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Tanti auguri Mina

Con Vincenzo Borghetti, professore di comunicazione musicale dell'ateneo, ripercorriamo la carriera della "Tigre di Cremona"

di univr
29 Marzo 2010
in Attualità

Ha inciso più di 1.000 brani, venduto oltre 75 milioni di dischi ed è una delle voci più importanti della musica italiana. Questo festeggia Mina Mazzini il giorno del suo compleanno. Una carriera folgorante la sua, che attraversa il tempo andando a posizionarsi nella definizione di mito. Una vera “diva della musica italiana” insomma. Abbiamo  delineato il suo profilo con Vincenzo Borghetti professore di Fondamenti della comunicazione musicale e Discografia dell'ateneo.

Una voce di donna. “Secondo il mio punto di vista Mina rappresenta la modernità attraverso la musica leggera e attraverso la voce di una donna” spiega Berlucchi. “Diventa famosa alla fine degli anni '50 e si connota in un senso completamente giovanile. Viene incasellata in quello che allora era definito “gruppo degli urlatori” grazie ad una voce che rimane emblema della musica leggera, del genere popolare si potrebbe dire oggi, una voce che ha rappresentato un nuovo concetto dell'essere donna attraverso la musica”. Un segno di rottura col passato? “Più che una rottura, una reinterpretazione vincente mostrando un rapporto con la voce sicuro di sé”.

Sui generis. “Come abbiamo detto, possiamo inquadrare il suo percorso artistico nel genere della musica leggera, ma senza trascurare le chiare influenze jazz e della musica americana e anche della musica d'autore. Basti pensare che a lei si deve il successo di De André” quando nel 1965 Mina interpretò una sua composizione, La canzone di Marinella, che diventò immediatamente un best-seller che lo impose all'attenzione generale come autore più che come cantante. “Mina così entra e attraversa parecchi generi della musica leggera, ma la cosa interessante è più che altro il fatto di proporre all'Italia il concetto di una donna nuova musicalmente parlando, una donna che tutto può attraverso la sua voce. Così si può vederla interpretare un ruolo molto aggressivo per l'epoca, basato su qualità vocalmente inattaccabili, tanto che nessun maschio potrebbe vantare il suo repertorio e la stessa quotazione tecnica. Mina non è stato solo questo. Cantava, ballava, conduceva e intratteneva il pubblico in televisione attraverso un repertorio strabiliante senza disdegnare programmi più “semplici” come con la Carrà”.

Un corpo che non c'è. Il suo rapporto con la tv cessò completamente nel 1978, ma Mina “continua ad esistere in modo celato. Come l'oracolo che non si vede ma di lei si sente solo la voce”. Un processo di divinizzazione mediatica che passa attraverso lo smaterializzarsi del corpo fisico. “Il passaggio all'identificazione totale in questa voce che cela il corpo è la carta vincente che le fa guadagnare un rispetto e una adorazione maggiore perché non riusciamo più a vederla. Mina non si estrinseca attraverso il corpo, si è come spiritualizzata nella sua stessa voce. Mi viene così in mente un paragone con la musica classica dove non vediamo nessuno tanto meno il compositore ma ne riconosciamo l'importanza – conclude Borghetti – Mina, potremmo dire, si è messa in una sorta di parnaso mitologico completando la sua ascesa a diva senza tempo”.

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