico, consumismo e individualismo rischiano di svuotare molte delle conquiste democratiche degli ultimi decenni”.
SM
























