L’Università di Verona si conferma protagonista della ricerca internazionale sulla malattia di Parkinson grazie a uno studio condotto dalla Neurologia B dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona nell’ambito delle attività cliniche e scientifiche dell’Università di Verona e di recente accettato per la pubblicazione su Proceedings of the national academy of sciences (Pnas), una delle riviste scientifiche più prestigiose e selettive a livello mondiale.
Organo ufficiale della National academy of sciences degli Stati Uniti, Pnas pubblica ricerche di elevato impatto nei campi delle scienze biologiche, mediche e cognitive. Lo studio, intitolato “Dopaminergic modulation of the sense of agency influences moral behavior in Parkinson’s disease”, approfondisce il ruolo della dopamina – neurotrasmettitore chiave nella malattia di Parkinson – nella modulazione del senso di agency, ovvero la percezione di essere autori e responsabili delle proprie azioni, e il suo impatto sul comportamento morale.
La ricerca è stata realizzata su pazienti affetti da malattia di Parkinson seguiti dalla Neurologia B del Policlinico Borgo Roma, nell’ambito delle attività cliniche e scientifiche dell’Università di Verona. Un ruolo centrale è stato svolto da Ilaria A. Di Vico, neurologa della Neurologia b, che ha curato l’arruolamento e la valutazione clinica dei pazienti, sotto il coordinamento di Michele Tinazzi, direttore della Neurologia B e docente di Neurologia del dipartimento di Neuroscienze, biomedicina e movimento
Il progetto è nato dalla collaborazione tra il gruppo veronese e quello guidato da Salvatore Maria Aglioti, docente dell’Istituto italiano di tecnologia dell’Università Sapienza e dell’Istituto di ricovero e cura di carattere scientifico (Irccs) fondazione Santa Lucia di Roma. L’attività è stata sostenuta da un European Research Council (Erc) advanced grant, dedicato allo studio dei meccanismi neurobiologici del comportamento morale e della consapevolezza corporea. I protocolli sperimentali sono stati progettati e sviluppati da Giorgia Ponsi e da Riccardo Villa, ricercatori e neuroscienziati. La sinergia tra i diversi gruppi di ricerca ha permesso di integrare l’esperienza clinica maturata a Verona con approcci sperimentali e computazionali avanzati.
I risultati mostrano che la terapia dopaminergica non si limita a migliorare i sintomi motori della malattia, ma influenza anche il senso di controllo delle proprie azioni. Lo studio evidenzia inoltre un’associazione con modificazioni del comportamento morale, in particolare una riduzione della propensione a comportarsi in modo disonesto per ottenere un vantaggio personale. Attraverso analisi comportamentali e modelli computazionali, i ricercatori hanno dimostrato che la dopamina modula i meccanismi predittivi che consentono alle persone di attribuire a sé stesse le conseguenze delle proprie azioni.
“Questo lavoro – spiega Ilaria A. Di Vico – mostra come la terapia dopaminergica possa avere effetti che vanno oltre il controllo motorio, coinvolgendo aspetti complessi del comportamento umano. La malattia di Parkinson non è solo una patologia del movimento. Aspetti come il senso di controllo delle proprie azioni e il comportamento sociale fanno parte dell’esperienza quotidiana dei pazienti. Questo studio contribuisce a interpretare meglio alcuni cambiamenti comportamentali e interpersonali associati alla terapia”.
La ricerca amplia così la comprensione della malattia di Parkinson, evidenziando l’importanza di considerare non solo gli aspetti motori, ma anche le dimensioni cognitive, psicologiche e comportamentali della patologia.
Verona, punto di riferimento per la ricerca e la cura del Parkinson
Da anni Michele Tinazzi guida il Centro regionale specializzato per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento, attivo nelle Neurologie A e B dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. Il Centro rappresenta un punto di riferimento nazionale per la diagnosi, la cura e la ricerca, grazie a un modello che integra assistenza clinica, ricerca scientifica e collaborazioni internazionali, coinvolgendo professionisti universitari e ospedalieri di diverse discipline.
Tra i principali collaboratori del Centro figura Ilaria A. Di Vico, impegnata sia nell’attività clinica sia nei progetti di ricerca dedicati ai disturbi del movimento.
“L’obiettivo – conclude Tinazzi – è continuare a integrare ricerca e pratica clinica per migliorare la qualità di vita dei pazienti e offrire un supporto sempre più adeguato anche alle loro famiglie”.
Sara Mauroner





























