Come si racconta il valore di una comunità fatto di servizi, relazioni e gesti di cura? La Chiesa di Verona ha provato a rispondere con il primo Bilancio di missione pastorale (Bmp), presentato nel Salone dei Vescovi. Il dipartimento di Management dell’Università di Verona ha coordinato il progetto con i docenti Giorgio Mion e Thomas Chiaramonte, in collaborazione con l’Associazione diocesana opere assistenziali di Verona (Adoa).
L’iniziativa è tra le prime in Italia ad applicare in modo sistematico e integrato gli strumenti di rendicontazione alla complessità delle attività pastorali di un’intera diocesi. Il documento vuole aiutare chi opera nella Chiesa veronese a conoscere meglio la ricchezza delle sue attività e offrire una base per il confronto con i diversi interlocutori del territorio.
Il progetto si inserisce in una collaborazione avviata nel 2019 tra il dipartimento di Management e Adoa. In questi anni, oltre 20 organizzazioni della rete composti da enti del Terzo settore ed enti ecclesiastici attivi soprattutto nell’assistenza agli anziani, alle persone con disabilità e nelle situazioni di grave marginalità. Questi hanno sviluppato propri strumenti di rendicontazione etico-sociale. Da questo percorso è maturata la ricerca di metodi capaci di rappresentare anche la specificità degli enti ecclesiastici, la cui attività si esprime attraverso relazioni, processi comunitari e accompagnamento delle persone.
Per costruire il bilancio, il gruppo di lavoro ha coinvolto uffici, parrocchie e referenti dei diversi ambiti pastorali attraverso interviste, questionari, gruppi di confronto e momenti di validazione. Il percorso ha incluso anche un’analisi della materialità, cioè l’individuazione dei temi e delle relazioni più rilevanti da rappresentare. L’obiettivo era integrare linguaggio narrativo, dati qualitativi e informazioni quantitative, senza ridurre la complessità dell’azione ecclesiale a una misurazione numerica.
Durante la presentazione, Giorgio Mion ha indicato i tre criteri che hanno guidato la costruzione del bilancio: “La coralità, perché hanno partecipato tantissimi attori della vita della Chiesa, dagli uffici alle parrocchie; la significatività dei temi che abbiamo analizzato; e la leggibilità del documento, frutto di un lavoro approfondito anche sui termini utilizzati. Il lavoro ha unito ricerca scientifica e terza missione universitaria. Il dipartimento non ha soltanto applicato metodi già consolidati: li ha messi alla prova e sviluppati insieme alle organizzazioni coinvolte. Ne è nato un percorso di apprendimento reciproco, in cui la ricerca contribuisce a innovare le pratiche organizzative e l’esperienza sul campo apre nuove domande di studio”.
Il documento si fonda su un percorso di ascolto, studio e riflessione, sviluppato secondo il metodo Ethical social report di Adoa. “Questa metodologia nasce dal desiderio di raccontare servizi e talenti messi a disposizione – ha spiegato Thomas Chiaramonte – Siamo felici di aver contribuito a generare ascolto, confronto rigoroso, ricerca di un linguaggio comune di trasparenza e corresponsabilità, conoscenza consapevole ad intra e conoscenza trasparente ad extra.”
Il bilancio è anche un’occasione di riflessione interna: può aiutare la diocesi a mettere in relazione missione, attività e risultati e a orientare le scelte future. Ma il suo obiettivo è anche restituire ciò che i dati, da soli, non riescono a descrivere. Nel presentare il documento, il vescovo di Verona, Domenico Pompili, ha richiamato proprio questa dimensione: “Nel perimetro del presente lavoro emergono incontri, gesti di cura, relazioni, sofferenze condivise, fiducia ricostruita e speranze riaccese”.
Il modello, inoltre, può essere adattato a realtà ecclesiali diverse, dagli uffici pastorali alle congregazioni religiose.
Il percorso prosegue anche con la Conferenza episcopale italiana (Cei). Dopo il Bilancio di missione pastorale dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, alla fine del 2025 il dipartimento ha stipulato un contratto triennale con la Cei per sviluppare il bilancio degli uffici e dei servizi della Segreteria generale. “Sul piano scientifico – concludono Mion e Chiaramonte – la ricerca continuerà a lavorare sui metodi per individuare i temi rilevanti, rappresentare e valutare i risultati e rendicontare il valore relazionale, comunitario e spirituale delle organizzazioni.”
SM
























