Il Museo del Contemporaneo dell’Università di Verona ha ospitato il workshop “Sintassi dell’istituzione. Costruire una grammatica museale attraverso l’autocoscienza e la performance”, condotto dall’artista, ricercatrice e pedagoga Adelita Husni Bey nell’ambito del progetto “Farsi Museo: Valorizzazione della donazione AgiVerona”, sostenuto dal Piano per l’Arte Contemporanea (Pac2025), promosso dalla Direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura.
“Il workshop si inserisce nel processo di costituzione e consolidamento del Museo del Contemporaneo Univr, configurandosi come uno spazio di ricerca collettiva volto a interrogare criticamente l’identità di un museo in divenire. Il laboratorio coinvolge studenti, team curatoriale e componenti istituzionali in un processo condiviso di autoanalisi, finalizzato a mettere in discussione e ridefinire missione, valori, modelli di gestione e pratiche operative museali – ha dichiarato Monica Molteni, responsabile scientifica del Museo – al centro del progetto vi è l’idea del museo come organismo aperto, relazionale e trasformativo, capace di costruirsi nel dialogo tra ricerca accademica, produzione culturale e contesto urbano. In questa prospettiva, il workshop attiva metodologie derivate dalla pedagogia critica e dalle pratiche artistiche partecipative per sviluppare un processo di apprendimento collettivo e situato.”
Il workshop ha rappresentato un momento centrale del progetto “Farsi Museo”, contribuendo alla costruzione di un linguaggio comune e di un orizzonte condiviso tra i soggetti coinvolti, e ponendo le basi per lo sviluppo futuro del Museo del Contemporaneo UniVr come spazio critico, partecipativo e radicato nel territorio.
La pratica di Adelita Husni Bey si colloca all’intersezione tra arte e pedagogia. Attraverso workshop, progetti partecipativi e installazioni, l’artista sviluppa modelli di apprendimento non gerarchici, capaci di attivare forme di conoscenza condivisa e di sperimentazione sociale. Husni Bey ha rappresentato l’Italia alla 57ª Biennale di Venezia (2017), ha esposto in istituzioni quali il Museo Reina Sofía di Madrid (2014) e il Moma di New York (2018), e ha partecipato a numerose biennali internazionali, tra cui, fra le più recenti, la Prague Biennale (2024) e la Sharjah Biennial (2024). Le sue pratiche artistiche sono state sostenute da programmi come il Vera list center for art and politics fellowship di New York (2020–2022) e hanno ottenuto riconoscimenti come il Black mountain college prize 2023, identificandola come una delle voci più rilevanti del panorama contemporaneo.
La presenza dell’artista si inserisce, inoltre, in una relazione già attiva con la collezione del Museo: una sua opera, A Treesitting Archive (2008), è attualmente allestita presso il Polo scientifico e tecnologico di Ca’ Vignal 3. Il lavoro, dedicato a pratiche di attivismo ambientale e forme di resistenza collettiva, introduce una riflessione sul rapporto tra comunità, territorio ed ecosistemi, rafforzando il dialogo tra ricerca artistica, patrimonio e processi di costruzione istituzionale del Museo.
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