Dalla tutela dei diritti dei lavoratori alla gestione dei dati, fino alle infrastrutture necessarie per innovare: l’intelligenza artificiale (Ia) sta cambiando il modo in cui le imprese manifatturiere organizzano il lavoro e i processi produttivi. Per discuterne con chi sviluppa conoscenza e con chi la applica in azienda, l’Università di Verona ha partecipato alla quarta edizione di A&T Vicenza, la manifestazione dedicata alle tecnologie per l’industria. Dal 27 al 29 ottobre, l’ateneo ha proposto uno spazio espositivo con dimostratori, progetti e competenze sull’Ia e sulle tecnologie che ne accompagnano l’uso. Ha inoltre promosso tre tavole rotonde, pensate come occasioni di confronto tra ricerca, imprese e altri attori del sistema produttivo.
Il primo incontro, il 27 ottobre, ha affrontato il rapporto tra Ia, lavoro e processi produttivi. La discussione ha preso in esame le opportunità offerte dai sistemi intelligenti e le questioni che la loro adozione pone, la tutela dei diritti, la trasparenza degli algoritmi e le responsabilità delle imprese. Giuliano Gargano, per la Uil Veneto, e Marco Peruzzi, del dipartimento di Scienze giuridiche Univr, hanno approfondito le ricadute della trasformazione digitale sul lavoro. Il confronto si è poi spostato sui dati industriali, sul loro impiego per migliorare la produzione e sulle esigenze delle piccole e medie imprese (Pmi). Paolo Errico, amministratore delegato di Maxfone e consigliere generale di Anitec-Assinform, e Alessandro Farinelli, direttore del dipartimento di Informatica dell’ateneo, hanno discusso di modelli predittivi e collaborazione tra persone e sistemi intelligenti. Infine, Michele Fantoni, responsabile di prodotto per la manifattura intelligente in Corvina, e Franco Fummi, docente del dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione, hanno esaminato l’informatica industriale, dai dispositivi connessi ai sistemi di Ia integrati nei macchinari. Sicurezza informatica e affidabilità degli impianti sono emerse tra le questioni da affrontare.
Il giorno successivo, la tavola rotonda moderata da Ivan Russo, docente del dipartimento di Management Univr, ha guardato alle catene di fornitura. Volatilità della domanda, pressione sui costi e obiettivi di sostenibilità richiedono alle imprese di reagire con tempestività, ma nessuna organizzazione dispone da sola di tutte le informazioni utili a prevedere gli imprevisti. Alessandro Rizzotti di Teddy Group, Paolo Pasquetto di Avanzini Logistica, Abramo Vincenzi di Accudire e Luigi Quagliaroli di Sap hanno discusso di come collegare meglio i diversi attori, dalla domanda e dal cliente alle attività logistiche e alla gestione dei dati.
Condividere informazioni affidabili e aggiornate e integrare i processi può migliorare la visibilità sulla catena di fornitura, aiutare a prevedere i cambiamenti della domanda e gestire le scorte. La tecnologia, tuttavia, non risolve da sola le difficoltà. La trasformazione digitale coinvolge le persone e richiede di accompagnare il cambiamento. Parte delle conoscenze utili a individuare le fragilità operative resta tacita o non è raccolta in forme accessibili: un limite che può rallentare anche i progetti di Ia. Prima di affidarsi a nuovi strumenti, le imprese devono rendere dati e competenze utilizzabili. La sfida è trovare un equilibrio tra qualità del servizio, efficienza, costi e sostenibilità attraverso una collaborazione concreta.
Il 29 ottobre, l’ultimo confronto, organizzato con l’Università di Padova e moderato dal giornalista Alessandro Zuin, ha messo al centro l’Ia nelle Pmi. La discussione ha preso spunto da un’indagine condotta durante la fiera su oltre 200 imprese. Tra i partecipanti, Alessandro Beghi dell’Università di Padova, Franco Fummi dell’Università di Verona, Alessandro Fin di Google DeepMind, Gianni Dal Pozzo di Considi e Giuseppe Garganese di WindTre Business. Dal confronto è emersa una crescente consapevolezza del potenziale dell’Ia, insieme alla difficoltà di trasformarlo in applicazioni e risultati concreti.
Per sostenere le imprese servono competenze, infrastrutture e collaborazione tra università, istituzioni e mondo produttivo. Per il Veneto, investire in infrastrutture che rendano accessibili le tecnologie di Ia può aiutare il tessuto industriale a sperimentare nuove soluzioni. La formazione, a sua volta, è necessaria perché le persone possano comprendere e adottare queste tecnologie. L’indagine e il dibattito hanno indicato alcune priorità: individuare i bisogni delle aziende, valorizzare i dati e sviluppare le competenze. La ricerca universitaria può contribuire a tradurre queste esigenze in soluzioni applicabili, soprattutto per le Pmi, e a rafforzare produttività, innovazione e competitività del territorio.
SM
































