L’Università di Verona ha ospitato l’edizione 2026 della Giornata della trasparenza, appuntamento che ha riunito i quattro atenei del Veneto – Verona, Padova, Ca’ Foscari e Iuav – per riflettere sulle nuove sfide della trasparenza amministrativa, dell’anticorruzione e dell’integrità nella pubblica amministrazione. Una giornata di approfondimento e confronto che ha messo al centro il ruolo dell’università come istituzione aperta, responsabile e capace di generare fiducia attraverso la qualità delle proprie azioni.
Ad aprire i lavori è stata la rettrice Chiara Leardini, che ha ricordato come la trasparenza non possa ridursi al semplice rispetto degli obblighi normativi o alla corretta organizzazione dei siti istituzionali. “La trasparenza – ha sottolineato – è prima di tutto un metodo e un valore, indispensabili per costruire un rapporto di fiducia con la comunità universitaria e con il territorio”. Un principio che richiede anche responsabilità nella gestione delle informazioni: essere trasparenti significa garantire dati corretti, completi e affidabili, senza sacrificare la qualità dell’informazione alla rapidità della pubblicazione.
Anche la direttrice generale Donatella Marsiglia ha invitato a superare una visione della trasparenza legata esclusivamente agli adempimenti o al rischio di sanzioni, proponendo invece una prospettiva orientata al servizio e al dialogo con studenti, personale e stakeholder.
In collegamento da remoto è intervenuto Alberto Scutari, direttore generale dell’Università di Padova e presidente del Codau, che ha offerto una delle immagini più efficaci dell’incontro: l’università come “edificio con le porte aperte”, capace non solo di rendere visibili le proprie attività, ma anche di spiegare le decisioni assunte, favorire la partecipazione e rafforzare il rapporto di fiducia con la collettività.
La prima tavola rotonda è stata dedicata agli effetti della nuova Direttiva europea 2026 in materia di anticorruzione e trasparenza.
Nicola Selvaggi ha illustrato i tre pilastri del provvedimento – prevenzione, incriminazione e cooperazione giudiziaria – evidenziando come la sola risposta penale non sia sufficiente a contrastare i fenomeni corruttivi, poiché interviene spesso quando il danno è già avvenuto. Diventa quindi essenziale rafforzare gli strumenti di prevenzione amministrativa.
Sul delicato equilibrio tra diritto alla riservatezza e obbligo di trasparenza si è soffermato Gian Luigi Gatta, che ha richiamato la necessità di trovare un punto di equilibrio tra due valori costituzionalmente rilevanti, evitando che la tutela della privacy diventi opacità o che la trasparenza si trasformi in un mero adempimento burocratico.
L’avvocato Paolo Giacomazzo, consigliere dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), già ospite dell’Ateneo nel 2021 in occasione della precedente Giornata della trasparenza dedicata al Piao, ha ripreso quel percorso indicando come obiettivo il passaggio da una trasparenza documentale a una trasparenza digitale e interoperabile. La prospettiva è quella di una piattaforma unica in cui i dati confluiscano automaticamente, riducendo gli adempimenti manuali e aumentando il valore pubblico delle informazioni.
Jacopo Bercelli ha affrontato il tema della responsabilità amministrativo-contabile, evidenziando come la valutazione della colpa grave debba tenere conto della crescente complessità organizzativa delle amministrazioni pubbliche.
Di particolare attualità l’intervento di Sergio Moro, che ha analizzato le possibili conseguenze dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, soffermandosi sui possibili vuoti di tutela nelle procedure concorsuali universitarie e ribadendo l’importanza della trasparenza quale garanzia di correttezza nei processi di reclutamento.
A coordinare i lavori è stato Roberto Flor, promotore scientifico dell’iniziativa, che ha sottolineato la necessità di sviluppare un approccio sempre più proattivo nella gestione del rischio, fondato sulla prevenzione piuttosto che sulla sola repressione penale. Flor ha inoltre richiamato l’attenzione sul difficile equilibrio tra trasparenza e protezione dei dati personali, evidenziando l’importanza dei principi di necessità e proporzionalità nel trattamento delle informazioni e auspicando una maggiore circolazione dei documenti già in possesso delle pubbliche amministrazioni anche nell’ambito delle indagini difensive.
La seconda parte della mattinata ha visto protagonisti i direttori generali dei quattro Atenei veneti in una tavola rotonda moderata ancora da Roberto Flor. Accanto alla direttrice generale dell’Università di Verona Donatella Marsiglia sono intervenuti Alberto Domenicali (Iuav), Tommaso Piazza (Università Ca’ Foscari Venezia) e Maria Rosaria Falconetti, vice direttrice generale e responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Università di Padova.
Dal confronto è emersa una visione condivisa: la trasparenza non deve essere percepita come un obbligo burocratico, ma come un elemento qualificante dell’azione amministrativa e una condizione essenziale per generare fiducia e valore pubblico.
Marsiglia ha ribadito l’importanza di osservare l’organizzazione dal punto di vista dell’utente, mettendosi “nei panni di chi ci vede”, affinché la trasparenza diventi uno strumento concreto di miglioramento dei servizi e della comunicazione istituzionale.
Domenicali ha evidenziato la necessità di interpretare le norme con equilibrio, evitando che un eccesso di burocrazia finisca per rallentare la ricerca e la didattica, mentre Piazza ha richiamato l’immagine dell’università come edificio aperto e comprensibile, capace di rendere leggibili le proprie decisioni senza rinunciare alla tutela della persona.
L’intervento di Falconetti ha infine posto l’attenzione sul tema del whistleblowing. Portando l’esperienza dell’Università di Padova, ha spiegato come la maggior parte delle segnalazioni ricevute riguardi situazioni di disagio organizzativo piuttosto che veri episodi corruttivi. Una riflessione che ha aperto interrogativi sulla reale percezione delle tutele offerte ai segnalanti e sulla necessità di rafforzare la cultura dell’etica pubblica attraverso percorsi formativi capaci di sensibilizzare l’intera comunità universitaria.
SM





























