Parole che feriscono, esclusione dai gruppi di amicizia, attacchi all’aspetto fisico e all’identità personale. È questa la forma più diffusa del bullismo femminile emersa dalla prima indagine nazionale sul tema, promossa da sei università italiane e presentata il 15 maggio a Verona. Un’importante occasione di confronto tra università, scuole e territorio sui temi dell’educazione alle relazioni, del benessere adolescenziale, della prevenzione e del contrasto al bullismo tra ragazze.
Il seminario è stato aperto dai saluti istituzionali di Michela Rimondini, delegata della Rettrice al benessere organizzativo, Valentina Moro, direttrice del Dipartimento di Scienze Umane, Roberto Fattore, preside del Liceo S. Maffei di Verona, Carla Vertuani, preside Ites L. Einaudi di Verona ed Elisa La Paglia, assessora ai Servizi Formativi dell’Istruzione del Comune di Verona. A moderare l’incontro Elena Chemello, giornalista Rai Veneto.
Nel corso della mattinata sono stati presentati gli obiettivi, le fasi e i principali risultati della ricerca confluiti nel volume “Il bullismo femminile in Italia. Indagine nazionale sulla violenza in adolescenza” curato da Antonia De Vita docente dell’Università di Verona e da Giuseppe Burgio dell’Università di Enna “Kore” che hanno parlato del significato e delle ragioni della ricerca. Francesco Vittori ha illustrato le tre fasi dell’indagine; Irene Dora Maria Scierri ha presentato i dati quantitativi emersi dai questionari; Paola Dusi, Stella Rita Emmanuele, Maria Gabriella Landuzzi, Anna Grazia Lopez e Andrea Traverso hanno approfondito i risultati dell’indagine qualitativa realizzata attraverso i focus group.
Particolare attenzione è stata dedicata alla terza fase della ricerca, presentata da Antonia De Vita insieme alle docenti che hanno partecipato al percorso di ricerca-formazione Roberta Raveani (Liceo S. Maffei) e Francesca Zerman (ITES L. Einaudi). Un’esperienza educativa orientata alla co-costruzione di azioni e strumenti di prevenzione e contrasto al bullismo a partire da relazioni solidali, ascolto reciproco e prevenzione della violenza tra pari.
Obiettivo della ricerca
L’indagine nazionale nasce con l’obiettivo di colmare un gap di dati e di indagini specifiche sul bullismo femminile in Italia. La ricerca è stata condotta dal 2019 al 2023 e ha coinvolto 25 scuole e 2800 studentesse e studenti.
“L’aggressività tra ragazze, spesso invisibile come tutto quel che concerne il femminile, è un fenomeno significativo e in crescita, spesso poco compreso nella sua diversità da quello maschile – spiegano le/i ricercatrici/ricercatori. Per leggerlo è necessario, infatti, adottare una prospettiva di genere che ne faccia risaltare gli aspetti legati ai ruoli e agli stereotipi assegnati storicamente alle bambine e alle donne. É necessaria anche una prospettiva intersezionale che faccia emergere l’importanza di fattori scatenanti per il bullismo come la provenienza culturale, l’orientamento sessuale, la classe sociale. Con queste prospettive abbiamo impostato una ricerca che ha intrecciato metodologie qualitative (focus group), quantitative (questionario), e partecipative (co-progettazione con le comunità scolastiche), che valorizzasse l’esperienza diretta delle ragazze in qualità di “esperte del bullismo”.
I risultati della ricerca
Attraverso i 49 focus group raccolti nelle sette città campione (Verona, Milano, Genova, Arezzo, Perugia, Foggia e Palermo) è stato chiesto alle ragazze di raccontare cos’è per loro il bullismo femminile, attraverso quali eventi concreti scatta, quali emozioni produce in loro e a quali strategie hanno fatto ricorso per superarlo. Le/i ricercatrici/ricercatori si sono poi soffermati sul ruolo degli adulti in queste esperienze, del pubblico che assiste ad atti bullistici e in quali luoghi si manifesta.
