Prosegue il ciclo di approfondimenti dedicato a “mRna, dalla ricerca sui vaccini alle nuove frontiere della medicina personalizzata“. Dopo gli interventi del biologo molecolare Donato Zipeto, autore di “Scrivere istruzioni per le cellule, l’mRna diventa una piattaforma programmabile per vaccini e immunoterapia”, e dell’immunologo Stefano Ugel, che ha spiegato come istruire le difese del nostro corpo con l’mRna, questo nuovo appuntamento è affidato all’infettivologo Roberto Rossotti. Al centro dell’intervista ci sono le potenzialità dell’mRna nel contrasto alle infezioni globali oltre il Covid-19, insieme ai limiti clinici e alle sfide legate all’equità nell’accesso alle cure.
L’esperienza del Covid-19 ha trasformato l’mRna da tecnologia promettente a piattaforma consolidata su scala mondiale. Il vantaggio non è stato soltanto la rapidità: la stessa infrastruttura ha dimostrato di poter combinare antigeni, aggiornare le sequenze e attivare risposte anticorpali e cellulari. È una lezione rilevante, ma non significa che ogni infezione possa essere affrontata allo stesso modo.
La tecnologia più matura è l’mRna in nanoparticelle lipidiche, ma a breve potrebbero essere disponibili formulazioni più stabili, capaci di prolungare l’espressione dell’antigene. L’mRna può inoltre produrre proteine terapeutiche, modulare le cellule del sistema immunitario o fornire istruzioni per l’editing genetico. Sono applicazioni selettive, ma indicano il passaggio dalla vaccinologia a una piattaforma più ampia. La direzione più rilevante riguarda però la via di somministrazione: per le infezioni respiratorie o per l’Hiv non basta una risposta immunitaria nel sangue, ma è necessario raggiungere le mucose.
I risultati clinici al di fuori dell’esperienza con Sars-Cov-2 sono eterogenei. Alcuni approcci terapeutici contro l’Hiv hanno aumentato i linfociti T, senza però ottenere un controllo virologico sufficiente. I vaccini candidati contro il citomegalovirus (Cmv) e la rabbia sono ancora in fase preliminare. Per malaria, tubercolosi, dengue e Zika prevalgono soltanto evidenze precliniche ottenute su modelli animali. Più vicini alla pratica clinica sono i programmi contro l’influenza e il virus respiratorio sinciziale, già in fase avanzata. Si tratta di risultati promettenti, ma non definitivi: la durata della protezione e la risposta a livello delle mucose restano questioni aperte.
L’Hiv è il banco di prova più severo: muta rapidamente, nasconde i bersagli nell’involucro glicolipidico e si diffonde nelle mucose. L’approccio più razionale consiste nell’educare progressivamente il sistema immunitario, attivando i precursori in grado di generare anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro. L’mRna consentirebbe di programmare sequenze diverse e di combinare le risposte anticorpale e cellulare. Resta tuttavia un obiettivo di ricerca: finora i candidati hanno dimostrato immunogenicità, ma manca la dimostrazione di un’effettiva azione preventiva. Il passaggio decisivo sarà probabilmente quello mucosale: gli anticorpi secretori e i linfociti residenti potrebbero intervenire prima della disseminazione, ma formulazioni e criteri di valutazione devono ancora essere consolidati.
Le sfide globali includono malaria, dengue, zika, chikungunya e tubercolosi. Queste infezioni sono legate ai vettori, al cambiamento climatico, alle migrazioni e alle disuguaglianze sociali. Un vaccino aggiornabile avrà valore globale soltanto se sarà disponibile vicino ai luoghi in cui serve di più. La prospettiva desiderabile è una vaccinologia regionale, collegata alla sorveglianza genomica e all’epidemiologia locali.
Oltre il Covid-19, l’mRna promette un approccio più flessibile per collegare antigeni, immunità, produzione e risposta di sanità pubblica. Influenza e virus respiratorio sinciziale sono i terreni più vicini alla pratica clinica; l’Hiv è la sfida più ambiziosa, mentre le infezioni tropicali diranno se la piattaforma saprà diventare anche equa e diffusa.
Roberto Rossotti
Infettivologo e professore associato del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica dell’Università di Verona
























