Otto milioni di euro, 18 partner internazionali e il massimo punteggio nella valutazione europea. L’Università di Verona, insieme all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, guiderà Revive-cap, il nuovo progetto Horizon Europe nato per comprendere, prevedere e prevenire le complicanze cardiovascolari che possono insorgere durante e dopo una polmonite.
Selezionato tra 104 proposte con una valutazione di 15 punti su 15, Revive-cap avrà una durata di 48 mesi e coinvolgerà partner di nove Paesi: Italia, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Francia, Germania, Polonia e Romania. Il progetto riunisce competenze in malattie infettive, cardiologia, epidemiologia, intelligenza artificiale, ricerca clinica, gestione dei dati, economia sanitaria e implementazione, insieme a società scientifiche e rappresentanti dei pazienti.
A coordinare il progetto sarà Evelina Tacconelli, docente della sezione di Malattie infettive del dipartimento di Diagnostica e sanità pubblica dell’Università di Verona. Per la componente cardiologica lavorerà in stretta collaborazione con Flavio Ribichini, docente della sezione di Malattie dell’apparato cardiovascolare del dipartimento di Medicina.
“Revive-cap testimonia la capacità dell’Università di Verona di guidare una ricerca europea altamente competitiva su problemi clinici ancora irrisolti. Un finanziamento di questa portata porta risorse, attrae competenze e talenti e rafforza l’intera filiera della ricerca, trasformando la conoscenza scientifica in nuovi strumenti per prevenire le complicanze cardiovascolari dopo la polmonite», sottolinea Chiara Leardini, rettrice dell’Università di Verona.
Con Revive-cap, Università di Verona e Azienda ospedaliera universitaria integrata rafforzano così il proprio ruolo nella ricerca clinica europea orientata a produrre risultati direttamente trasferibili alla cura. L’obiettivo finale è individuare prima i pazienti a rischio, prevenire le complicanze cardiovascolari e favorire un recupero più completo dopo la polmonite, portando l’innovazione scientifica dal laboratorio alla pratica clinica.
“La natura di ‘azienda integrata’ si dimostra ogni giorno di più come il contesto migliore per i nostri professionisti per coniugare la ricerca più avanzata al letto del paziente. Questo nella completa sinergia tra la dimensione del ricercatore e del clinico, che appartiene pienamente agli universitari dell’Ateneo di Verona e che operano negli ospedali di Borgo Roma e Borgo Trento. In questo modo Auoi Verona può offrire a tutti i pazienti l’eccellenza dei trattamenti ed insieme la pratica clinica più innovativa, frutto appunto della ricerca avanzata dei nostri professionisti, che consente percorsi di cura e di prevenzione sempre più all’avanguardia”, sottolinea Paolo Petralia, direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.
La polmonite è una delle principali cause di ospedalizzazione e mortalità in Europa. Evidenze crescenti mostrano inoltre che il rischio per il paziente non termina necessariamente con la guarigione dall’infezione: dopo un episodio di polmonite può infatti aumentare la probabilità di eventi cardiovascolari, anche una volta superata la fase acuta.
Oggi, tuttavia, mancano strumenti sufficientemente validati per individuare precocemente i pazienti più esposti e strategie specifiche per prevenire queste complicanze, che possono incidere sulla mortalità, sul recupero funzionale e sulla qualità di vita.
È su questa lacuna che interviene Revive-cap, attraverso un percorso di ricerca traslazionale che parte dall’infezione per arrivare alla pratica clinica. Il progetto studierà l’incidenza e l’evoluzione delle complicanze cardiovascolari dopo la polmonite nelle diverse popolazioni europee e svilupperà una piattaforma digitale basata sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di identificare precocemente i pazienti a maggiore rischio.
Alla componente osservazionale e predittiva si affiancheranno studi clinici dedicati alla prevenzione e al recupero: un trial randomizzato di fase 2 su un intervento farmacologico cardioprotettivo nei pazienti ad alto rischio e un programma domiciliare integrato di riabilitazione cardiopolmonare, da avviare dopo l’episodio di polmonite per favorire il recupero e il ritorno alla qualità di vita precedente.
I risultati saranno quindi tradotti in strumenti utilizzabili nella pratica clinica, affiancati da valutazioni di economia sanitaria e da indicazioni per favorirne l’adozione nei diversi sistemi sanitari europei.
“Revive-cap nasce dall’infettivologia, ma guarda oltre la guarigione dall’infezione. Il nostro obiettivo è identificare chi è a rischio e intervenire precocemente, trasformando le conoscenze scientifiche in strumenti concreti di prevenzione e cura”, spiega Evelina Tacconelli, coordinatrice scientifica del progetto.
Uno degli elementi centrali di Revive-cap sarà l’integrazione tra ricerca universitaria e attività clinica. I pazienti e i dati generati nella pratica assistenziale permetteranno di approfondire i meccanismi che collegano l’infezione al rischio cardiovascolare e di verificare, in condizioni reali, l’efficacia degli strumenti sviluppati dal progetto.
SM





