“Emerge che il bullismo femminile è fatto di parole che feriscono e lasciano tracce indelebili per molto tempo – aggiungono i curatori -, di esclusione dal cerchio delle amicizie, di misconoscimento e stigma per le diversità che si incarnano con le fisicità e corporeità (troppo magre, troppo grasse, troppo belle, troppo brutte, troppo secchione), con l’orientamento sessuale, con la provenienza culturale e di classe sociale. Gli adulti arrivano tardi: sia genitori che insegnanti vengono a conoscenza della sofferenza delle ragazze solo ad un certo punto”.
I dati raccolti attraverso 2.481 questionari, somministrati alle e agli studenti del primo biennio delle scuole secondarie di II grado di Verona, Genova, Arezzo, Perugia, Foggia e Palermo, confermano l’ampia diffusione del fenomeno bullistico tra le/gli adolescenti. La ricerca rileva un’incidenza dell’8,4% per il bullismo sistematico – più frequente tra le ragazze – e del 45,3% per il bullismo occasionale, in linea con i dati nazionali ISTAT (2015) e delle rilevazioni della Piattaforma Elisa (a.s. 2022-2023).
Analizzando l’impatto del bullismo per città, Verona e Arezzo registrano una percentuale maggiore e statisticamente significativa di vittime rispetto a Foggia e Palermo. Coerentemente con questo dato, Verona presenta anche una maggiore prevalenza di spettatrici/ori e di bulle/i.
“L’indagine – commentano le/i ricercatrici/ricercatori – evidenzia inoltre che il bullismo si manifesta soprattutto nei contesti scolastici e online, avviene soprattutto all’interno del gruppo dei pari, assume forme verbali e relazionali ed è spesso caratterizzato da una forte invisibilità agli occhi degli adulti di riferimento, come insegnanti e familiari. Molte vittime faticano a parlarne e gran parte degli episodi resta sconosciuta alle comunità scolastiche.
La ricerca evidenzia significative differenze di genere nelle esperienze e nelle percezioni del bullismo. Le ragazze si dichiarano più frequentemente vittime e spettatrici di episodi bullistici, soprattutto nelle forme verbali, relazionali e nelle molestie sessuali, spesso legate all’aspetto fisico e all’immagine. Mostrano inoltre una maggiore sensibilità verso le conseguenze emotive del bullismo, più empatia nei confronti delle vittime e una più netta disapprovazione dei comportamenti aggressivi. I ragazzi, invece, tendono più spesso a tollerare o giustificare i bulli; l’unica forma di prevaricazione maggiormente associata al gruppo maschile è quella degli “scherzi”.
Infine, la terza e ultima fase della ricerca nazionale si è articolata come un progetto sperimentale realizzato solo a Verona, in collaborazione con alcune scuole secondarie (Liceo S. Maffei e ITES L. Einaudi). “A partire dal carattere spesso invisibile del bullismo femminile – difficilmente riconosciuto dagli adulti e raramente raccontato dalle vittime – il progetto ha messo in evidenza la necessità di coinvolgere nelle azioni di prevenzione e contrasto anche le ragazze stesse, considerate “esperte” delle dinamiche relazionali che attraversano i contesti scolastici e digitali. Attraverso percorsi partecipativi, laboratori e pratiche di peer education realizzate in collaborazione con le Coop. Soc. Il Ponte e L’infanzia, il percorso di ricerca-formazione ha valorizzato il protagonismo adolescenziale come risorsa fondamentale per costruire spazi di ascolto, consapevolezza e trasformazione delle relazioni tra pari e intra-genere all’interno delle comunità scolastiche” concludono i curatori dello studio.
Il team di ricerca dei sei atenei che ha realizzato l’indagine è composto da:
Antonia De Vita, Paola Dusi, Maria Gabriella Landuzzi, Luca Ghirotto e Francesco Vittori (Università di Verona); Sveva Magaraggia, Annalisa Dordoni, Brunella Fiore e Maria Grazia Gambardella (Università di Milano-Bicocca); Andrea Traverso e Maria Francesca Gibellini (Università di Genova); Federico Batini e Irene Dora Maria Scierri (Università di Perugia); Anna Grazia Lopez, Alessandra Altamura, Rossella Caso e Angelica Disalvo (Università di Foggia); Giuseppe Burgio, Antonio Di Lisi, Stella Rita Emmanuele e Samantha Peroni (Università di Enna “Kore”).
Sara Mauroner
























