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Bioetica, quanti punti di domanda

Opinioni a confronto, provocazioni e riflessioni critiche durante il convegno “Le sfide della Bioetica”

di univr
7 Maggio 2012
in Attualità

Hanno dominato la mattinata nel corso del convegno e ogni relatore li avrebbe voluti nel titolo del proprio intervento. I punti di domanda. Gli interrogativi intrinseci ad un tema di discussione delicato come la Bioetica. Dubbi e quesiti che hanno animato la platea dell’aula magna dell’ateneo, composta per la maggior parte da studenti delle scuole superiori veronesi, in occasione dell’incontro interdisciplinare di studio “Le sfide della Bioetica. Paradigmi a confronto”, organizzato dalle professoresse Patrizia Buffa e Sara Patuzzo. L’iniziativa è nata infatti tra i banchi del liceo scientifico “Fracastoro” di Verona, rappresentato dal preside Marcello Schiavo, con lo scopo di stimolare capacità critica dei ragazzi su un tema controverso, a cavallo tra le scienze umane e quelle naturali. Ad affiancarlo nei saluti Giovanni Pontara, dirigente dell’Ufficio scolastico XII. Un percorso di riflessione scandito dall’alternarsi delle opinioni di alcune personalità scientifiche e culturali, nelle tre tappe “I paradigmi della Bioetica”, “la Bioetica di fine vita” e “la Bioetica di inizio vita”. Significative le parole di Alessandro Mazzucco, rettore dell’ateneo: “Auguro ai giovani presenti di affrontare questo tema complesso con mente aperta e massimo rispetto del pensiero altrui, con la consapevolezza dei limiti della conoscenza umana”.

Introduzione ai lavori. Mauro Galbusera, presidente dell’Associazione tra imprenditori e professionisti di Verona, in apertura si è così espresso: “Trattare di Bioetica significa parlare di libertà soggettiva e responsabilità sociale, di questioni fondamentali per la vita umana e lo sviluppo delle scienze; appoggiare queste riflessioni significa favorire il bene comune, l’obiettivo principe dell’associazione”. Promuovere il pluralismo e il confronto tra posizioni diverse è invece l’intento della Consulta di Bioetica Onlus, come ha spiegato al pubblico il presidente Maurizio Mori, docente di Bioetica dell’Università di Torino.

I paradigmi della Bioetica. A presiedere la prima sessione di carattere storico-filosofico è stato Gian Mario Gillio, direttore della rivista “Confronti”. “I paradigmi sono grandi orizzonti concettuali entro cui pensiamo e la loro diversità provoca discordie, perché fondati su assunti di base differenti – ha illustrato Giovanni Fornero, filosofo e studioso di Bioetica – La bioetica cattolica ufficiale afferma l’inviolabilità e la sacralità della vita e si scontra con quella laica che implica la possibilità dell’eutanasia, atto di provocazione della morte; questi sono i paradigmi dominanti”. Luca Savarino, aggregato di Bioetica all’Università del Piemonte orientale e coordinatore della Commissione Bioetica della Chiesa Valdese, ha replicato: “Nella realtà esistono altre bioetiche che non sono citate come paradigmi, inoltre alcune bioetiche protestanti danno spazio alle scelte individuali e altre bioetiche laiche recuperano aspetti della sacralità. Tutte sono sullo stesso piano, principi senza valenza empirica storiografica che non possono essere definiti paradigmi.”

Bioetica di inizio vita. Ha presieduto l’avvocato Luciano Butti, che ha introdotto la sessione affermando l’importanza del compromesso tra i punti di domanda. Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale di Bioetica, ha così argomentato: “Il significato delle parole deve essere deciso da chi ne ha la competenza ed essere riconosciuto e condiviso dalla maggioranza degli uomini. La definizione di che cos’è la vita e di quando inizia la vita spetta alla biologia, non alla filosofia. È anche vero che una verità assoluta non esiste né esisterà mai e le stesse parole cambiano di significato nel tempo”. A ribattere con un’altra visione padre Maurizio Faggioni, docente di Teologia morale della Facoltà teologica dell’Italia centrale: “La fecondità e la maternità sono esperienze intime personali, viene rispettato dalle tecniche biomediche che aiutano a generare prole? La persona esiste per esprimere significati complessi, a livello esteriore e interiore. La tecnologia medica opera invece con la logica dell’efficienza, è giusto sopprimere vite per garantire la salute di altre?”.

Bioetica di fine vita. Paolo Benciolini, docente di Medicina legale dell’Università di Padova, ha coordinato questa sessione. “In Italia oggi il malato terminale può rifiutare le terapie ma non può chiedere aiuto per morire; una persona invece dovrebbe avere sovranità sulla propria vita biologica per salvaguardare la propria vita biografica, il proprio vissuto e dunque la propria dignità – ha affermato Maurizio Mori – Oggi con lo sviluppo della scienza si può arrivare a prevedere la morte; al contrario credere in Dio è solo un atto di fede e le tesi cattoliche non possono valere per tutti.” Gonzalo Miranda, docente di Bioetica dell’ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, ha replicato: “I comportamenti dell’uomo sono soggetti a giudizi etici e morali e la Chiesa si oppone ad atti che mirino in modo esplicito alla cessazione della vita. Il valore della vita non si esaurisce in quella biografica, una persona rimane tale e va rispettata qualunque sia la sua condizione.”

Riflessioni sul biodiritto. I lavori pomeridiani sono ripresi con la sessione sul biodiritto, coordinata da Patrizia Buffa, nella quale i contenuti del disegno di legge “Calabrò” sul biotestamento sono stati sintetizzati dagli studenti del liceo scientifico “Fracastoro”, e poi commentati da Patrizia Borsellino, docente di Filosofia del diritto all’Università di Milano Bicocca.

Bioetica e deontologia medica. Infine, con l’ultima sessione, coordinata dalla professoressa Sara Patuzzo, si è riflettuto sulla traduzione deontologica delle problematiche bioetiche. Sia nell’ottica dei medici, insieme a Amedeo Bianco e a Aldo Pagni, rispettivamente presidente e past president della FnomcEo, e a Domenico De Leo, docente di Medicina legale all’ateneo veronese. Sia dal punto di vista degli infermieri, con l’intervento di Luisa Zappini, presidente del Collegio Ipasvi di Trento.

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