Come produrre di più utilizzando meno acqua? E come rendere le colture più resilienti agli effetti del cambiamento climatico? A queste domande cerca di rispondere Sos Root, il progetto di ricerca dell’Università di Verona finanziato dalla Regione Veneto che studia gli effetti dell’aumento delle temperature e della scarsità idrica sulla coltivazione della patata e sulla salute del suolo.
Le estati sempre più calde e la crescente frequenza di periodi di siccità stanno mettendo alla prova l’agricoltura del Nord Italia. Per affrontare questa sfida, il gruppo di Chimica agraria dell’Università di Verona ha avviato il progetto Sos Root, una ricerca applicata che punta a individuare strategie innovative per garantire produzioni agricole sostenibili e resilienti in uno scenario climatico in rapido cambiamento.
Lo studio, realizzato in collaborazione con il Centro per le Sperimentazioni idrauliche e irrigue (Ce.Sp.I.I.) del Consorzio LEB e finanziato dalla Direzione Agroalimentare della Regione Veneto, viene condottoall’interno dell’azienda agricola Sartori & Figli di Belfiore, in provincia di Verona. Qui i ricercatori hanno trasformato il campo sperimentale in un laboratorio a cielo aperto, simulando le condizioni climatiche che potrebbero caratterizzare il futuro prossimo.
Attraverso speciali camere climatiche viene riprodotto un aumento della temperatura dell’aria di circa 2 gradi centigradi, mentre un regime irriguo controllato consente di simulare una riduzione del 30% della disponibilità d’acqua rispetto alle normali pratiche agricole. L’obiettivo è comprendere come queste condizioni influenzino la resa e la qualità di due varietà di patata, Doribel e Lady Luce, ma anche valutare gli effetti sul suolo, una risorsa fondamentale per la produttività agricola.
I ricercatori stanno infatti analizzando parametri come la struttura del terreno, il pH, la disponibilità di nutrienti e soprattutto il contenuto e la stabilità del carbonio organico, elementi che determinano la capacità del suolo di sostenere le colture e di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso il sequestro del carbonio.
L’aspetto innovativo del progetto consiste nell’integrazione tra sperimentazione in pieno campo e strumenti previsionali. I dati raccolti non resteranno confinati nei laboratori universitari, ma saranno trasformati in indicazioni operative e modelli di supporto alle decisioni, utili per le aziende agricole chiamate a gestire risorse sempre più limitate.
«Il nostro progetto evidenzia il ruolo strategico della ricerca applicata nel promuovere l’innovazione, la sostenibilità e la resilienza del settore agricolo», spiega Claudio Zaccone, professore di Chimica agraria dell’Università di Verona e coordinatore dello studio. «Il forte legame con il territorio emerge dalla collaborazione tra università, un consorzio di bonifica e un’azienda agricola locale. Questa sinergia favorisce il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso il settore produttivo e lo sviluppo di soluzioni concrete».
Secondo Zaccone, uno dei protagonisti del progetto è proprio il suolo, spesso considerato soltanto un supporto per le colture ma in realtà una componente essenziale degli ecosistemi agricoli. «Proteggerlo, rigenerarlo e comprenderne il funzionamento significa aumentare la capacità dell’agricoltura di resistere agli eventi estremi e contribuire al sequestro del carbonio. Suoli sani sono la base di sistemi produttivi più resilienti, sostenibili e capaci di garantire sicurezza alimentare. Investire nella salute del suolo oggi significa costruire la risposta alla sfida climatica di domani».
I risultati di Sos Root potranno fornire indicazioni preziose per verificare se una gestione irrigua più efficiente sia in grado di mantenere elevati standard qualitativi utilizzando meno acqua, contribuendo così a costruire modelli agricoli più sostenibili e adattati alle condizioni climatiche del futuro.
Alla ricerca partecipano Giorgio Galluzzi e Stefano Dal Cero del team di Chimica del suolo e delle biomasse dell’Università di Verona, insieme a Giulia Sofia e Silvia Locatelli del Ce.Sp.I.I. Consorzio LEB, con il supporto dell’Azienda Agricola Sartori & Figli che ospita la sperimentazione.





























